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Meloni non informata: “L’escalation sarebbe devastante”

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La premier viene a conoscenza dell’attacco da fonti militari. Convoca i ministri competenti e i vertici dei servizi. Poi chiama il presidente Mattarella e gli altri leader europei
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Nessuna telefonata preventiva dalla Casa Bianca, come capita al collega di Londra Keir Starmer. Né ad attacco in corso, come avviene al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Giorgia Meloni apprende dell’offensiva americana contro l’Iran in piena notte, a bombe già scoppiate, tramite canali militari. È da quel momento che si mette in moto la macchina di Palazzo Chigi, dove l’assenza di informazioni da Washington sull’imminenza del blitz viene inquadrata come mera prassi: gli unici avvisati in anticipo sono stati i britannici, è la tesi, ma è la storica special relationship e insomma c’è poco da fare. Vari ministri, da Antonio Tajani a Guido Crosetto, confermano che no, l’Italia non era stata ragguagliata per tempo, ma stavolta ci sarebbe stata la consapevolezza che l’attacco, così dice il capo della Farnesina, fosse «nell’aria». Per via dei movimenti militari Usa nel Golfo, in parte tramite le basi americane in Italia, da Aviano a Sigonella, dove però sono transitati per adesso solo aere…

Nessuna telefonata preventiva dalla Casa Bianca, come capita al collega di Londra Keir Starmer. Né ad attacco in corso, come avviene al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Giorgia Meloni apprende dell’offensiva americana contro l’Iran in piena notte, a bombe già scoppiate, tramite canali militari. È da quel momento che si mette in moto la macchina di Palazzo Chigi, dove l’assenza di informazioni da Washington sull’imminenza del blitz viene inquadrata come mera prassi: gli unici avvisati in anticipo sono stati i britannici, è la tesi, ma è la storica special relationship e insomma c’è poco da fare. Vari ministri, da Antonio Tajani a Guido Crosetto, confermano che no, l’Italia non era stata ragguagliata per tempo, ma stavolta ci sarebbe stata la consapevolezza che l’attacco, così dice il capo della Farnesina, fosse «nell’aria». Per via dei movimenti militari Usa nel Golfo, in parte tramite le basi americane in Italia, da Aviano a Sigonella, dove però sono transitati per adesso solo aerei di rifornimento, non implicati direttamente nei bombardamenti su suolo iraniano.

Con queste premesse, la mattinata della premier comincia presto. E una domenica programmata per mettere a punto il discorso di oggi alla Camera, in vista dei vertici Nato e Ue di questa settimana, si trasforma rapidamente in un viluppo di telefonate. Col presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: aggiornamenti sul conflitto in Iran, ma anche sulla situazione dei nostri militari nella regione. Intorno alle dieci, la premier fa il punto in video-call con i vice, Tajani e Salvini, insieme ai ministri della Difesa, dell’Interno, degli Esteri, i vertici militari e d’intelligence, i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. A margine di questo summit, Meloni risponde alla segretaria del Pd, Elly Schlein. Ma soprattutto s’immerge in una batteria di chiamate internazionali, tra le quali fino a ieri notte non figurava Doland Trump: per problemi d’incastri di agenda, è saltata anche la call collettiva del G7.

Nel corso della giornata, Meloni sente comunque singolarmente Starmer, Merz e il presidente francese Emmanuel Macron (mentre il terzetto organizza una chiamata di gruppo in proprio, è il cosiddetto formato E3, senza l’Italia). Poi il primo ministro canadese Mark Carney, presidente di turno del formato dei Grandi. Poi ancora discute con i leader del Golfo, da bin Salman a bin Zayed, all’emiro del Qatar.

In questo giro di telefonate, la premier insiste su un punto: un salto di qualità del conflitto «sarebbe devastante». Si temono le ripercussioni di un blocco dello stretto di Hormuz, da cui passa quasi un terzo del petrolio mondiale: causerebbe impennate sui prezzi difficili da gestire. Motivo per cui ora, è la linea di Meloni, «non basta una de-escalation, bisogna arrivare subito a un negoziato», per scongiurare «un ulteriore allargamento del conflitto» e soprattutto per «giungere a una soluzione politica» della crisi.

A sera, Meloni rimette mano al discorso che illustrerà oggi, ore 15, nell’emiciclo di Montecitorio. La bozza iniziale (anche un canovaccio per le repliche) prevedeva soprattutto risposte sulle spese militari, visto che mercoledì all’Aia gli Usa ci chiederanno di portare gli investimenti in difesa al 5% del Pil in 10 anni. Ma la guerra Israele-Iran, col coinvolgimento americano, cambia in parte lo spartito. L’opposizione da ieri batte su un chiodo: Meloni non autorizzi le basi Usa in Italia per gli attacchi a Teheran. La premier, sostengono nella sua cerchia, sembra orientata a prendere tempo. Allo studio c’è una risposta così: finora non ci è arrivata nessuna richiesta, una valutazione verrà fatta quando e se arriverà.

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