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Tariffe al 10% per la Ue, Meloni è favorevole: “Ora tregua per Gaza”

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A chiusura del vertice Nato la premier rivendica l’accordo sulle armi: “La determinazione sull’Iran va mostrata sull’Ucraina e sulla Striscia”
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È il modello inglese: 10% di dazi americani ed amici come prima. Giorgia Meloni lo sposa con convinzione, al termine del vertice Nato dell’Aia. Le chiedono se anche lei, come Antonio Tajani, sottoscriverebbe un’intesa che preveda questa soglia. «Sono abbastanza d’accordo - risponde - non sarebbe particolarmente impattante». È una posizione che non tutte le cancellerie europee condividono, ma che la presidente del consiglio considera ragionevole. Vuole mantenere relazioni ordinate con il tycoon, spera in un patto - per ora non scontato e anzi appeso agli umori della Casa Bianca - che eviti conflitti commerciali. «La discussione è ongoing (in corso, ndr)... io sono abbastanza ottimista. Le interlocuzioni tra Usa ed Europa sono normalissime, adesso, e sempre più frequenti. E l’Italia ha avuto un ruolo determinante».

I dazi, certo. Ma il vertice olandese si chiude dopo giorni di battaglia tra Iran e Israele. E mentre la conta dei morti di Gaza non si arresta. Su questo dossier, Meloni si …

È il modello inglese: 10% di dazi americani ed amici come prima. Giorgia Meloni lo sposa con convinzione, al termine del vertice Nato dell’Aia. Le chiedono se anche lei, come Antonio Tajani, sottoscriverebbe un’intesa che preveda questa soglia. «Sono abbastanza d’accordo - risponde - non sarebbe particolarmente impattante». È una posizione che non tutte le cancellerie europee condividono, ma che la presidente del consiglio considera ragionevole. Vuole mantenere relazioni ordinate con il tycoon, spera in un patto - per ora non scontato e anzi appeso agli umori della Casa Bianca - che eviti conflitti commerciali. «La discussione è ongoing (in corso, ndr)... io sono abbastanza ottimista. Le interlocuzioni tra Usa ed Europa sono normalissime, adesso, e sempre più frequenti. E l’Italia ha avuto un ruolo determinante».

I dazi, certo. Ma il vertice olandese si chiude dopo giorni di battaglia tra Iran e Israele. E mentre la conta dei morti di Gaza non si arresta. Su questo dossier, Meloni si è spesa negli ultimi giorni. Lo ha fatto anche martedì, conversando a cena con Trump. A lui chiede di sostenere un cessate il fuoco e il progetto italiano di tregua. Porterà l’idea oggi al Consiglio europeo, premendo per inserire il concetto nelle conclusioni.

Al termine del summit dell’Aia, i leader promettono di investire entro il 2035 il 5% del pil annuo per le spese militari. È un incremento di trentadue miliardi l’anno per la difesa, altrettanti per la sicurezza. Non è facile gestire questo messaggio con l’opinione pubblica, ecco perché Meloni non gradisce i distinguo dello spagnolo Pedro Sanchez. Con i cronisti, la premier sminuisce il senso della battaglia del socialista: «L’Italia ha fatto come la Spagna. O la Spagna ha fatto come l’Italia, fate voi. Abbiamo firmato tutti lo stesso documento». In ogni caso, aggiunge, Roma ritiene di aver assunto impegni «sostenibili», anche grazie alla flessibilità nel percorso e alla verifica intermedia nel 2029. Di certo, la leader sfoggia una fiducia che non sembra conciliarsi con i dati macroeconomici: «Non toglieremo nemmeno un euro – giura - dalle priorità del governo e dei cittadini italiani».

Si tratta comunque di cifre da capogiro. Ciononostante, il governo non chiederà di sfruttare la clausola di salvaguardia europea che garantisce lo scorporo delle spese militari dal deficit: «Non riteniamo di utilizzarla nel 2026». Come a dire: in futuro potremmo cambiare idea. Potrebbero, nonostante i dubbi della Lega, che ancora ieri frenava sul riarmo, giudicando gli investimenti al 5% «insostenibili». La replica di Meloni è infastidita: «A me pare che siamo tutti d’accordo su quanto deciso, perché io vengo qui con una risoluzione votata da tutta la maggioranza. È una scelta che abbiamo preso con cognizione di causa con il ministro dell’Economia». Indica dunque Giancarlo Giorgetti come garante. Anche perché, sottolinea, investire in difesa significa ingaggiare l’industria bellica e tecnologica italiana, con vantaggi per il mercato.

Resta l’inquietudine degli europei, enorme, di fronte all’imprevedibilità di Trump. Meloni già in serata raggiunge Bruxelles. Durante il Consiglio di oggi si ragionerà anche di Ucraina. L’idea, definita ieri dalla premier assieme a Volodymyr Zelensky e ai leader di Polonia, Germania, Francia e Regno Unito (è il formato E5), è di continuare a «sostenere Kiev» e di procedere al più presto a un nuovo pacchetto di sanzioni – il diciottesimo – contro Mosca, per mantenere alta la «pressione sulla Russia». Quanto a Putin, scrive in una nota, sarebbe meglio se dimostrasse di «volersi impegnare seriamente nei colloqui, a differenza di quanto fatto finora». Il timore continentale è però che anche gli Stati Uniti tradiscano la causa di Kiev. «Al presidente Trump - confida - ho detto che la stessa determinazione usata sulla guerra tra Israele e Iran va usata anche per due altri cessate il fuoco: l’Ucraina e Gaza. Nella Striscia la situazione è insostenibile».

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