Cala il sipario sul terzo mandato: destra divisa, slitta il premierato
di Matteo PucciarelliDa una parte la bocciatura della coalizione di centrodestra (e stavolta dovrebbe essere definitiva) che si abbatte sulla Lega e le sue aspirazioni sul terzo mandato, stamani in commissione Affari costituzionali; dall’altra il rinvio della discussione sulle riforme (premierato e separazione delle carriere) sparite dal calendario della Camera di luglio. Una scelta che «denota le divisioni nella maggioranza», dice la capogruppo del Pd a Montecitorio, Chiara Braga.
Sul primo punto, intanto: due giorni fa in extremis il Carroccio aveva presentato un emendamento, firmato da Paolo Tosato, per consentire il terzo mandato ai presidenti di Regione, il tentativo finale di portare a casa una ricandidatura in Veneto per Luca Zaia (e, in futuro, per Massimiliano Fedriga in Friuli Venezia-Giulia). Forza Italia, però, ha ribadito la propria assoluta contrarietà e anche FdI, dopo il tentativo di sminare il campo — provando a rimandare ancora la discussione — ha scelto di dire no. Anche perché un suo e…
Da una parte la bocciatura della coalizione di centrodestra (e stavolta dovrebbe essere definitiva) che si abbatte sulla Lega e le sue aspirazioni sul terzo mandato, stamani in commissione Affari costituzionali; dall’altra il rinvio della discussione sulle riforme (premierato e separazione delle carriere) sparite dal calendario della Camera di luglio. Una scelta che «denota le divisioni nella maggioranza», dice la capogruppo del Pd a Montecitorio, Chiara Braga.
Sul primo punto, intanto: due giorni fa in extremis il Carroccio aveva presentato un emendamento, firmato da Paolo Tosato, per consentire il terzo mandato ai presidenti di Regione, il tentativo finale di portare a casa una ricandidatura in Veneto per Luca Zaia (e, in futuro, per Massimiliano Fedriga in Friuli Venezia-Giulia). Forza Italia, però, ha ribadito la propria assoluta contrarietà e anche FdI, dopo il tentativo di sminare il campo — provando a rimandare ancora la discussione — ha scelto di dire no. Anche perché un suo eventuale sì si sarebbe scontrato con i numeri in commissione: FdI e Lega sarebbero finite sotto, visto che ai forzisti si sarebbero aggiunti i voti contrari delle opposizioni. «Se si mettono d’accordo Lega e FI non abbiamo alcun problema a parlarne, ma se non c’è l’accordo tra loro l’emendamento non lo possiamo votare», la spiegazione del responsabile organizzazione dei “Fratelli”, Giovanni Donzelli.
La mossa leghista in realtà serviva anche a Matteo Salvini a fini interni: dimostrare cioè ai nordisti di averci provato fino all’ultimo. I malumori di Zaia resteranno tutti, magari sottocoperta come accade da tempo, ma il segretario federale e vicepremier potrà mettere sul piano l’ulteriore sforzo parlamentare. Che l’emendamento potesse sfondare era assai improbabile, specie dopo le parole dall’Aia dell’altro vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani: il terzo mandato «non è un tema che sta nel programma di governo. Noi di FI siamo sempre stati contrari, è una questione di principio, abbiamo sempre detto che non avremmo votato la proposta. Non abbiamo mai barattato niente con nessuno». Risposta a stretto giro di Salvini: «Ognuno in commissione voterà come vuole». Ecco, appunto. Per FdI il sì avrebbe voluto dire smentirsi rispetto alle posizioni assunte in passato. Alla fine è arrivato Donzelli a chiudere la faccenda. Che ne apre altre riguardanti le scelte della coalizione, in Veneto ma non solo (dove, tra l’altro, il centrosinistra sta chiudendo sul nome dell’ex sindaco di Treviso Giovanni Manildo).
E poi c’è il tema delle riforme. «Maggioranza e governo — ragiona la dem Braga — sono un po’ vittime di loro stessi, con i decreti legge che segnano il calendario della Camera e il modo di legiferare, dove non c’è nessuna delle riforme costituzionali, né la madre e né la figlia. Una cosa positiva per noi. La nostra opposizione sarebbe stata durissima». Per Filiberto Zaratti (Avs) «i contrasti nella destra mettono in frigorifero le loro faraoniche riforme costituzionali». La versione di FdI è che invece si è optato per il rinvio per venire incontro alle richieste delle opposizioni di non forzare i tempi. «Andremo avanti con equilibrio, senza tentennamenti grazie a una maggioranza compatta e determinata», assicura Augusta Montaruli, vicecapogruppoFdI alla Camera.