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Salis non sarà al Pride di Budapest, il voto sulla revoca dell’immunità slitta a settembre

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La decisione dell’attivista che ha scontato più di un anno di carcere nella capitale magiara e che ne rischia altri 24
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Non andrà al Pride di Budapest Ilaria Salis. Aveva annunciato a fine maggio sui suoi social di andare alla parata per i diritti delle minoranze Lgbtqi+, incassando le critiche della destra e anche quelle della sinistra ungherese, che in una lettera pubblica le chiedeva di starsene a casa per non creare altri problemi alla già complicata situazione in cui versa l’opposizione al presidente Viktor Orban. Aveva manifestato qualche ripensamento, ora ragioni di opportunità l’hanno convinta a desistere.

Poteva essere la grande protagonista, in segno di protesta contro il governo illiberale di Orban che lo aveva vietato, e invece l’attivista italiana non ci sarà tra i cittadini che sfileranno per i viali della capitale magiara solo grazie al via libera del suo sindaco progressista. La tentazione era forte. L’eurodeputata di sinistra, eletta a Strasburgo tra le fila di Avs, s’era fatta ritrarre con un cartello che recitava “I’ll be marching in Budapes Pride”, e ci aveva pensato a lungo se part…

Non andrà al Pride di Budapest Ilaria Salis. Aveva annunciato a fine maggio sui suoi social di andare alla parata per i diritti delle minoranze Lgbtqi+, incassando le critiche della destra e anche quelle della sinistra ungherese, che in una lettera pubblica le chiedeva di starsene a casa per non creare altri problemi alla già complicata situazione in cui versa l’opposizione al presidente Viktor Orban. Aveva manifestato qualche ripensamento, ora ragioni di opportunità l’hanno convinta a desistere.

Poteva essere la grande protagonista, in segno di protesta contro il governo illiberale di Orban che lo aveva vietato, e invece l’attivista italiana non ci sarà tra i cittadini che sfileranno per i viali della capitale magiara solo grazie al via libera del suo sindaco progressista. La tentazione era forte. L’eurodeputata di sinistra, eletta a Strasburgo tra le fila di Avs, s’era fatta ritrarre con un cartello che recitava “I’ll be marching in Budapes Pride”, e ci aveva pensato a lungo se partecipare o meno.

Ma sul suo destino pende ancora la richiesta di revoca dell’immunità fatta da Budapest lo scorso ottobre, proprio all’indomani del suo j’accuse in plenaria a Strasburgo contro il presente Orban. Revoca che doveva essere discussa in Commissione affari giuridici lo scorso 24 giugno e che invece è stata rinviata a data da destinarsi. O alla prossima sessione di metà luglio o direttamente a settembre, più probabilmente, quando a stretto giro l’assemblea di Strasburgo dovrà votare sulla raccomandazione emersa dalla commissione.

Troppo rischioso dunque, per Salis, accusata del pestaggio di alcuni neonazisti durante il Giorno dell'Onore, tornare laddove sono avvenuti gli scontri incriminati, e dove ha già scontato più di un anno di detenzione. Il rischio provocazione è dietro l’angolo.

Ilaria Salis, l’ostaggio

“Grazie di cuore a tutte e tutti per i tanti messaggi di solidarietà e sostegno. La battaglia continua!”, le parole di Salis appreso del rinvio. Ma la battaglia ha un esito tutt’altro che scontato. Fondamentale sarà il verdetto della commissione. Non è mai accaduto infatti nella storia del Parlamento europeo che la plenaria ribaltasse la raccomandazione della JURI. Ma il caso è talmente eclatante, sia nel merito - Salis rischia 24 anni di carcere - sia a livello politico, che il finale di partita è aperto. Tanto più che il voto in plenaria è a scrutinio segreto.

Quindi meglio lavorare sotto traccia per garantirsi il consenso dei membri di Strasburgo, e non mettere in imbarazzo von der Leyen - e la sua maggioranza - in gran parte favorevole a Salis piuttosto che creare polemiche o problemi di ordine pubblico in un’occasione molto mediatizzata come il Pride.

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