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Cosenza, spostata la statua del socialista Mancini: il nipote si sdraia a terra per protesta

Giacomo Mancini jr si sdraia a terra per protesta dopo che la rimozione della statua del leader socialista 

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Dovrebbe essere nella piazza dedicata all’ex leader del Psi su decisione del sindaco Caruso che spiega: “Nessuno sfratto”. È polemica: spesi 8mila euro, dietro il gesto forse antichi screzi nel vecchio partito
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La storia potrebbe cominciare così: c’era una volta la statua di un importante politico del passato di fronte al palazzo del Comune, ma poi il sindaco che tre anni fa la pose proprio lì cambiò idea e la fece togliere, tra molte proteste… Siamo a Cosenza: la statua in bronzo era (è) quella di Giacomo Mancini, storica e amata figura del socialismo cosentino e calabrese, ex segretario del Psi, ex ministro nella Prima Repubblica; il sindaco era (è) Franz Caruso, socialista pure lui, ma mai in ottimi rapporti con il “leone”, morto nel 2002 e omaggiato dalla sua città sia con l’intitolazione di una piazza che con l’opera realizzata venti anni dopo la scomparsa da un artista, Domenico Sepe.

Ecco, la decisione di rimuovere Mancini ha scatenato un piccolo caos, con il nipote Giacomo Mancini jr, ex deputato eletto coi Ds e oggi nel Pd (dopo essere transitato anche nel centrodestra), che ieri si è pure buttato a terra per evitare che il furgone portasse via il manufatto. Senza successo. «Ca…

La storia potrebbe cominciare così: c’era una volta la statua di un importante politico del passato di fronte al palazzo del Comune, ma poi il sindaco che tre anni fa la pose proprio lì cambiò idea e la fece togliere, tra molte proteste… Siamo a Cosenza: la statua in bronzo era (è) quella di Giacomo Mancini, storica e amata figura del socialismo cosentino e calabrese, ex segretario del Psi, ex ministro nella Prima Repubblica; il sindaco era (è) Franz Caruso, socialista pure lui, ma mai in ottimi rapporti con il “leone”, morto nel 2002 e omaggiato dalla sua città sia con l’intitolazione di una piazza che con l’opera realizzata venti anni dopo la scomparsa da un artista, Domenico Sepe.

Ecco, la decisione di rimuovere Mancini ha scatenato un piccolo caos, con il nipote Giacomo Mancini jr, ex deputato eletto coi Ds e oggi nel Pd (dopo essere transitato anche nel centrodestra), che ieri si è pure buttato a terra per evitare che il furgone portasse via il manufatto. Senza successo. «Caruso ha utilizzato 8.152,04 euro di soldi pubblici per fare un monumento alla sua arroganza, al suo potere senza qualità, al suo essere forte con i deboli e ossequioso ai desiderata dei forti», è la denuncia di Mancini jr. Gli ottomila e passa euro sono i costi della rimozione.

L’idea del sindaco è quella di spostare l’ingombrante statua altrove, cioè proprio in “piazza Mancini”. Anche se lo stesso Mancini jr sostiene che la stessa giace in un deposito. La vicenda va avanti da mesi, a colpi di polemiche pubbliche ma pure carte bollate. Ma Caruso, che tre anni fa aveva dato il via libera alla prima installazione accettando l’indicazione della fondazione Mancini animata dal figlio e dal nipote del leader socialista, aveva assicurato che «non c’era, nel modo più assoluto, nessuna volontà di sfrattare la statua di Giacomo Mancini. La mia amministrazione e io personalmente abbiamo voluto riconoscere l'alto significato della figura di Mancini per Cosenza e per la Calabria. Non voglio venir meno a quella mia idea. Voglio soltanto darle una sistemazione più adeguata».

Qual è quindi la verità? Paride Leporace, uno dei più importanti e noti giornalisti di Cosenza, autore di volumi sulla storia della città e su Mancini, dice che «al netto del contenzioso tra le parti è una brutta ferita collettiva per la città vedere abbattuta la statua del politico più amato di Cosenza nel ‘900». La si poteva gestire diversamente, insomma. I media locali rivangano poi su antichi screzi nel vecchio Psi: a un certo punto nel 1993, con la Prima Repubblica picconata da Mani pulite, Mancini decise di candidarsi a sindaco correndo da solo contro tutti, compreso il Psi di cui era stato massimo dirigente e che allora a livello locale vedeva in Caruso uno dei principali esponenti. Vinse Mancini, rimasto sindaco fino alla sua morte.

La biografia di Mancini è un pezzo di storia italiana. Avvocato meridionalista, socialista libertario e garantista, ai tempi del rapimento di Aldo Moro fu tra i promotori della trattativa con le Brigate Rosse, scontrandosi con Dc e Pci. Ebbe un forte legame con Franco Piperno, uno dei leader dell’autonomia operaia, un intellettuale di peso che poi fu “suo” assessore a Cosenza. Nel 1993 Mancini fu accusato da alcuni pentiti di rapporti con la ‘ndrangheta; nel 1999 venne assolto dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa, perché “il fatto non sussiste”.

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