Giorgia Meloni non è in grado di dire no a Donald Trump. Elly Schlein torna ad attaccare la premier sulle spese militari Nato. «Avrebbe dovuto tenere la stessa posizione di Sanchez in Spagna, che ha confermato l’impegno Nato, ribadito gli obiettivi di capacità, senza però un aumento al 5 per cento, ma fermandosi al 2,5% del pil». La segretaria del Pd, parlando su La 7 a Tagadà ha aggiunto: «Non si capisce perché non sia mai in grado di dire di no al suo amico Trump. Questo è un rischio per gli interessi nazionali. E in più abbiamo nella sua maggioranza chi si scaglia contro il riarmo europeo e che però accetta che Trump stia riarmando l’Europa». «Non distoglieremo un euro da altre priorità a tutela degli italiani», ha assicurato ieri la presidente del Consiglio. Ma le opposizioni non mollano la presa. «Trovo molto grave che Trump abbia minacciato Madrid di ritorsioni commerciali per non aver condiviso il target del 5%. La dimostrazione che è un prepotente e ai prepotenti non si dice d…
Giorgia Meloni non è in grado di dire no a Donald Trump. Elly Schlein torna ad attaccare la premier sulle spese militari Nato. «Avrebbe dovuto tenere la stessa posizione di Sanchez in Spagna, che ha confermato l’impegno Nato, ribadito gli obiettivi di capacità, senza però un aumento al 5 per cento, ma fermandosi al 2,5% del pil». La segretaria del Pd, parlando su La 7 a Tagadà ha aggiunto: «Non si capisce perché non sia mai in grado di dire di no al suo amico Trump. Questo è un rischio per gli interessi nazionali. E in più abbiamo nella sua maggioranza chi si scaglia contro il riarmo europeo e che però accetta che Trump stia riarmando l’Europa». «Non distoglieremo un euro da altre priorità a tutela degli italiani», ha assicurato ieri la presidente del Consiglio. Ma le opposizioni non mollano la presa. «Trovo molto grave che Trump abbia minacciato Madrid di ritorsioni commerciali per non aver condiviso il target del 5%. La dimostrazione che è un prepotente e ai prepotenti non si dice di sì perché la prossima volta, dopo la mano, ti prende il braccio e anche l’anima», ha rincarato la dose Schlein.
Attacca anche il leader M5S Giuseppe Conte, parlando con i giornalisti davanti a Montecitorio: «Giorgia Meloni ha sottoscritto il disastro sociale dell’Italia. Ha firmato un accordo in ambito Nato che comporterà un impegno di spesa per oltre 400 miliardi da qui al 2035 per spese in armi, carri armati, missili: questo significa nuovi debiti, nuovi tagli. Dove prenderà questi soldi non ce lo dice, anzi. Questo è veramente un comportamento irresponsabile e un grande tradimento nel segno della vigliaccheria perché ha già dichiarato che tutto questo non varrà per il 2026, quindi scarica tutto sui governi futuri. È un debito che peserà sui nostri figli, sono tasse che aumenteranno, tagli che aumenteranno».
Ci sono poi le fibrillazioni europee sul Green Deal. Schlein è dura: «I nostri voti non sono garantiti e vi assicuro che i nostri voti contano», ha aggiunto a margine della summer school del Pd a Bruxelles, rispondendo a una domanda sul rischio che la maggioranza di Ursula von der Leyen possa cadere a causa anche della retromarcia della presidente della Commissione europea sul dossier green. «Il nostro gruppo è fortemente critico nei confronti di questa Commissione». Dice basta con la politica dei due forni. «Noi non la accettiamo. Anche perché andando dietro al nazionalismo non si fa il bene dell’Europa. È grave che quando serve c’è la maggioranza che ha fatto un patto, mentre quando non serve si fa un accordo con l’estrema destra conservatrice e nazionalista».
Quindi l’avvertimento: «Se il Partito popolare europeo, che esprime anche la presidente della Commissione, non si sente vincolato a un quarto di maggioranza, tantomeno ci sentiremo vincolati noi. Hanno ritirato l’altro giorno una direttiva contro il greenwashing per un capriccio dei Conservatori a cui il Ppe è voluto correre dietro, ma è gravissimo che la Commissione europea, con un atto senza precedenti e senza una discussione con i co-legislatori, abbia deciso all’improvviso di ritirare una direttiva che stava arrivando alla fine del negoziato».