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Terzo mandato, la Lega ci riprova. Stop di La Russa: è tramontato

Luca Zaia

 

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Il Carroccio ripresenta l’emendamento, al voto domani in Senato. Il no dagli alleati. Il gelo di Zaia e Fedriga. E il Doge prepara una missione a Roma
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Il primo a essere spiazzato (e irritato) è Luca Zaia, che davanti ai cronisti a Venezia risponde così: «Non ne so nulla». Anche da FdI trapela che «la mossa non era concordata», mentre FI si affretta a confermare la linea: restiamo contrari. La Lega comunque tenta l’operazione, almeno comunicativa: sul terzo mandato si deve arrivare a un voto. Per questo ieri i senatori del Carroccio hanno depositato un emendamento per permettere ai presidenti di regione di ricandidarsi oltre i limiti attuali. Il testo, collegato a un decreto sui consiglieri regionali, sarà discusso in commissione Affari costituzionali domani mattina. Quante chance ha di passare? Scarse, fa capire il presidente del Senato, Ignazio La Russa: il terzo mandato? «È tramontato, anzi non so se è un tramonto o un’eclissi, quando il sole si nasconde, vediamo».

I numeri nel pallottoliere della commissione non sono buoni, per via Bellerio. Nel caso in cui FdI votasse a favore (e non è affatto scontato, una decisione sarà presa …

Il primo a essere spiazzato (e irritato) è Luca Zaia, che davanti ai cronisti a Venezia risponde così: «Non ne so nulla». Anche da FdI trapela che «la mossa non era concordata», mentre FI si affretta a confermare la linea: restiamo contrari. La Lega comunque tenta l’operazione, almeno comunicativa: sul terzo mandato si deve arrivare a un voto. Per questo ieri i senatori del Carroccio hanno depositato un emendamento per permettere ai presidenti di regione di ricandidarsi oltre i limiti attuali. Il testo, collegato a un decreto sui consiglieri regionali, sarà discusso in commissione Affari costituzionali domani mattina. Quante chance ha di passare? Scarse, fa capire il presidente del Senato, Ignazio La Russa: il terzo mandato? «È tramontato, anzi non so se è un tramonto o un’eclissi, quando il sole si nasconde, vediamo».

I numeri nel pallottoliere della commissione non sono buoni, per via Bellerio. Nel caso in cui FdI votasse a favore (e non è affatto scontato, una decisione sarà presa all’ultimo) e si aggregasse Iv, che pure deve stabilire la linea, l’emendamento sarebbe cassato. Anche perché FI ieri ribadiva: «La nostra posizione è sempre la stessa, voteremo contro». Anche tra i “Fratelli” c’è chi non ha gradito la strategia degli ex lumbard, tanto che alcuni esponenti meloniani preferirebbero che la Lega ritirasse il testo, per evitare spaccature in una votazione. Se l’emendamento non sarà dichiarato inammissibile, il governo comunque non dovrebbe fornire pareri: si rimetterà all’aula. Per evitare di finire sotto.

Perché la Lega si è incaponita? Un po’ per stanare FdI, come spiega il primo firmatario Paolo Tosato: «Vediamo qual è effettivamente la loro posizione al momento del voto». E un po’ per mostrare ai governatori del Nord di averci provato fino all’ultimo. Matteo Salvini sa che c’è nervosismo, tra i presidenti di regione. «Se c’è qualcuno che vuole vincere facendo fuori l’avversario è legittimo, ognuno si prenderà le sue responsabilità», commentava ieri il presidente del Friuli Venezia Giulia, Max Fedriga, bollando il dibattito come «un disco rotto». Poco convinto anche il governatore veneto Luca Zaia: «Mi pare di capire che il terzo mandato non si faccia. L’emendamento? Non ne so nulla, ne prendo atto. Poi il Parlamento è sempre sovrano».

Nell’entourage del “Doge” raccontano che i contatti tra Zaia e il leader leghista sono azzerati da giorni, mentre le telefonate con Fedriga e il lombardo Attilio Fontana si sono intensificate (e c’è chi dice pure quelle con Giorgia Meloni). Zaia prepara una trasferta a Roma, tra una settimana. «Incontri politici», trapela dai fedelissimi, che descrivono come «incomprensibile» la presentazione dell’emendamento sul terzo mandato, dopo che una settimana fa il partito ha dichiarato chiusa la questione, tramite il responsabile degli enti locali, Stefano Locatelli. Non a caso ieri Matteo Renzi, incrociando in Senato il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, pungeva: «Avete mollato Zaia, no?». Risposta: «Illazioni».

Pure il Pd maramaldeggia sulle bizze a destra. Per la dem Debora Serracchiani il terzo mandato «è tenuto in vita artificialmente». A taccuini chiusi, in maggioranza la questione appare archiviata a tutti. Tanto che si lavora a un vertice tra i leader la prossima settimana, quando Giorgia Meloni sarà tornata dai vertici Nato-Ue, proprio per ragionare dei candidati da mettere in pista. Senza deroghe.

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