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Terzo mandato, bocciatura finale. Fontana: un affronto ai cittadini

Il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga

 

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Respinto l’emendamento leghista in commissione al Senato, no di FI e FdI con due astensioni . L’ira dei presidenti del Nord. Scontro tra i governatori sul rinvio delle regionali al 2026
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ROMA – Era «una pantomima insensata», sbuffano nella cerchia del presidente del Veneto, Luca Zaia, umore cupo (e da tempo). L’ultimo tentativo leghista di concedere il terzo mandato ai governatori evapora alle nove e mezza di mattina, nella commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. A destra, solo il Carroccio vota sì all’emendamento firmato dal veronese Paolo Tosato, ininfluente l’appoggio di Iv e del rappresentante delle Autonomie. Il pallottoliere di Palazzo Madama recita 5 voti a favore, 15 contrari, tra cui naturalmente FI e il grosso di FdI: tra i meloniani si astengono solo il presidente della commissione, Alberto Balboni, e Domenico Matera. Un segnale che Roberto Calderoli comunque apprezza, spostando il mirino sugli alleati azzurri, i più pugnaci a osteggiare la riforma: «Con amarezza», dice il ministro degli affari regionali, «da Forza Italia hanno fatto muro, noi ci abbiamo provato per cinque volte».

L’amarezza è doppia, per gli ex lumbard. Perché in contemporane…

ROMA – Era «una pantomima insensata», sbuffano nella cerchia del presidente del Veneto, Luca Zaia, umore cupo (e da tempo). L’ultimo tentativo leghista di concedere il terzo mandato ai governatori evapora alle nove e mezza di mattina, nella commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. A destra, solo il Carroccio vota sì all’emendamento firmato dal veronese Paolo Tosato, ininfluente l’appoggio di Iv e del rappresentante delle Autonomie. Il pallottoliere di Palazzo Madama recita 5 voti a favore, 15 contrari, tra cui naturalmente FI e il grosso di FdI: tra i meloniani si astengono solo il presidente della commissione, Alberto Balboni, e Domenico Matera. Un segnale che Roberto Calderoli comunque apprezza, spostando il mirino sugli alleati azzurri, i più pugnaci a osteggiare la riforma: «Con amarezza», dice il ministro degli affari regionali, «da Forza Italia hanno fatto muro, noi ci abbiamo provato per cinque volte».

L’amarezza è doppia, per gli ex lumbard. Perché in contemporanea al «tramonto» del terzo mandato, copyright di Ignazio La Russa, viene archiviata anche un’altra richiesta, non solo di Zaia: rimandare le elezioni regionali d’autunno ai primi del 2026, così il veneto avrebbe potuto inaugurare le Olimpiadi di Milano-Cortina. Proposta discussa ieri dalla conferenza delle regioni, presieduta dal friulano (e leghista) Max Fedriga, su proposta del presidente dem della Campania, Vincenzo De Luca. Mossa gradita a Calderoli, che parla di «problemi per le regioni a chiudere il bilancio», in caso di voto autunnale. Il primo a opporsi è stato un altro democratico, il toscano Eugenio Giani, che punta a fissare le elezioni tra il 12 e il 19 ottobre. Si è accodata l’Emilia Romagna, tramite Davide Baruffi, assessore e membro della segreteria nazionale di Elly Schlein. Scintille con De Luca, che ha accusato gli emiliano-romagnoli di incoerenza, per avere chiesto «una volta» in passato la deroga. «E quando avete chiuso il bilancio?», l’accusa di De Luca. Risposta di Baruffi: «Dopo quattro mesi». Controreplica del presidente campano: «Non ho altro da aggiungere».

Fedriga tenterà comunque un extra time: entro un paio di settimane incontrerà la premier Giorgia Meloni, chiedendo «un approfondimento» sul tema, visto che tra i governatori non si è arrivati a un accordo. E nemmeno a un voto vero e proprio.

Il clima tra i presidenti leghisti delle regioni del Nord resta arroventato. Il più ruvido, davanti a telecamere e taccuini, è il lombardo Attilio Fontana: la bocciatura del terzo mandato sarebbe «uno schiaffo in faccia a quelle comunità che vorrebbero confermare amministratori capaci». E ancora: «È frutto di ripicche e mezzucci di una politica bassa che mira solo all’interesse partitico del momento». Zaia glissa, ma disconosce l’emendamento avallato da Matteo Salvini: «Non ne ero minimamente a conoscenza, per me la partita era già chiusa». Nell’entourage del presidente del veneto (dove negano contatti «da giorni» con il leader del partito) studiano le contromosse: un correntone con Fedriga, interno alla Lega, una “lista Zaia” da mettere comunque in pista e una candidatura a consigliere regionale del presidente uscente. Per contarsi, a suon di preferenze.

Resta da trovare il candidato governatore. Non è facile, in Veneto. FdI ieri rilanciava, con il senatore Luca De Carlo, uno dei papabili per i meloniani insieme a Raffaele Speranzon: «Vista la classe dirigente che ha sul territorio, Fratelli d’Italia è in grado di esprimere un’ottima candidatura». Per via Bellerio però è in pole Alberto Stefani. Dall’altro lato dello scacchiere, nel Pd va ancora convinto De Luca, che non vorrebbe Roberto Fico come nome del campo largo. Alcuni dem rilanciano l’ex ministro Sergio Costa, sempre in quota M5S. Si vedrà.

Per il centrodestra, il tavolo delle regionali si riunirà la prossima settimana, con Francesco Lollobrigida, Giovanni Donzelli, Maurizio Gasparri e Calderoli. Ma l’accordo vero dovrà essere siglato dai leader, che potrebbero vedersi tra il weekend e il cdm di lunedì (anche se Salvini quel giorno partirà per Milano e poi per il Giappone). Si sceglieranno «i migliori», non si sbilancia Donzelli. Mentre Antonio Tajani gongola per avere tenuto il punto: «Il centrodestra non si fonda sul terzo mandato, sarebbe ridicolo».

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