Onorevole Matteo Orfini cosa racconta il caso Massini?
«Il direttore della Pergola e la città di Firenze sono vittime di una rappresaglia politica. Quanto accaduto è senza precedenti».
Perché rappresaglia politica?
«Con pressioni e ingerenze indebite il ministero ha provato a imporre la conferma di Marco Giorgetti alla direzione del teatro. Il Comune e la Regione, com’è nelle loro prerogative, hanno fatto una scelta diversa, nominando una delle personalità più illustri della nostra drammaturgia, dotata per di più di un profilo internazionale, come Massini. La risposta è stata il declassamento della Pergola. Cos’è se non una ritorsione?».
Le dimissioni dei tre commissari “dissidenti” ne sono la prova?
«Hanno trasformato un organismo tecnico - la commissione per il teatro - in un manganello politico: chi non asseconda i capricci del ministero è fuori. E temo che la Pergola sia solo la punta dell’iceberg: aspettiamo con ansia i verbali della commissione dove troveremo delle sorp…
Onorevole Matteo Orfini cosa racconta il caso Massini?
«Il direttore della Pergola e la città di Firenze sono vittime di una rappresaglia politica. Quanto accaduto è senza precedenti».
Perché rappresaglia politica?
«Con pressioni e ingerenze indebite il ministero ha provato a imporre la conferma di Marco Giorgetti alla direzione del teatro. Il Comune e la Regione, com’è nelle loro prerogative, hanno fatto una scelta diversa, nominando una delle personalità più illustri della nostra drammaturgia, dotata per di più di un profilo internazionale, come Massini. La risposta è stata il declassamento della Pergola. Cos’è se non una ritorsione?».
Le dimissioni dei tre commissari “dissidenti” ne sono la prova?
«Hanno trasformato un organismo tecnico - la commissione per il teatro - in un manganello politico: chi non asseconda i capricci del ministero è fuori. E temo che la Pergola sia solo la punta dell’iceberg: aspettiamo con ansia i verbali della commissione dove troveremo delle sorprese. Verranno colpite altre realtà e spunteranno tra i nuovi beneficiari esperienze culturali di non comprovata eccellenza ma sicura appartenenza alla destra. Un meccanismo che il governo sta usando anche per le nomine dei soprintendenti nelle fondazioni lirico-sinfoniche, dove le pressioni sui sindaci sono tanto pesanti quanto improprie».
L’intenzione è cambiare le regole sulla governance dei teatri d’Opera a danno degli enti locali?
«Risponde a un’idea proprietaria della cultura, vogliono imporre persone di acclarata fedeltà a prescindere dal merito e nominarle a livello centrale. Ma la cosa surreale è che poi sia Sangiuliano sia Giuli citano Gramsci: peccato che quello che stanno facendo non ha nulla a che fare con il concetto di egemonia culturale, è il contrario».
Perché il contrario?
«L’egemonia non si esercita occupando con la forza il mondo della cultura, ma riconoscendo che la cultura è libera e la politica ha il dovere di garantire questa libertà».
Il centrosinistra l’ha garantita?
«Basta un esempio: noi nominammo direttore degli Uffizi Eike Schmidt, che poi si candidò a sindaco di Firenze contro Sara Funaro, e lo facemmo perché era bravo. È la prova che noi non guardavamo all’appartenenza».
Intanto la destra vi accusa di aver finanziato per quasi un milione di euro il film del presunto duplice omicida di Villa Pamphili.
«Sono così ignoranti e incapaci che le loro polemiche durano 24 ore. Segnalo che il tax credit è uno strumento automatico: quando si fa la richiesta, si accede allo sconto fiscale se si hanno sulla carta determinati requisiti. Questo è avvenuto quando il ministro era Franceschini. Poi però la procedura si è conclusa nel 2023 con la verifica e i controlli su tali requisiti. E il ministro chi era? Sangiuliano. Ma c’è un elemento ancor più grave: dal 2022 al 2024 quella stessa società di produzione ha presentato richieste per dieci film e circa 5 milioni di euro, che sono stati erogati durante il governo Meloni».
Ma ciò non significa che il tax credit va comunque riformato?
«Siamo i primi a dirlo. Ma il baco non sta nelle norme, bensì nei controlli. E dunque chiedo a Giuli: non ritiene utile rimuovere il direttore generale del Cinema Borrelli che è li da 16 anni e non si è accorto di nulla? Non ritiene di ritirare le deleghe alla sottosegretaria Borgonzoni che non si è accorta di nulla? E non ritiene di doversi scusare con il mondo del cinema accusato di rubare soldi pubblici? La verità è che le loro pseudo-riforme hanno paralizzato la parte sana del settore e a quanto pare non hanno fermato le truffe. Hanno demolito un pezzo dell’industria cinematografica solo per ragioni ideologiche».