Meloni, asse con von der Leyen sull’immigrazione: “Lotta ai trafficanti”
di Lorenzo De CiccoLa premier Giorgia Meloni, al vertice sul Piano Mattei con Ursula von der Leyen
ROMA – Tra gli stucchi di Villa Doria Pamphili si parla di Congo, di Zambia, di Tanzania, tutti paesi arrivati nell’Urbe con folte delegazioni al seguito per incontrare Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen, nella sede di rappresentanza del governo italiano, e incassare 1,2 miliardi di aiuti tra Italia e Ue verso l’Africa. Ma l’attenzione dell’esecutivo, se si parla d’immigrazione, è rivolta soprattutto alla Libia. Alle tensioni tra l’esercito regolare del primo ministro di Tripoli Abdul Hamid Dbeibah e le milizie di Rada, ormai in rotta col governo di “unità nazionale” con cui fino a due mesi fa giocavano di sponda. Una bomba a orologeria in un paese segnato da quattordici anni di instabilità fortissime, oggetto delle mire russe dopo la crisi in Siria e principale hub per le rotte dei migranti verso l’Italia, insieme alla Tunisia.
ROMA – Tra gli stucchi di Villa Doria Pamphili si parla di Congo, di Zambia, di Tanzania, tutti paesi arrivati nell’Urbe con folte delegazioni al seguito per incontrare Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen, nella sede di rappresentanza del governo italiano, e incassare 1,2 miliardi di aiuti tra Italia e Ue verso l’Africa. Ma l’attenzione dell’esecutivo, se si parla d’immigrazione, è rivolta soprattutto alla Libia. Alle tensioni tra l’esercito regolare del primo ministro di Tripoli Abdul Hamid Dbeibah e le milizie di Rada, ormai in rotta col governo di “unità nazionale” con cui fino a due mesi fa giocavano di sponda. Una bomba a orologeria in un paese segnato da quattordici anni di instabilità fortissime, oggetto delle mire russe dopo la crisi in Siria e principale hub per le rotte dei migranti verso l’Italia, insieme alla Tunisia.
Meloni affronta il nodo libico affiancata dai vicepremier Tajani e Salvini e insieme ai ministri interessati (Interno e Difesa) nel pomeriggio, a Palazzo Chigi. La situazione — è l’analisi che si fa ai piani alti dell’esecutivo — è che la situazione rischi di sfuggire di mano e soprattutto di moltiplicare gli sbarchi, già aumentati di quasi il 17% nei primi sei mesi del 2025. E anche se siamo ancora lontani dai numeri del 2023, l’allarme a Chigi suona forte. Anche perché la riduzione degli arrivi è uno dei pezzi più suonati dalla propaganda di governo. Nel summit, si discute allora dei rimpatri volontari assistiti, del potenziamento del controllo delle frontiere, di come rendere più efficace il blocco delle partenze. Ma anche di strategie diplomatiche. Nel dettaglio, di una mediazione tra le milizie di Rada e il governo di Dbeibah. Per l’altro fronte interno alla Libia, la Cirenaica, la settimana scorsa è stato ricevuto al Viminale il figlio del leader della regione, Khalifa Haftar.
Di Libia pubblicamente Meloni non parla. Sul prato tagliato di fresco a villa Pamphili, la premier gongola accanto a von der Leyen per il suo “piano Mattei”, inglobato nella strategia della commissione per l’Africa, Global Gateway. Sull’immigrazione, con la tedesca si conferma la sintonia. «L’anno scorso, i dati degli attraversamenti illegali delle frontiere sono diminuiti del 38%, — 21% dall’inizio dell’anno», calcola von der Leyen. E aggiunge: «Dobbiamo mantenere alta nell’agenda la lotta ai trafficanti».
Parole al miele per Meloni, «entusiasta che l’Ue condivida la nostra visione». Proprio facendo asse con Bruxelles, l’Italia propone allora di sforbiciare il debito alle nazioni africane meno sviluppate, per convertire in progetti di sviluppo da attuare in loco «circa 235 milioni di euro», comunque una minima parte del debito complessivo che supera il trilione di dollari.
Dopo avere criticato i tagli di «altri paesi» ai finanziamenti all’Africa (l’hanno fatto pure gli Usa di Trump), la premier insiste su un punto: bisogna provare a risolvere «a monte» il problema delle migrazioni. Certo il budget è quello che è. Sul prato di villa Pamphili, dove sfilano i governanti di Congo, Tanzania, Angola, Zambia, più rappresentanti di Fmi, Cdp, Sace, Sparkle e Microsoft, si siglano per ora intese da 1,2 miliardi di euro per progetti nel continente: un hub digitale, una filiera del caffè, l’estensione all’Africa orientale della fibra ottica Blue-Raman, il “corridoio di Lobito” che dovrebbe collegare l’Angola alla Tanzania (anche grazie a 4 miliardi Usa). E una strada in Zambia.