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Marattin: “Il partito liberaldemocratico non sarà personale, aperti a chi è alternativo ai due poli”

LUIGI MARATTIN POLITICO 
Sabato e domenica il primo congresso a Bologna che guarda al centro
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Se Ernesto Maria Ruffini capisse che non può stare con Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, allora potrebbe essere della complessa partita che sta per aprirsi al Centro. Perché ci vuole un partito liberaldemocratico, e che sia nutrito: è la riflessione di Luigi Marattin, che il Pld (abituarsi a questa sigla), lo lancia sabato e domenica nel congresso a Bologna. A dare le carte sarà lui, Marattin. Classe 1979, una “promessa” dei Democratici, ma ora Marattin, economista e deputato, è passato a “creare” gioco politico. Ha fondato un partito, come ai vecchi tempi: il partito liberal democratico, convinto di riuscire là dove Carlo Calenda, Matteo Renzi e gli altri liberal non ce l’hanno fatta prima di lui.

Marattin, dove hanno sbagliato quelli che pure potrebbero essere suoi partner politici in questa sfida del partito liberal democratico? Lei vuole riprendere la strada del Terzo Polo?

“Per prima cosa è necessario capire gli errori e non ripeterli. Il Progetto era diventato secondario rispe…

Se Ernesto Maria Ruffini capisse che non può stare con Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, allora potrebbe essere della complessa partita che sta per aprirsi al Centro. Perché ci vuole un partito liberaldemocratico, e che sia nutrito: è la riflessione di Luigi Marattin, che il Pld (abituarsi a questa sigla), lo lancia sabato e domenica nel congresso a Bologna. A dare le carte sarà lui, Marattin. Classe 1979, una “promessa” dei Democratici, ma ora Marattin, economista e deputato, è passato a “creare” gioco politico. Ha fondato un partito, come ai vecchi tempi: il partito liberal democratico, convinto di riuscire là dove Carlo Calenda, Matteo Renzi e gli altri liberal non ce l’hanno fatta prima di lui.

Marattin, dove hanno sbagliato quelli che pure potrebbero essere suoi partner politici in questa sfida del partito liberal democratico? Lei vuole riprendere la strada del Terzo Polo?

“Per prima cosa è necessario capire gli errori e non ripeterli. Il Progetto era diventato secondario rispetto agli ego. Questo non si deve ripetere più”.

E chi ci sta?

“Al momento solo Carlo Calenda. Perché Italia Viva e Renzi stanno a sinistra, io sono uscito da Iv per quello. Renzi ha fatto una scelta politica rispettabile, ma non è la mia”.

Quindi chi chiama nel suo progetto? Anche Ernesto Maria Ruffini, il cattolico più ricercato per un nuovo centrosinistra?

“Chiunque sia alternativo ai due poli, che abbia una visione di società liberale e democratica, è il benvenuto”.

È il momento dei liberaldemocratici?

“Il bipolarismo ha fallito nell’affezionare gli italiani alla politica, anzi ha ottenuto l’ effetto opposto. Siamo inoltre il Paese che è cresciuto meno al mondo, abbiamo fallito la sfida della modernizzazione e le riforme importanti risalgono agli Anni Settanta, quella fiscale, del welfare. In sintesi: destra e sinistra hanno fallito. Questo modo di organizzare il confronto politico non funziona”.

Non ha mai funzionato?

“Poteva funzionare – e qualche dubbio ce l’ho – quando competeva sull’elettore centrale, come con Prodi e Berlusconi. Ora ciascuno dei due poli compete sull’elettore estremo: a destra Salvini e Meloni fanno a gara a chi è più sovranista, a sinistra Schlein e Conte su chi è più massimalista”

Alle elezioni del 2027 con chi starete?

“Con un’offerta politica – alternativa ai due poli - che racchiuda da una stessa parte tutti i liberal-riformatori che rifiutano il populismo. Non moderati, perché questo paese ha bisogno di riforme radicali. Il Centro non è il cerchiobottismo. Chi non vuole Landini ministro del Lavoro, Conte ministro degli Esteri, Salvini all’Interno o Del Mastro della Difesa, deve avere chi votare”.

Ma poi la raccolta d consensi è limitata o no?

“Monti ebbe il 10% circa, Il Terzo polo aveva l’8…non si può dire che non ci sia un terreno di consensi possibili. Ma il potenziale secondo me è anche superiore. Il Partito liberaldemocratico non sarà un partito personale, ma avrà gli organismi dirigenti che si riuniscono e decidono. Come si faceva una volta”.

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