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Leale con Washington e con la Ue: il doppio binario della premier

Roma - Camera dei deputati, comunicazioni della Presidente del Consiglio in vista del prossimo Consiglio europeo

 

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Sulla strategia di Palazzo Chigi all’Aia pesa la necessità di mantenersi in asse con gli Stati Uniti. Le basi in Italia sono strategiche per la difesa
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Domenica mattina, a Palazzo Chigi. Sul tavolo della riunione di governo finisce un documento che in quel momento disegna uno scenario da incubo: la chiusura dello stretto di Hormuz. Un terremoto geopolitico che – prima dell’annuncio del cessate il fuoco da parte di Trump – è stata così analizzata.

Secondo gli analisti dei nostri servizi e della Farnesina può determinare tre possibili evoluzioni nei prossimi trenta giorni. Il più probabile – livello «medio-alto», scrivono - immagina un «intervento militare Usa/Nato», con un impatto atteso che viene sintetizzato così: «shock energetico + escalation conflitto».

Una precisazione si rende necessaria: la probabilità “medio-alta” non è un valore assoluto, ma una conseguenza di un altro scenario - la chiusura dello Stretto – che il governo giudica poco credibile. Le altre due opzioni indicate – entrambe con probabilità “media” – passano da una azione dell’Onu e dal «rischio di una recessione globale e una crisi energetica». Questi gli…

Domenica mattina, a Palazzo Chigi. Sul tavolo della riunione di governo finisce un documento che in quel momento disegna uno scenario da incubo: la chiusura dello stretto di Hormuz. Un terremoto geopolitico che – prima dell’annuncio del cessate il fuoco da parte di Trump – è stata così analizzata.

Secondo gli analisti dei nostri servizi e della Farnesina può determinare tre possibili evoluzioni nei prossimi trenta giorni. Il più probabile – livello «medio-alto», scrivono - immagina un «intervento militare Usa/Nato», con un impatto atteso che viene sintetizzato così: «shock energetico + escalation conflitto».

Una precisazione si rende necessaria: la probabilità “medio-alta” non è un valore assoluto, ma una conseguenza di un altro scenario - la chiusura dello Stretto – che il governo giudica poco credibile. Le altre due opzioni indicate – entrambe con probabilità “media” – passano da una azione dell’Onu e dal «rischio di una recessione globale e una crisi energetica». Questi gli schemi a tavolino. Meloni, intanto, continua a muoversi con cautela.

La presidente del Consiglio arriva oggi all’Aia per il vertice Nato. Si presenta consapevole dell’enorme incognita rappresentata da Trump. Fino a ieri sera, nulla poteva considerarsi scontato, neanche la sua presenza al summit. Invece Trump ci sarà, partirà oggi alle 12 italiane. E a lui Meloni guarda in queste ore. Perché ritiene troppo importante il rapporto con Washington. Per ragioni di interesse politico e di sicurezza nazionale.

Basta analizzare come si muove sul dossier delle spese militari. Giudica ad esempio lo scontro tra Pedro Sanchez e la Nato come un polverone sollevato ad arte per ragioni di politica interna spagnola. E questo perché il contenuto della lettera con cui Mark Rutte ha assicurato flessibilità a Madrid sarebbe identico a quello garantito a Roma, con una missiva analoga. L’Italia mostrerà un approccio opposto. Dichiarandosi soddisfatta dell’intesa. E rivendicando di aver sollecitato flessibilità e tempi dilatati fino al 2035.

Non è un caso che la presidente del Consiglio scelga questa linea, nonostante resti sgradita ai leghisti. Pesa la necessità di mantenersi in asse con gli Usa, le cui basi in Italia garantiscono l’ombrello atomico. Gli americani, inoltre, forniscono uno scudo anche agli avamposti italiani in Medio Oriente. «Posso rassicurare che tutti i nostri militari presenti in Iraq, Kuwait e Qatar - ha detto ieri sera Guido Crosetto - hanno tempestivamente adottato tutte le procedure di sicurezza previste». La leader, nel frattempo, non aveva chiuso all’ipotesi di concedere le basi agli Usa.

Sempre per non indispettire Washington, la premier si mantiene prudente rispetto alla spinta diplomatica portata avanti dal gruppo E3 (Francia, Germania e Regno Unito), che esclude Roma. Il fatto che l’iniziativa di Ginevra non sia stata gradita da Trump è per Palazzo Chigi la conferma della necessità di restare defilati. A pesare su tutto resta l’incognita del Presidente Usa: come si comporterà all’Aia? Anche ieri il G7 ha ipotizzato di riunirsi in videocollegamento, fallendo: difficile incastrare le agende. Riproveranno tra oggi e domani. Quando ( e se) dovesse incrociare Trump, Meloni riproporrà un’idea: negoziati sul nucleare a Roma.

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