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L’Europa Vertice con l’Iran: Meloni scommette sulla trattativa

Giorgia Meloni 

 

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Oggi a Ginevra l’incontro con Teheran voluto da Francia, Germania e Regno Unito mentre la premier italiana vedrà von der Leyen. Crosetto: “Non entreremo in guerra”
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ROMA – Prepararsi allo scenario peggiore, ma continuando a sperare in un esito negoziale della crisi. Prima del consiglio dei ministri di oggi, Giorgia Meloni dovrebbe fare il punto sulla guerra tra Israele e Iran con i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. E dovrebbe allargare la riunione ai ministri interessati al dossier, a partire dalla Difesa e dagli Interni, assieme ai vertici militari e dei servizi. Nulla si può prevedere sino in fondo. Se una cosa però emerge, in queste ore, è la stanchezza nel gestire le montagne russe trumpiane. Palazzo Chigi parte comunque da una sensazione, consolidata dopo numerosi contatti con diverse cancellerie alleate e paesi “terzi”: Teheran non sembra intenzionata ad accettare l’opzione “zero enrichment”, la rinuncia all’arricchimento dell’uranio. Per questo, Roma si predispone in vista di quello che considera un possibile, ulteriore salto di qualità del conflitto nel fine settimana. Tel Aviv non si fermerà, non nei prossimi giorni, è l’a…

ROMA – Prepararsi allo scenario peggiore, ma continuando a sperare in un esito negoziale della crisi. Prima del consiglio dei ministri di oggi, Giorgia Meloni dovrebbe fare il punto sulla guerra tra Israele e Iran con i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. E dovrebbe allargare la riunione ai ministri interessati al dossier, a partire dalla Difesa e dagli Interni, assieme ai vertici militari e dei servizi. Nulla si può prevedere sino in fondo. Se una cosa però emerge, in queste ore, è la stanchezza nel gestire le montagne russe trumpiane. Palazzo Chigi parte comunque da una sensazione, consolidata dopo numerosi contatti con diverse cancellerie alleate e paesi “terzi”: Teheran non sembra intenzionata ad accettare l’opzione “zero enrichment”, la rinuncia all’arricchimento dell’uranio. Per questo, Roma si predispone in vista di quello che considera un possibile, ulteriore salto di qualità del conflitto nel fine settimana. Tel Aviv non si fermerà, non nei prossimi giorni, è l’analisi. Né si esclude che Washington muova un passo militare, magari dimostrativo: durissimo ma circoscritto. Per poi riproporre al regime iraniano il bivio: trattativa simile a una resa, oppure guerra.

Meloni considera però possibile la riapertura di una finestra negoziale. Una base potrebbero porla a Ginevra alcuni big europei, ma senza Roma: l’Italia non sarà oggi in Svizzera per i colloqui con Teheran lanciati da Emmanuel Macron e organizzati da Francia, Germania e Regno Unito (è il cosiddetto E3). L’Italia non fa parte del formato, ma certo la diplomazia avrebbe preferito esserci.

La presidente del Consiglio continua a considerare strategico evitare strappi con la Casa bianca. Non per questo, comunque, ha interrotto il confronto con Parigi, Berlino e Londra. Ieri però la premier ha avuto contatti soprattutto con le capitali del golfo. Uno, di massimo livello, con il Qatar, cruciale per sondare gli umori degli iraniani. L’altro con gli Emirati Arabi Uniti. Oggi, poi, avrà modo di discutere con Ursula von der Leyen, a Roma per un’iniziativa sul Piano Mattei. Tajani, nel frattempo, ha sentito al telefono l’omologo di Teheran e il segretario di Stato americano Marco Rubio, il quale ha confermato al vicepremier che gli Usa sono pronti a un dialogo diretto con la controparte iraniana.

Si diceva del difficile equilibrio che Meloni deve mantenere con Trump. Ancora ieri pomeriggio, il governo non aveva ricevuto dagli Stati Uniti una richiesta di utilizzo delle basi americane in Italia. «Servirebbe comunque l’autorizzazione del governo», precisa il titolare della Difesa, Guido Crosetto, aggiungendo che in ogni caso «l’Italia non entrerà in guerra con l’Iran».

Tutto è in rapida evoluzione, ma la sensazione è che Washington potrebbe decidere di utilizzare le basi nell’area del Golfo e le portaerei più vicine all’epicentro del conflitto. Questo se si ragiona di un intervento statunitense circoscritto al nucleare. Diverso lo scenario di un conflitto aperto: la richiesta di utilizzare le basi sarebbe inevitabile. Così come la risposta italiana.

Nel vertice di Chigi oggi dovrebbe essere affrontato anche il nodo delle spese militari, in vista del summit dell’Aia di mercoledì. Crosetto ne ha parlato ieri con i parlamentari dell’assemblea Nato, tra cui i dem Losacco e Malpezzi. L’Italia, il ragionamento, potrà aumentare gli investimenti dello 0,2% del Pil all’anno, per raggiungere il target chiesto dagli Usa in 10 anni. Andrà poi potenziata la produzione di armamenti, anche perché tra le cancellerie europee rimbalza l’analisi di Mark Rutte: la Russia potrebbe testare l’articolo 5 della Nato, attaccando un paese dell’alleanza, entro il 2027-2029.

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