Papa Leone XIV: “La diplomazia faccia tacere le armi”
di Iacopo ScaramuzziMentre Donald Trump ringrazia Dio per il bombardamento dei siti nucleari iraniani, mentre Benjamin Netanyahu va a pregare al “muro del pianto” di Gerusalemme, è Leone XIV che si fa carico di fare appello alla «responsabilità», alla «ragione», al valore della diplomazia.
“Responsabilità e ragione”
Per un Papa americano una guerra americana sarebbe particolarmente drammatica. «Oggi più che mai, l’umanità grida e invoca la pace», ha detto ieri Robert Francis Prevost all’Angelus di mezzogiorno. «E’ un grido che chiede responsabilità e ragione, e – ha rimarcato – non dev’essere soffocato dal fragore delle armi e da parole retoriche che incitano al conflitto. Ogni membro della comunità internazionale ha una responsabilità morale», ha sottolineato: «Fermare la tragedia della guerra, prima che essa diventi una voragine irreparabile».
Lo sguardo lungo
Il Papa, che nel pomeriggio ha presieduto messa e processione del Corpus Domini tra misure di sicurezza rafforzate, ha lo sguardo lungo della st…
Mentre Donald Trump ringrazia Dio per il bombardamento dei siti nucleari iraniani, mentre Benjamin Netanyahu va a pregare al “muro del pianto” di Gerusalemme, è Leone XIV che si fa carico di fare appello alla «responsabilità», alla «ragione», al valore della diplomazia.
“Responsabilità e ragione”
Per un Papa americano una guerra americana sarebbe particolarmente drammatica. «Oggi più che mai, l’umanità grida e invoca la pace», ha detto ieri Robert Francis Prevost all’Angelus di mezzogiorno. «E’ un grido che chiede responsabilità e ragione, e – ha rimarcato – non dev’essere soffocato dal fragore delle armi e da parole retoriche che incitano al conflitto. Ogni membro della comunità internazionale ha una responsabilità morale», ha sottolineato: «Fermare la tragedia della guerra, prima che essa diventi una voragine irreparabile».
Lo sguardo lungo
Il Papa, che nel pomeriggio ha presieduto messa e processione del Corpus Domini tra misure di sicurezza rafforzate, ha lo sguardo lungo della storia e quello largo della geografia. «Non esistono conflitti lontani quando la dignità umana è in gioco», ha detto. «La guerra non risolve i problemi, anzi li amplifica e produce ferite profonde nella storia dei popoli, che impiegano generazioni per rimarginarsi. Nessuna vittoria armata potrà compensare il dolore delle madri, la paura dei bambini, il futuro rubato». Non solo. Il timore del Papa è che le «notizie allarmanti» che arrivano dall’Iran facciano «cadere in oblio la sofferenza quotidiana della popolazione, specialmente a Gaza e negli altri territori, dove l’urgenza di un adeguato sostegno umanitario si fa sempre più pressante».
Un filo di speranza
In Vaticano più d’uno teme che il premier israeliano Netanyahu non si fermi. I diplomatici del Papa scrutano con un filo di speranza il vicepresidente Usa J.D.Vance quando assicura che la Casa Bianca non è entrata in guerra con l’Iran, e il Segretario di Stato Marco Rubio quando tiene aperta la porta del negoziato. Sono entrambi cattolici, con loro Prevost ha avviato un canale di comunicazione. «Che la diplomazia faccia tacere le armi!», ha esclamato papa Leone, «che le Nazioni traccino il loro futuro con opere di pace, non con la violenza e conflitti sanguinosi!».