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“È sempre più imprevedibile”, allarme nelle cancellerie europee

(afp)

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Preoccupa il disimpegno militare di Washington. Tensione per il no di Madrid all’aumento delle spese belliche
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Paura. Che davvero Donald Trump avvii una politica di allontanamento militare dall’Europa. Non solo dislocando una quota importanti di militari americani dal vecchio continente all’Indopacifico, ma anche riducendo sensibilmente il sostegno all’Ucraina. Dopo le parole del presidente Usa, al summit Nato è scattato l’allarme tra gli alleati europei. Prima della cena inaugurale si è svolto un incontro ristretto tra il francese Macron, il tedesco Merz e il britannico Starmer. All’ordine del giorno la crisi iraniana, ma inevitabilmente i tre hanno dovuto discutere anche delle “minacce” implicite rivolte dalla Casa Bianca.

Non è un caso che già ieri gli stessi Macron e Merz avessero pubblicato sul Financial Times un articolo proprio per chiedere all’Europa di non dipendere completamente dagli States. L’imprevedibilità del tycoon sta diventando per i capi dell’Unione europea un punto interrogativo esistenziale. Anche perché fino all’attacco contro Teheran, la commissione europea e molte cance…

Paura. Che davvero Donald Trump avvii una politica di allontanamento militare dall’Europa. Non solo dislocando una quota importanti di militari americani dal vecchio continente all’Indopacifico, ma anche riducendo sensibilmente il sostegno all’Ucraina. Dopo le parole del presidente Usa, al summit Nato è scattato l’allarme tra gli alleati europei. Prima della cena inaugurale si è svolto un incontro ristretto tra il francese Macron, il tedesco Merz e il britannico Starmer. All’ordine del giorno la crisi iraniana, ma inevitabilmente i tre hanno dovuto discutere anche delle “minacce” implicite rivolte dalla Casa Bianca.

Non è un caso che già ieri gli stessi Macron e Merz avessero pubblicato sul Financial Times un articolo proprio per chiedere all’Europa di non dipendere completamente dagli States. L’imprevedibilità del tycoon sta diventando per i capi dell’Unione europea un punto interrogativo esistenziale. Anche perché fino all’attacco contro Teheran, la commissione europea e molte cancellerie avevano ipotizzato che l’incontro a L’Aia potesse essere l’occasione per discutere e stringere un’intesa sui dazi. Il clima non appare favorevole. E anzi l’Ue deve fare i conti non solo con la guerra commerciale ma anche con l’ipotesi che Washington ridimensioni l’alleanza militare.

«Entro il 2030 – ha allora detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen – dobbiamo avere tutto ciò che serve per una deterrenza credibile. Dobbiamo essere pronti a lasciare la nostra zona di comfort». È convinta che su questo piano l’Ue si sia finalmente «risvegliata». Spendere di più, dunque, è la posizione del cancelliere tedesco Merz, «non è un modo per compiacere gli Stati Uniti e il suo presidente. Agiamo sulla base delle nostre osservazioni e convinzioni».

Proprio per l’allarme provocato da Trump, si è determinata una tensione notevole dentro l’Unione. In particolare contro la Spagna che non intende rispettare l’accordo sull’aumento della spesa militare fino al 5 per cento del pil. «Non è corretto – ha avvisato la premier danese, Mette Frederiksen – cercare eccezioni». Per il ministro della difesa polacco Kosiniak-Kamysz, «quello spagnolo è un cattivo esempio». Così come il primo ministro svedese, Ulf Kristersson, ritiene di «non vedere spazi per eccezioni o privilegi». E l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, ha ammonito: «Dobbiamo difenderci perché altrimenti spendere i soldi per tutto il resto sarà inutile».

Gli avvertimenti di Trump, dunque, non solo hanno creato allarme tra i partner europei ma stanno provocando anche una spaccatura al loro interno

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