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Il dibattito in aula. Schlein protesta: “La spesa militare toglie fondi alla sanità”

La dichiarazione di voto di Elly Schlein alla Camera

 (ansa)

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Le opposizioni si dividono sulla mozione M5s che apre al gas russo, no di Pd e Avs. Fratoianni: “La premier non è chiara”
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ROMA – Giuseppe Provenzano cita Gramsci, Angelo Bonelli Craxi, Luigi Marattin Fonzie. Poi alle otto di sera, molto prima che Trump annunciasse il cessate il fuoco, in un’aula esausta, Elly Schlein si rivolge direttamente a Giorgia Meloni: «Dica chiaramente che l’Italia non si farà trascinare in guerra e che non consentirà l’uso delle basi sul territorio nazionale». La premier un’ora prima aveva evocato Margaret Thatcher: «Non dimentichiamoci mai che il nostro stile di vita non sarà assicurato da quanto giuste siano le nostre cause ma da quanto è forte la nostra difesa». «Noi siamo contrari al 5 per cento delle spese militari, sarebbero 87 miliardi all’anno, la distruzione dello stato sociale, il colpo di grazia alla sanità», calcola la leader del Pd. «Apprezzo che abbia parlato di negoziati, ma non capisco perché non dite che Trump ha sbagliato». Nel suo intervento di 45 minuti, in vista del prossimo Consiglio europeo, dalle 15 alle 15,45, la premier non citerà né Trump né Netanyahu. …

ROMA – Giuseppe Provenzano cita Gramsci, Angelo Bonelli Craxi, Luigi Marattin Fonzie. Poi alle otto di sera, molto prima che Trump annunciasse il cessate il fuoco, in un’aula esausta, Elly Schlein si rivolge direttamente a Giorgia Meloni: «Dica chiaramente che l’Italia non si farà trascinare in guerra e che non consentirà l’uso delle basi sul territorio nazionale». La premier un’ora prima aveva evocato Margaret Thatcher: «Non dimentichiamoci mai che il nostro stile di vita non sarà assicurato da quanto giuste siano le nostre cause ma da quanto è forte la nostra difesa». «Noi siamo contrari al 5 per cento delle spese militari, sarebbero 87 miliardi all’anno, la distruzione dello stato sociale, il colpo di grazia alla sanità», calcola la leader del Pd. «Apprezzo che abbia parlato di negoziati, ma non capisco perché non dite che Trump ha sbagliato». Nel suo intervento di 45 minuti, in vista del prossimo Consiglio europeo, dalle 15 alle 15,45, la premier non citerà né Trump né Netanyahu. Le opposizioni glielo rinfacceranno.

Per primo Gianni Cuperlo che tira fuori i tormenti di Benigno Zaccagni, il segretario della Dc negli anni Settanta, che si disse a favore dell’installazione degli euromissili ma aggiungendo subito che l’obiettivo restava il disarmo. «Fece uno discorso splendido», giura il deputato pd. I suoi gli si fanno attorno, e alzano il pollice per complimentarsi con «Gianni». Era l’Italia del dicembre 1979. Dove mettere i Cruise? Intervennero Berlinguer, Pajetta, Almirante, Bonino, Boato, Scalfaro. Franco Roccella, uno dei fondatori del Partito radicale, - il padre della ministra Eugenia che siede nei banchi del governo - sfidò Zac: «Li mettiamo nella tua Ravenna?».

Le opposizioni però rischiano il patatrac. Per cominciare Pd, Avs e M5S presentano ognuno una propria risoluzione sulle crisi internazionali, ma poi Pd e Avs bocciano un passaggio di quella Cinquestelle che «non esclude a priori e pro futuro una collaborazione con la Russia», sulla fornitura di gas nel caso in cui la guerra all’Iran determini una stretta alle importazioni. «È irricevibile», dice Filippo Sensi. «Vergognosa, sembra scritta da Putin», sentenzia Carlo Calenda. «Questa non la votiamo», spiega Lorenzo Guerini. Un esponente di Avs confessa: «L’ho dovuta leggere due volte per rendermi conto...». A sera inoltrata i contiani fanno sapere che a marzo presentarono lo stesso impegno «e non ci fu tutta questa polemica, Avs votò, il Pd si astenne». Respinta dal Pd anche un’altra richiesta M5S: quella di «interrompere immediatamente la fornitura di materiali d’armamento alle autorità governative ucraine».

Il ministro Nordio intercettato alla buvette dice che quanto sta avvenendo non compromette la sicurezza mondiale, «fu peggio a Suez nel ‘56 e a Cuba nel ‘61». Ma intanto Davide Faraone, di Italia viva, dice che l’unico tavolo dove il governo è forte è quello del Burraco. «È una vita che non ci gioco», gli risponde Meloni. Marattin, il padre del Partito Liberaldemocratico, scomoda Happy Days: «Fonzie faceva fatica a dire ho sbagliato, allo stesso modo la politica di destra e di sinistra, fa fatica ad ammettere che contro le dittature, quando la diplomazia fallisce, ci vuole la forza». Bonelli rievoca il Craxi di Sigonella, che seppe dire no agli americani: «Perché non riesce a pronunciare la condanna per l’infamia di Gaza?» «Se non ha il coraggio e non si assume la responsabilità di una posizione chiara, si rende complice della distruzione di un sistema di regole», rincara la dose Nicola Fratoianni. Provenzano ricorda che in piazza contro gli ayatollah iraniani «c’eravamo noi». Gli interventi degli esponenti del centrodestra sono tutti al miele per «Giorgia», il leghista Candiani si stupisce che quelli dell’opposizione non si uniscano al coro. La presidente del Consiglio appare preoccupata, ogni tanto si confronta con il ministro Crosetto che le sta accanto, mai con Salvini che siede alla sua sinistra, parla sette minuti di Gaza, e per una volta, quando ringrazia i medici impegnati nella Striscia, ecco che l’applaudono pure da sinistra.

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