Nato, l’impegno del 5%. Rutte: “Svolta storica, gli attacchi sono legittimi”
dal nostro inviato Claudio TitoMark Rutte, segretario generale della Nato
L’Aia – Il piano di investimenti nella difesa che gli alleati concorderanno qui all’Aia, introduce una nuova base di riferimento, pari al 5% del pil da investire nella difesa. Si tratta di un salto quantico ambizioso, storico e fondamentale per garantire il nostro futuro». Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, definisce così alla vigilia del summit dell’Alleanza, l’accordo raggiunto sui nuovi impegni di spesa che prevedono di impiegare il 3,5% del pil nella difesa vera e propria e l’1,5 nella tecnologia cosiddetta dual use, militare e civile (cybersicurezza).
Si è trattato di un dibattito che si è spesso tramutato in scontro. Il pressing di Donald Trump per incrementare i contributi degli alleati e non far ricadere solo sugli Usa i costi della difesa europea è stato infatti senza pause. Nell’intesa, però, c’è un piccolo “giallo” relativo all’esenzione ottenuta dalla Spagna. E che, nonostante le parole di circostanza di Rutte, è confermata nella sostanza. Almeno fino alla…
L’Aia – Il piano di investimenti nella difesa che gli alleati concorderanno qui all’Aia, introduce una nuova base di riferimento, pari al 5% del pil da investire nella difesa. Si tratta di un salto quantico ambizioso, storico e fondamentale per garantire il nostro futuro». Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, definisce così alla vigilia del summit dell’Alleanza, l’accordo raggiunto sui nuovi impegni di spesa che prevedono di impiegare il 3,5% del pil nella difesa vera e propria e l’1,5 nella tecnologia cosiddetta dual use, militare e civile (cybersicurezza).
Si è trattato di un dibattito che si è spesso tramutato in scontro. Il pressing di Donald Trump per incrementare i contributi degli alleati e non far ricadere solo sugli Usa i costi della difesa europea è stato infatti senza pause. Nell’intesa, però, c’è un piccolo “giallo” relativo all’esenzione ottenuta dalla Spagna. E che, nonostante le parole di circostanza di Rutte, è confermata nella sostanza. Almeno fino alla “revisione” del 2029 nella quale si verificherà se tutti i partner hanno raggiunto o sono sulla strada per raggiungere i traguardi prestabiliti. Il governo di Madrid ha allora assicurato che i «target di capacità» assegnati al Paese iberico possono essere raggiunti anche con una spesa del 2,1 per cento del pil e non del 5. La Nato accerterà dunque nel 2029, quando scadrà il quadriennio per il riesame dei traguardi, se questa assicurazione sia effettiva. «Madrid – ha spiegato il segretario generale dell’Organizzazione atlantica in una conferenza stampa - ha concordato i target di capacità. Crede di poterli raggiungere con il 2%, noi reputiamo servirà il 3,5%. Si vedrà nel quadro della revisione del 2029». Secondo Rutte, dunque, la Spagna non ha beneficiato di una «deroga» speciale o di una «esenzione». In effetti non lo è formalmente ma sostanzialmente. E Rutte non avrebbe potuto utilizzare altre parole se non mantenere la linea della «flessibilità ambigua» per non irritare gli altri 31 partner. Che comunque faranno pesare la questione. Di certo il presidente americano farà sentire la sua voce. Anzi molti temono che Trump possa reagire in maniera scomposta dinanzi a questa elasticità che la Casa Bianca considera eccessiva e inappropriata e far saltare l’esito politico del summit.
Soprattutto tutti gli altri, in particolare Paesi come l’Italia e il Belgio che hanno tentato di ritoccare la soglia del 5 per cento, utilizzeranno il “caso spagnolo” per ricorrere alla medesima flessibilità. Il nostro Paese, poi, ha speso quest’anno solo l’1,3% del pil in difesa, molto lontano dall’attuale soglia del 2 e ancora di più da quella del 3,5 (serviranno almeno 30 miliardi). Nella dichiarazione finale, già modificata cambiando il «noi» con un più generico «alleati», sarà aggiunta questa formulazione: «Per determinare il suo proprio percorso sovrano per raggiungere gli obiettivi di capacità». Ossia ognuno avrà la possibilità di modulare la spesa in base ai target assegnati. Una richiesta della Spagna che dunque sarà estesa a tutti. «Dobbiamo spendere e produrre - ha ripetuto Rutte - affinché il nostro futuro sia sicuro. E avremo anche più posti di lavoro».
Il capo della Nato ha anche ribadito la linea sull’Iran. I bombardamenti Usa su Teheran «non violano il diritto internazionale» e «gli alleati hanno concordato che Teheran non può avere la bomba nucleare». «La mia principale paura - ha rimarcato - è che possano avere l’atomica. Sarebbe una minaccia per Israele e per l’intera regione».
L’obiettivo del summit è dunque quello di preparare l’alleanza alle sfide del prossimo decennio. E «la minaccia più significativa e diretta rimane la Federazione Russa. Mosca continua a condurre una guerra contro l’Ucraina, con il sostegno di Corea del Nord, Iran e Cina, oltre alla Bielorussia». Ma, è il suo avvertimento, se la Russia - definita il «junior partner» di Pechino - «ci attaccasse, la nostra reazione sarebbe devastante. E i russi lo sanno: siamo pronti a combattere insieme e, se necessario, soffrire e morire insieme».
In questo quadro ha ribadito il sostegno «incrollabile» all’Ucraina definendo «irreversibile» il cammino di Kiev verso l’adesione alla Nato. In particolare ha fatto notare che gli stanziamenti a favore degli ucraini sono saliti da 20 a 35 miliardi di dollari.