Bolini (Arci): “L’Ue scelga la diplomazia e fermi la barbarie”
di Giovanna VitaleRaffaella Bolini
«Siamo arrivati a 500! Cinquecento organizzazioni sociali, sindacali e politiche hanno aderito al corteo contro il riarmo, che rientra nella settimana di mobilitazione europea», esulta Raffaella Bolini, vicepresidente Arci, co-promotore della piazza in programma a Roma.
Perché oggi manifestate?
«È l’inizio di un cammino di convergenza delle lotte portate avanti da soggetti con identità e culture diverse. Crediamo ci sia bisogno di costruire un grande movimento contro la guerra. Per un’Europa disarmata e fuori dalle logiche di blocco»
Quali sono le vostre parole d’ordine?
«No alla guerra, no al riarmo, no al genocidio, no all’autoritarismo».
Ma perché insistete a chiamarlo genocidio, definizione che divide persino la galassia pacifista?
«Non facciamo riferimento al dibattito politico, ma al diritto internazionale: quel che accade a Gaza, un intero popolo sterminato o deportato, bombe su case e ospedali, sono tutti elementi che fanno ritenere fondata l’accusa di genocidio…
«Siamo arrivati a 500! Cinquecento organizzazioni sociali, sindacali e politiche hanno aderito al corteo contro il riarmo, che rientra nella settimana di mobilitazione europea», esulta Raffaella Bolini, vicepresidente Arci, co-promotore della piazza in programma a Roma.
Perché oggi manifestate?
«È l’inizio di un cammino di convergenza delle lotte portate avanti da soggetti con identità e culture diverse. Crediamo ci sia bisogno di costruire un grande movimento contro la guerra. Per un’Europa disarmata e fuori dalle logiche di blocco»
Quali sono le vostre parole d’ordine?
«No alla guerra, no al riarmo, no al genocidio, no all’autoritarismo».
Ma perché insistete a chiamarlo genocidio, definizione che divide persino la galassia pacifista?
«Non facciamo riferimento al dibattito politico, ma al diritto internazionale: quel che accade a Gaza, un intero popolo sterminato o deportato, bombe su case e ospedali, sono tutti elementi che fanno ritenere fondata l’accusa di genocidio. Nel frattempo la diplomazia Ue è sparita dai radar, continua a stare con Netanyahu, sostenendo che ha il diritto di difendersi. Quel che ha detto Merz, “Israele fa il lavoro sporco per noi”, è aberrante. Stiamo andando dritti verso l’accettazione di una logica di barbarie e di guerra. Confermata dal vertice Nato che a breve ci imporrà di spendere in armi il 5% del Pil, una follia».
Ma l’Europa come fa a difendersi senza armi?
«Bisogna capire da che cosa ci dobbiamo difendere. Il diritto internazionale è fatto apposta: per prevenire, affrontare le crisi prima che diventino conflitti. Se l’Europa, subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, avesse negoziato un immediato cessate il fuoco anziché dire che la guerra sarebbe finita con la vittoria militare di Zelenky, non ci sarebbero stati tre anni di morte. La vittoria militare dell’Ucraina non c’è e non è possibile. L’azione diplomatica è l’unica strada».
Al corteo hanno aderito 5S e Avs ma non il Pd. Delusi?
«Non abbiamo chiesto a nessuno di aderire, chi lo ha fatto ha sentito risonanza con le nostre parole d’ordine. Se il Pd sul riarmo ha problemi interni spetta a loro risolverli. In piazza ci saranno Tarquinio e Strada che non hanno votato il RearmEu. Il nostro compito è pungolare i partiti per cercare di spostarne le posizioni quando non corrispondono a quello che vorremmo noi».
Non sentite la responsabilità di aver spaccato il centrosinistra?
«Al contrario, pensiamo di aiutare a far sì che il dibattito sulle alleanze e sul futuro si faccia sui contenuti, che per noi sono cruciali».