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De Villepin “Si è rotto il clima di fiducia. Sbagliato compiacere Trump”

(afp)

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L’ex premier presenta La France humaniste, il suo nuovo partito: “Serve una difesa comune, sovrana, indipendente”
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«Gli europei accettano di aumentare le spese militari nella speranza che la loro sicurezza venga ancora garantita dagli americani. È un calcolo cinico e incerto se non proteggono la loro sovranità». Dominique de Villepin lancia un monito severo. L’ex premier non nasconde più l’ambizione per l’elezione presidenziale 2027. Anche grazie alla sua esperienza diplomatica, e il famoso rifiuto francese alla guerra americana in Iraq del 2003, è uno dei politici più popolari del momento. Le Pouvoir de dire non, il potere di dire no, è il titolo del suo nuovo libro pubblicato ieri, nel giorno in cui annuncia la creazione del partito chiamato «La France humaniste». «La Francia, per restare fedele a se stessa, deve difendere una visione umanista» spiega Villepin nella casa vicino all’Arco di Trionfo, analizzando le tormentate relazioni transatlantiche e la posizione di Macron nei confronti di Trump.

Ha parlato del fallimento della «diplomazia del bacio». Cosa intende?

«In diplomazia, i baci non ba…

«Gli europei accettano di aumentare le spese militari nella speranza che la loro sicurezza venga ancora garantita dagli americani. È un calcolo cinico e incerto se non proteggono la loro sovranità». Dominique de Villepin lancia un monito severo. L’ex premier non nasconde più l’ambizione per l’elezione presidenziale 2027. Anche grazie alla sua esperienza diplomatica, e il famoso rifiuto francese alla guerra americana in Iraq del 2003, è uno dei politici più popolari del momento. Le Pouvoir de dire non, il potere di dire no, è il titolo del suo nuovo libro pubblicato ieri, nel giorno in cui annuncia la creazione del partito chiamato «La France humaniste». «La Francia, per restare fedele a se stessa, deve difendere una visione umanista» spiega Villepin nella casa vicino all’Arco di Trionfo, analizzando le tormentate relazioni transatlantiche e la posizione di Macron nei confronti di Trump.

Ha parlato del fallimento della «diplomazia del bacio». Cosa intende?

«In diplomazia, i baci non bastano mai. Anche i leader più vanitosi si stancano di questi gesti ossequiosi. È un atteggiamento inutile e controproducente. L’Europa deve smettere di compiacere le grandi potenze e deve invece assumere pienamente la propria storia, i propri valori. Una democrazia non deve inginocchiarsi davanti a nessuna potenza».

La tregua tra Iran e Israele può funzionare?

«Trump si è lasciato trascinare in quella che Benjamin Netanyahu ha abilmente presentato come una “vittoria facile”. Il presidente americano ne aveva bisogno dopo che non aveva avuto successo per risolvere i conflitti a Gaza e in Ucraina ma ora non vuole impantanarsi. Trump e i suoi alleati, come J.D. Vance, hanno orrore di ciò che è successo in Iraq. Vogliono che questa operazione venga considerata come un’eccezione. Ma il problema è che questa eccezione sta diventando la regola».

I bombardamenti statunitensi in Iran sono per lei «illegali», come ha detto Macron?

«È una guerra preventiva, unilaterale, e quindi illegittima. Il diritto internazionale è una garanzia per tutti. Oggi invece ci muoviamo in un mondo senza regole, dominato dalla legge del più forte. E se noi europei non difendiamo il diritto internazionale, chi lo farà? Condanniamo l’aggressione russa, ma restiamo in silenzio su Gaza. Questo doppio standard è inaccettabile».

Il cancelliere tedesco ha detto che Israele “fa il lavoro sporco” per l’Occidente. Cosa ne pensa?

«È una frase gravissima. Equivale a giustificare un’operazione militare in nome della mera opportunità. La Ue è la più straordinaria costruzione democratica mai realizzata. Ma le guerre mondiali, i genocidi, i crolli che abbiamo vissuto ci hanno insegnato che diritto e giustizia sono i pilastri della pace. Dobbiamo tornare alla diplomazia. Non possiamo ancora valutare i danni reali degli attacchi in Iran. Dove sono i 400 chili di uranio arricchito? Serve che gli ispettori dell’Aiea vadano sul posto, che l’Iran resti nel Trattato di non proliferazione e che si ristabilisca un clima di cooperazione».

Gli europei fanno bene ad accettare l’aumento delle spese militari in ambito Nato?

«Dobbiamo porci le domande giuste. Portare la spesa fino al 5% del Pil per la Difesa? Va bene. Ma se si tratta solo di comprare armamenti americani, allora avremo perso. Guardate la Danimarca: i suoi F35 americani possono essere bloccati a terra con un semplice ordine da Washington. Dobbiamo costruire una Difesa europea, sovrana, indipendente».

Trump ha emesso dubbi sulla solidarietà dell’articolo 5 dell’Alleanza. È preoccupato?

«Dobbiamo prendere atto che non c’è più un clima di fiducia all’interno dell’Alleanza. Siamo nell’era delle minacce informatiche, della disinformazione, dei populismi che spesso rispondono a interessi esterni, non nazionali. Oggi siamo più divisi che mai tra democrazie liberali e illiberali. Molti Stati europei, privi di cultura strategica, ragionano solo sul breve termine».

Putin trae vantaggio dal coinvolgimento Usa nel conflitto tra Israele e Iran?

«Sicuramente ne esce rafforzato. È meno isolato di uno o due anni fa. È a suo agio in questo mondo cinico dove anche gli altri iniziano a usare i suoi stessi metodi. Si sente legittimato. Nel frattempo Zelensky è molto più solo. La guerra in Ucraina è passata in secondo piano».

Ha deciso di scendere in campo. Perché adesso?

«Perché la gravità del momento lo impone. In Francia la prima forza politica oggi è un partito populista, il Rassemblement National. Sono convinto che non si combatte l’estrema destra inseguendola, né aspettando un improbabile svolta rivoluzionaria. Bisogna dimostrare che esiste un’altra strada, restando fedeli ai nostri principi. Le soluzioni ci sono. Quello che ci manca non è la sostanza, ma la coerenza, l’unità, la capacità di visione».

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