Segretaria Elly Schlein, nonostante i rapporti gelidi, dopo l’attacco Usa all’Iran lei ha avvertito l’esigenza di chiamare Giorgia Meloni. Perché?
«In un frangente così drammatico ho ritenuto doveroso sentire la premier, anche per consegnarle direttamente la nostra forte preoccupazione per questo attacco Usa che può allargare il conflitto su scala globale. Come ha detto il segretario generale dell’Onu Guterres, bisogna evitare una spirale di caos. Non esiste soluzione militare, l’unica via è la diplomazia. L’unica speranza è la pace».
E la premier cosa le ha risposto? Ha capito le intenzioni del governo?
«Ci siamo confrontate sulla situazione e le ho detto ciò che noi ci aspettiamo dal governo: un impegno concreto nella cornice Ue per fermare l’escalation e portare tutti al tavolo negoziale. Siamo d’accordo che il regime teocratico e liberticida di Teheran — che noi abbiamo sempre contestato, sostenendo l’opposizione iraniana — non possa sviluppare un’arma nucleare, ma il modo per imp…
Segretaria Elly Schlein, nonostante i rapporti gelidi, dopo l’attacco Usa all’Iran lei ha avvertito l’esigenza di chiamare Giorgia Meloni. Perché?
«In un frangente così drammatico ho ritenuto doveroso sentire la premier, anche per consegnarle direttamente la nostra forte preoccupazione per questo attacco Usa che può allargare il conflitto su scala globale. Come ha detto il segretario generale dell’Onu Guterres, bisogna evitare una spirale di caos. Non esiste soluzione militare, l’unica via è la diplomazia. L’unica speranza è la pace».
E la premier cosa le ha risposto? Ha capito le intenzioni del governo?
«Ci siamo confrontate sulla situazione e le ho detto ciò che noi ci aspettiamo dal governo: un impegno concreto nella cornice Ue per fermare l’escalation e portare tutti al tavolo negoziale. Siamo d’accordo che il regime teocratico e liberticida di Teheran — che noi abbiamo sempre contestato, sostenendo l’opposizione iraniana — non possa sviluppare un’arma nucleare, ma il modo per impedirlo non è bombardare, è trattare. Partendo da un punto fermo, che io ho ribadito a Meloni».
Quale?
«Il giudizio critico su Trump. Lui diceva che avrebbe portato la pace e messo fine ai conflitti, invece bombarda e infiamma il mondo. Se guardiamo pure agli altri scenari, oggi ci ritroviamo di fronte alla prosecuzione del massacro di Netanyahu a Gaza, che il governo Meloni non ha ancora condannato, e della guerra in Ucraina, con Putin che si sente più potente di prima. Senza trascurare che Trump ha deciso di attaccare l’Iran senza coinvolgere il Congresso, come invece impone la costituzione Usa e hanno segnalato sia i democratici sia i repubblicani. Ha scavalcato il Parlamento: una deriva autocratica che ci auguriamo non si ripeta, né in America, né altrove».
Oggi Meloni è attesa alla Camera, cosa le chiederete?
«Di dire con chiarezza che l’Italia non parteciperà ad azioni militari e non consentirà che le nostre basi vengano utilizzate per fornire sostegno a una guerra che la comunità internazionale, tutta, deve fermare».
E poi?
«Deve difendere il trattato di non proliferazione nucleare che rischia di saltare. E agire insieme con l’Ue. Quel che purtroppo è mancato, in questo tragico contesto, è un’Europa in grado di parlare con una voce sola sulla politica estera e condannare la persistente aggressione al multilateralismo: prima di attaccare unilateralmente Teheran, Netanyahu da mesi porta avanti la delegittimazione di Nazioni unite e Corti internazionali. Insieme agli Usa e a svariati governi europei di destra, compreso il nostro. È in corso un tentativo dei nazionalisti su scala mondiale per sostituire al diritto internazionale l’uso della forza. Ci sono voluti decenni per costruire luoghi di dialogo fra Stati, governi e popoli. L’Italia deve preservarli».
Temete che, per compiacere Trump, Meloni possa trascinarci nel conflitto arabo?
«Siamo un grande Paese che ripudia la guerra, ce l’ha scritto in Costituzione. E quindi deve, insieme alla Ue, lavorare per la pace e rilanciare l’azione diplomatica. Il governo non si schiacci su Trump. È stato sbagliato puntare sul finto pacifismo del presidente americano, come ha fatto Salvini. Solo se saprà essere autonoma e non vassalla, l’Italia potrà riappropriarsi della sua vocazione di mediatrice che storicamente le appartiene: siamo un ponte sul Mediterraneo ed è anche in ragione di questa collocazione se siamo sempre stati considerati un interlocutore privilegiato nelle vicende mediorientali. Funzione che mi pare oggi indebolita proprio a causa della subalternità mostrata nei confronti del presidente Usa».
Il quale, nonostante l’amicizia vantata da Meloni, ha avvertito Starmer e Merz, ma non lei.
«Evidentemente è un’amicizia a senso unico. Lo vediamo soprattutto dalla guerra commerciale dichiarata contro di noi, su cui ancora pende la minaccia di dazi al 50%. Perciò lancio una sfida a Meloni: eserciti appieno il ruolo che l’Italia ha sempre avuto nel mondo con la sua diplomazia, la collochi nel gruppo di testa dell’Europa e pretenda che sia l’Ue a sedersi ai tavoli negoziali, a parlare con una voce sola e forte».
Al vertice Nato di dopodomani verrà deciso l’aumento della spesa militare al 5% del Pil. È sostenibile per l’Italia?
«È sbagliata in generale e, alla luce del nostro debito pubblico, pure irrealistica. Noi del Pd sosteniamo la posizione della Spagna che ha detto di no, rimarrà al 2%. Fossi in Meloni non avrei dubbi: sposerei la linea di Pedro Sanchez».
Ma proprio in virtù dei conflitti che infiammano il mondo, non serve armarsi per difendersi? Se non altro in funzione deterrente.
«È chiaro a tutti che siamo in uno scenario inedito in cui l’Europa non può più pensare di delegare ad altri la propria sicurezza. Ma, a maggior ragione, la strada non è riarmo dei singoli Paesi, bensì fare un salto in avanti sulla difesa comune. Su cui diversi governi europei sembrano ancora riluttanti per colpa di un vizio antico: il nazionalismo. Che porta solo una cosa: la guerra. Non produce sicurezza, ma solo caos. L’Europa oggi ha una occasione storica: far prevalere la diplomazia sull’uso delle armi. Non coglierla sarebbe un errore forse irreparabile».