ROMA – Stanno smantellando il teatro d’arte e il sistema teatrale. Il governo l’aveva detto: con noi parte l’anno zero». Angelo Pastore, un passato da direttore di realtà pubbliche e non, è uno dei tre componenti della Commissione per il teatro del Mic che si sono dimessi contro la scelta di declassare il Teatro della Toscana, voluta dagli altri quattro membri: il presidente Alex Voglino, Marco Lepri, Luigi Rispoli, espressione del governo, e Giampaolo Savorelli, ex-direttore a Verona e amico del sottosegretario Gianmarco Mazzi.
Come siete arrivati alle dimissioni?
«Sul Teatro della Toscana ritenevamo anche noi che il progetto presentato fosse dettagliato per il 2025, più fatto di intenzioni per il ‘26 e ‘27. D’alta parte Stefan…
ROMA – Stanno smantellando il teatro d’arte e il sistema teatrale. Il governo l’aveva detto: con noi parte l’anno zero». Angelo Pastore, un passato da direttore di realtà pubbliche e non, è uno dei tre componenti della Commissione per il teatro del Mic che si sono dimessi contro la scelta di declassare il Teatro della Toscana, voluta dagli altri quattro membri: il presidente Alex Voglino, Marco Lepri, Luigi Rispoli, espressione del governo, e Giampaolo Savorelli, ex-direttore a Verona e amico del sottosegretario Gianmarco Mazzi.
Come siete arrivati alle dimissioni?
«Sul Teatro della Toscana ritenevamo anche noi che il progetto presentato fosse dettagliato per il 2025, più fatto di intenzioni per il ‘26 e ‘27. D’alta parte Stefano Massini era stato nominato responsabile artistico da non molti mesi, più di recente si era aperto il problema della direzione generale. La nostra idea era di dare una penalizzazione nel punteggio, come mediazione».
E invece?
«Peggio che il derby Milan-Inter. Ieri mattina i quattro componenti hanno ribadito il declassamento».
Secondo lei è una bocciatura politica, contro Massini, la giunta rossa di Firenze, la Regione?
«Non c’è nulla di oggettivo, ma noi abbiamo dato le dimissioni non solo sul caso Firenze, bensì contro lo smantellamento del teatro d’arte che si sta attuando. Il decreto del governo per regolamentare il settore per i prossimi tre anni è sbilanciato a favore del teatro commerciale: avere soldi da privati e botteghino, è più dirimente di un bel progetto artistico magari legato al territorio».
E ora cosa accade?
«La commissione va avanti. Ma se, come sembra, vogliano apportare sostanziali modifiche di valutazione e non solo per il Teatro della Toscana, espongono il ministero a un mare di ricorsi. E di polemiche, che non fanno bene al povero teatro, perché dal 60 all’80% dei soldi che lo Stato destina al teatro, finiscono in oneri sociali, cioè allo Stato. Senza contare migliaia e migliaia di lavoratori. Smantelliamo tutto? Spero che i teatranti reagiscano».