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Timori per l’Iraq, il governo riduce le truppe. Crosetto: la Nato cambi

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Vertice a Palazzo Chigi sulle tensioni in Medio Oriente. Una parte del contingente a Erbil sarà ricollocato in altre basi. Allarme per il rischio di missili balistici dall’Iran verso l’Europa
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I dettagli dell’operazione, per evidenti ragioni di sicurezza, sono top secret. Ma il governo ha deciso di ricollocare, almeno in parte, i militari italiani presenti in Iraq. I massimi vertici dell’esecutivo ne hanno discusso ieri pomeriggio, da quanto apprende Repubblica da fonti governative di primo piano. L’allerta per un’escalation del conflitto tra Israele e Iran resta altissima, a Palazzo Chigi. Preoccupano le difficoltà per la ripresa di un negoziato vero tra Teheran e Washington. E le conseguenze di un possibile intervento militare degli Stati Uniti, per ora solo ventilato da Donald Trump e rimandato di due settimane ieri l’altro.

Ecco perché, in questa fase di estrema incertezza, il governo intende innanzitutto tutelare i connazionali presenti nella regione. La Farnesina ha avviato da giorni i canali per l’evacuazione volontaria degli civili italiani residenti in Iran e Israele. E si è attivato anche il ministero della Difesa. In queste ore è partita un’operazione che pu…

I dettagli dell’operazione, per evidenti ragioni di sicurezza, sono top secret. Ma il governo ha deciso di ricollocare, almeno in parte, i militari italiani presenti in Iraq. I massimi vertici dell’esecutivo ne hanno discusso ieri pomeriggio, da quanto apprende Repubblica da fonti governative di primo piano. L’allerta per un’escalation del conflitto tra Israele e Iran resta altissima, a Palazzo Chigi. Preoccupano le difficoltà per la ripresa di un negoziato vero tra Teheran e Washington. E le conseguenze di un possibile intervento militare degli Stati Uniti, per ora solo ventilato da Donald Trump e rimandato di due settimane ieri l’altro.

Ecco perché, in questa fase di estrema incertezza, il governo intende innanzitutto tutelare i connazionali presenti nella regione. La Farnesina ha avviato da giorni i canali per l’evacuazione volontaria degli civili italiani residenti in Iran e Israele. E si è attivato anche il ministero della Difesa. In queste ore è partita un’operazione che può definirsi “di alleggerimento” del contingente in Iraq, a Erbil, dove fino a inizio settimana operavano 500 soldati, tra cui 50 carabinieri, nell’ambito della coalizione “Inehrent Resolve/Prima Parthica”. Il tema è stato affrontato ieri, nel corso del summit sulla politica estera a Chigi, presieduto dalla premier Giorgia Meloni, con i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, e i principali ministri coinvolti nel dossier, dal titolare della Difesa, Guido Crosetto al capo del Viminale, Matteo Piantedosi, video collegato, ai vertici militari e d’intelligence, incluso il sottosegretario Alfredo Mantovano.

Non si tratta, almeno per ora, di una smobilitazione del nostro contingente a nord dell’Iraq, a meno di 200 chilometri dal confine iraniano. Ma di uno spostamento verso basi meno esposte al rischio di un salto di qualità del conflitto. Destinazioni su cui il governo mantiene il massimo riserbo.

L’imprevedibilità della guerra tra Teheran e Tel Aviv (e delle mosse americane) è stata al centro del colloquio di ieri mattina tra il ministro degli Esteri Tajani e l’omologo francese, Jean-Noël Barrot, che nel pomeriggio ha partecipato al vertice di Ginevra con i colleghi di Gran Bretagna e Germania, più l’Ue, e dell’Iran. Riunione del formato E3, che non comprende l’Italia. La sensazione che ricavano fonti governative è che su iniziativa francese, si stia saldando un fronte europeo per alzare il pressing su Trump e chiedergli di evitare un coinvolgimento diretto degli Usa nel conflitto. Un pressing che il terzetto presente in Svizzera vorrebbe esercitare insieme a Roma. Anche perché preoccupa l’arsenale di missili balistici iraniani, in particolare quelli a lungo raggio, in teoria in grado di raggiungere l’Europa. E preoccupano le milizie sciite presenti in Iraq, gruppi paramilitari riusciti a consolidarsi dal punto di vista politico e finanziario. Tre in particolare guardano a Teheran. E un gruppo fa riferimento esplicito ad Hezbollah. Hanno già minacciato ritorsioni, soprattutto di fronte a un intervento Usa. E Washington li ha già avvertiti: evitate attacchi o sarete colpiti in modo definitivo.

È in questo scenario che Meloni si prepara al vertice della Nato all’Aia di mercoledì. Il focus principale sono le spese militari, di cui la premier ha discusso con i ministri, in queste ore. Ma oltre al lato finanziario (va raggiunto il 5% del Pil), ai piani alti dell’esecutivo si ragiona anche su possibili riforme dell’alleanza, anche perché ai vertici Nato si teme il riarmo russo, con la stima di una produzione militare aumentata del 150% in 4-6 anni. Ne ha discusso proprio Crosetto ieri, a un convegno a Padova. Spiegando che la Nato così com’è stata pensata nel dopoguerra «non ha ragione di esistere», che l’Ue, come l’Onu, nei nuovi equilibri globali rischia di non contare più. Per questo il ministro della Difesa propone di allargare il perimetro dell’alleanza. Al Sud, ma anche ad Australia, Giappone, India, Brasile e Nuova Zelanda.

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