I raid americani in Iran non rientrano in «un quadro di legalità». L’attacco alzo zero è del presidente francese Emmanuel Macron. E il bersaglio è esplicitamente Donald Trump.
Che i rapporti tra i due non siano idilliaci è noto da tempo. Di recente, al G7 in Canada, il presidente americano ha liquidato l’“amico parigino” con un tagliente «sbaglia sempre». La replica è quindi arrivata con qualche giorno di ritardo. Ma con una stroncatura senza precedenti della scelta statunitense di bombardare i siti nucleari di Teheran. Parole che aprono una crepa nel fronte occidentale. Soprattutto, ipotecano i risultati del summit Nato che si apre oggi all’Aia. L’agenda del vertice sarà stravolta dalla crisi iraniana e dalle opinioni divergenti che stanno emergendo tra gli alleati. Anche se stavolta si manifesta un dissenso pure sull’asse Parigi-Berlino, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz netto nel difendere i bombardamenti a stelle e strisce. Eppure i due si sono presentati in Olanda firman…
I raid americani in Iran non rientrano in «un quadro di legalità». L’attacco alzo zero è del presidente francese Emmanuel Macron. E il bersaglio è esplicitamente Donald Trump.
Che i rapporti tra i due non siano idilliaci è noto da tempo. Di recente, al G7 in Canada, il presidente americano ha liquidato l’“amico parigino” con un tagliente «sbaglia sempre». La replica è quindi arrivata con qualche giorno di ritardo. Ma con una stroncatura senza precedenti della scelta statunitense di bombardare i siti nucleari di Teheran. Parole che aprono una crepa nel fronte occidentale. Soprattutto, ipotecano i risultati del summit Nato che si apre oggi all’Aia. L’agenda del vertice sarà stravolta dalla crisi iraniana e dalle opinioni divergenti che stanno emergendo tra gli alleati. Anche se stavolta si manifesta un dissenso pure sull’asse Parigi-Berlino, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz netto nel difendere i bombardamenti a stelle e strisce. Eppure i due si sono presentati in Olanda firmando insieme un editoriale sul Financial Times a favore della difesa comune per l’aumento delle spese militari fino al 3,5% di pil.
«Si può considerare – ha puntualizzato Macron - che esista una legittimità nel neutralizzare le strutture nucleari in Iran. Anche la Francia condivide l’obiettivo di non vedere l’Iran dotarsi dell’arma nucleare». Una precisazione che certo non potrà alleviare la pesantezza delle relazioni con Washington. Anzi, difficilmente oggi il tycoon si lascerà sfuggire la possibilità di rispondere per le rime. E probabilmente di far nuovamente pesare quanto gli alleati europei siano militarmente al traino degli States. Ed emergerà così una ennesima frizione. Del resto, l’inquilino dell’Eliseo ha bocciato anche l’ipotesi – in un primo momento ventilata dall’amministrazione trumpiana – di un regime-change a Teheran. «Io - ha spiegato - credo alla sovranità dei popoli e all’integrità territoriale. Ci credo in Ucraina ma vale ovunque nel mondo. Non ci si può sostituire ad un popolo per cambiare i suoi dirigenti. Ogni volta che si è fatta questa scelta, quale che sia stato l’approccio, non siamo mai arrivati ad una stabilizzazione. Se deve esserci un cambiamento di regime, deve essere il popolo iraniano a farlo».
Poco prima, invece, il tedesco Merz aveva sostenuto esattamente il contrario: «Non c’è alcuna ragione di criticare gli attacchi americani». Nella difesa degli Usa, la Germania difende in primo luogo Israele da cui Berlino non prende le distanze. E infatti anche nei confronti di Gerusalemme «non trova motivi di critica». «Ciò che l’America ha fatto nel fine settimana – ha aggiunto - non è privo di rischi. Ma lasciare le cose come stavano non era un’opzione». A suo giudizio, infatti, «l’Iran è un regime terroristico, una parte essenziale dell’asse del male, direbbe ora un presidente americano» (il riferimento è alle parole di George W. Bush dopo gli attentati dell’11 settembre). Merz è dunque convinto che Israele abbia attaccato anche nell’interesse della Germania.
Il disaccordo tra Macron e Merz, però, è limitato alla vicenda iraniana. Sul resto i due sembrano procedere in simbiosi. «In sintesi - hanno scritto insieme sul Financial Times in merito al summit Nato - bisogna dimostrare unità contro ogni minaccia, fornire supporto all’Ucraina e affermare la nostra determinazione a sviluppare le capacità di difesa europee e la nostra base industriale attraverso l’aumento della spesa e degli investimenti per la difesa sono tutti parte della stessa equazione. Riaffermiamo inequivocabilmente l’unità alleata, la solidarietà alleata e l’impegno per la libertà, la pace e la sicurezza del nostro continente». Francia e Germania, quindi, appoggiano pienamente l’obiettivo del 5 per cento per le spese militari assestando indirettamente un colpo ai partner che hanno espresso dubbi su questa soglia, dalla Spagna all’Italia. Tutti, insistono i due leader, devono prendere atto che «la confusione è ovunque intorno a noi: la guerra infuria, le norme si erodono e le vecchie certezze vengono messe in discussione»,