Tempi strettissimi, modifiche zero e il Parlamento di nuovo piegato alla funzione di passacarte. Il giro di boa è oggi per la “riforma intoccabile” (la citazione è dal Nordio pensiero), ovvero la legge-bandiera della destra sulla giustizia.
A cinque mesi dall’approvazione a Montecitorio, arriva stamane al Senato per il secondo sì – nell’ambito dei quattro passaggi previsti - il ddl sulla separazione delle carriere tra pm e giudici. Ma da giorni la sinistra è sul piede di guerra: è la prima volta in assoluto che un disegno di legge di revisione costituzionale approda in aula, dopo blitz e misure anti-emendamenti, senza neanche il mandato al relatore. Segno delle “inaccettabili forzature di metodo”, attaccano Pd, M5s e Avs. Oltre che dell’offensiva “pericolosa nel merito: perché la riforma non migliora di un grammo la giustizia e lesiona autonomia e indipendenza della magistratura. A perdere garanzie saranno i cittadini”.
L’offensiva di opposizioni, con Anm e costituzionalisti
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Tempi strettissimi, modifiche zero e il Parlamento di nuovo piegato alla funzione di passacarte. Il giro di boa è oggi per la “riforma intoccabile” (la citazione è dal Nordio pensiero), ovvero la legge-bandiera della destra sulla giustizia.
A cinque mesi dall’approvazione a Montecitorio, arriva stamane al Senato per il secondo sì – nell’ambito dei quattro passaggi previsti - il ddl sulla separazione delle carriere tra pm e giudici. Ma da giorni la sinistra è sul piede di guerra: è la prima volta in assoluto che un disegno di legge di revisione costituzionale approda in aula, dopo blitz e misure anti-emendamenti, senza neanche il mandato al relatore. Segno delle “inaccettabili forzature di metodo”, attaccano Pd, M5s e Avs. Oltre che dell’offensiva “pericolosa nel merito: perché la riforma non migliora di un grammo la giustizia e lesiona autonomia e indipendenza della magistratura. A perdere garanzie saranno i cittadini”.
L’offensiva di opposizioni, con Anm e costituzionalisti
Non a caso, il via all’esame si apre stamane con le pregiudiziali di costituzionalità, con la richiesta di non procedere all'esame e al voto degli articoli del testo e dei relativi emendamenti. “Non accetteremo mai il metodo e ci battiamo nel merito, partiamo da questi aspetti centrali perché mai si era visto che per una riforma di questa portata non si concludessero neanche i lavori in commissione”, punta il dito il costituzionalista Andrea Giorgis, del Pd.
Altre pregiudiziali saranno sollevate dalla folta pattuglia di senatori pentastellati Maiorino, Lopreiato, Cataldi, Gaudiano, Patuanelli, Scarpinato. Pioveranno emendamenti a raffica. E se su questo versante le opposizioni non sono compatte (Calenda e + Europa hanno votato con la maggioranza, a favore della separazione, alla Camera), Renzi resta nettamente contrario alla modalità capestro, al congelamento della dialettica parlamentare.
Danno battaglia, intanto, da mesi tutti i maggiori gruppi della magistratura associata, i procuratori italiani di peso, mentre l’Anm guidata da Cesare Parodi sta varando una serie di incontri pubblici, non solo tra giuristi, ma con scrittori, registi, attrici e altri esponenti società civile in vista del referendum. Fu già un segnale notevole l’adesione dei magistrati (oltre l’80 per cento) allo sciopero proclamato a febbraio.
I tempi dell’approvazione
Per densità dell’agenda al Senato il voto finale potrebbe comunque slittare di oltre una settimana: tra iniziative del Giubileo, domani, e le comunicazioni alle Camere della premier Meloni a partire da lunedì in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno, e si arriverebbe al massimo al 28 giugno. Stando al timing governativo, le quattro letture dovrebbero chiudersi tra dicembre e gennaio per poter procedere con il referendum entro la prossima primavera. “La riforma è assolutamente intoccabile” aveva detto il Guardasigilli già a marzo.
La riforma in tre punti
Ma cosa prevede, nel dettaglio, il ddl giustizia? Primo: la netta separazione tra pm e giudici in corpi distinti (e sarà quindi impossibile “migrare” da una funzione all’altra: passaggio che già oggi avviene nello 0,50 per cento dei casi). Secondo: la creazione di due rispettivi Consigli superiori della magistratura, con sorteggio secco di tutti i membri, sia togati sia laici (tuttavia, lo stesso Guardasigilli ha già ammesso “criticità” su questo punto ed ha aperto al sorteggio temperato). Terza rilevante novità: l’istituzione di un’Alta corte disciplinare che dovrà giudicare la sola magistratura ordinaria (con evidente discriminazione: perché le altre toghe, amministrative, contabili, militari, continueranno a essere valutate solo dai loro stessi colleghi).
La ratio del legislatore? Blindare la terzietà del giudice, fare del pm il rappresentante dell’accusa equidistante dalle parti. Un’idea che fa a pugni con i timori espressi non solo dalla magistratura, ma anche da accademici e costituzionalisti: e cioè che un ingigantito e più solitario ufficio del pubblico ministero, a capo della polizia giudiziaria, venga fatalmente ricondotto sotto il controllo della politica. Alla Camera, la destra aveva festeggiato dedicando “la storica svolta” a Silvio Berlusconi.