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Il blitz della destra sui fondi agli enti: “Ora nuovi criteri”

Alessandro Amorese, Alessandro Giuli, Federico Mollicone 

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Mazzi annuncia la nomina del nuovo comitato guidato dall’avvocato Assumma per i contributi agli spettacoli dal vivo
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ROMA – Nella sala Spadolini del ministero della Cultura ci sono tutti. L’occasione è la presentazione alla stampa dell’abbassamento dell’iva per il mercato dell’arte. Il ministro Alessandro Giuli e il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone siedono al tavolo dei relatori. In prima fila c’è il sottosegretario con delega allo spettacolo dal vivo, Gianmarco Mazzi: autore del blitz che ha come obiettivo quello di terremotare l’attuale sistema di finanziamento dei teatri creando un nuovo gruppo di lavoro che dovrà rivedere i criteri per l’assegnazione dei fondi. Decisione maturata dopo le dimissioni di tre componenti su sette della commissione consultiva del ministero, quella che stabilisce l’assegnazione dei contributi per la prosa. I commissari dimissionari non hanno condiviso la volontà della maggioranza di declassare il teatro La Pergola.

ROMA – Nella sala Spadolini del ministero della Cultura ci sono tutti. L’occasione è la presentazione alla stampa dell’abbassamento dell’iva per il mercato dell’arte. Il ministro Alessandro Giuli e il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone siedono al tavolo dei relatori. In prima fila c’è il sottosegretario con delega allo spettacolo dal vivo, Gianmarco Mazzi: autore del blitz che ha come obiettivo quello di terremotare l’attuale sistema di finanziamento dei teatri creando un nuovo gruppo di lavoro che dovrà rivedere i criteri per l’assegnazione dei fondi. Decisione maturata dopo le dimissioni di tre componenti su sette della commissione consultiva del ministero, quella che stabilisce l’assegnazione dei contributi per la prosa. I commissari dimissionari non hanno condiviso la volontà della maggioranza di declassare il teatro La Pergola.

Mazzi schiva le domande, tace sul suo nuovo progetto, già contestato da più parti. «In molti ce l’hanno con me? C’è chi mi ama e chi mi odia, ma in tanti mi amano», le uniche parole che pronuncia quando sta per andare via. Qualche ora prima, però, in una nota, aveva illustrato la sua strategia: «Insedieremo entro pochi giorni un gruppo di lavoro per lo studio e l’individuazione di nuovi criteri e nuove modalità per l’assegnazione dei contributi allo spettacolo dal vivo». Perché questa decisione? Il sottosegretario non nasconde che si tratta di una questione puramente politica per fermare la sinistra e far fuori i commissari scelti dagli enti locali. «Dopo aver appreso delle plateali dimissioni di tre componenti della commissione teatro del ministero e che due di loro, nominati come figure tecniche dalla Conferenza unificata di Regioni, Province e Comuni, sono in realtà esponenti di partito, ho deciso di accelerare», spiega Mazzi, sottolineando che la decisione è già stata condivisa con le associazioni più rappresentative del settore. Il gruppo di lavoro, guidato dall’avvocato dei vip Giorgio Assumma, avrà una durata di due anni e «dovrà realizzare un sistema più semplice di quello attuale, da lasciare come eredità alla prossima legislatura».

Per adesso resta in carica la commissione attuale, che ha il potere di decidere anche senza i tre componenti che si sono dimessi. Ma l’Associazione italiana dello spettacolo (Agis) con il presidente Francesco Giambrone chiede il tempestivo ripristino della piena rappresentatività della commissione.

I sindacati protestano. «Si denota un’idea proprietaria della cultura da parte del governo, che manifesta un ennesimo riflesso autoritario», dice la Cgil. Mollicone ammette la rappresaglia politica: «La Pergola sarà declassata perché non ha i requisiti tecnici. E la colpa è della sindaca di sinistra Sara Funaro che ha cacciato il direttore generale Marco Giorgetti», uomo adesso legato a FdI. Quindi il leader di Italia viva Matteo Renzi osserva: «Hanno declassato La Pergola contro il direttore artistico Massini e contro la sindaca Funaro. Giuli è il ministro dell’ignoranza». E il Pd, con il deputato Federico Gianassi, dice che il partito di Giorgia Meloni «è senza vergogna».

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