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Almasri, la Cpi boccia l’Italia: “Ha peggiorato le cose”. Casarini: “Si proceda contro il governo”

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In quattordici pagine di osservazione la procura demolisce le memorie difensive presentate da Roma e ne chiede il deferimento. Smentito il ministro Nordio sulla presunta richiesta di estradizione: “Non aveva elementi per valutare”
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ROMA – “Su Meloni, Piantedosi, Nordio e Mantovano il tribunale dei ministri concluda in fretta le indagini in corso per favoreggiamento e la giustizia internazionale, che loro hanno ostacolato, si attivi di conseguenza a ogni livello”. Alla luce delle quattordici pagine di osservazioni con cui la procura della Corte penale internazionale ha demolito la memoria difensiva dell’Italia sul caso Almasri, l’ong Mediterranea, che fra i suoi annovera anche testimoni d’accusa contro il comandante libico, va all’attacco. E chiede che contro la premier, i suoi ministri e il sottosegretario proceda la magistratura in Italia e all’estero.

"Deferimento per l’Italia per inadempimento”

In astratto, la possibilità c’è: la procura della Corte penale internazionale ha chiesto alla Camera (una sorta di tribunale per le indagini preliminari ndr) di emettere una constatazione formale di inadempimento nei confronti dell'Italia e di deferire la questione all'Assemblea degli Stati Parte e/o al Consiglio di Si…

ROMA – “Su Meloni, Piantedosi, Nordio e Mantovano il tribunale dei ministri concluda in fretta le indagini in corso per favoreggiamento e la giustizia internazionale, che loro hanno ostacolato, si attivi di conseguenza a ogni livello”. Alla luce delle quattordici pagine di osservazioni con cui la procura della Corte penale internazionale ha demolito la memoria difensiva dell’Italia sul caso Almasri, l’ong Mediterranea, che fra i suoi annovera anche testimoni d’accusa contro il comandante libico, va all’attacco. E chiede che contro la premier, i suoi ministri e il sottosegretario proceda la magistratura in Italia e all’estero.

"Deferimento per l’Italia per inadempimento”

In astratto, la possibilità c’è: la procura della Corte penale internazionale ha chiesto alla Camera (una sorta di tribunale per le indagini preliminari ndr) di emettere una constatazione formale di inadempimento nei confronti dell'Italia e di deferire la questione all'Assemblea degli Stati Parte e/o al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Motivo? L’Italia non ha adempiuto agli obblighi che discendono dallo Statuto di Roma che ha sottoscritto, ha riportato indietro Almasri sottraendolo alla giustizia internazionale, per di più “dimenticando” di procedere a perquisizione e sequestro di quanto avesse con sé e nelle memorie difensive presentate non ha fornito “alcuna spiegazione valida, né tanto meno una giustificazione”. Anzi, se possibile, ha peggiorato le cose.

Dalle memorie elementi per contestare altre violazioni

“Il ritardo di tre mesi nella comunicazione di una richiesta di estradizione presumibilmente concorrente proveniente dalla Libia e l'errata applicazione dell'articolo 90 costituiscono ulteriori inadempimenti dell'Italia agli obblighi previsti dallo Statuto”, si legge nel documento.Quattordici pagine, più di trenta le osservazioni puntuali su falle, errori, omissioni, se non veri e propri trucchi utilizzati dall’Italia per non consegnare Almasri, il documento, anticipato in mattinata dalla Stampa, è un atto d’accusa gravissimo contro il governo Meloni e soprattutto contro il suo ministro della Giustizia. Perché Nordio – mette nero su bianco la Corte – ha mentito, rappresentando circostanze impossibili.

Non tiene il “trucco” della richiesta di estradizione

Il riferimento è alla presunta richiesta di estradizione arrivata dalla Libia. Ma, primo, spiegano i procuratori, Roma alla Cpi non ha mai mandato alcun documento ufficiale. Secondo, l’Italia non ha estradato Almasri, lo ha “rilasciato e trasferito in piena libertà in Libia” dove è stato accolto da una folla festante. Terzo, in nessuna fase l’Italia ha informato la Corte. Quarto – e proprio questo è il punto più imbarazzante per il ministro Nordio – lui non solo non aveva alcun tipo di competenza per entrare nel merito del mandato d’arresto e della sua ammissibilità “che solo la Corte può decidere”, ma neanche gli elementi conoscitivi necessari per fare una valutazione, a cui per altro è arrivato basandosi “su premesse errate sia dal punto di vista giuridico che fattuale”.

La non plausibile versione fornita dall’Italia

Secondo la versione fornita da Roma, Almasri sarebbe stato riconsegnato a Tripoli perché lì sotto indagini per circostanze del tutto simili a quelle per cui procedeva la Cpi. Tecnicamente, a detta del ministro Nordio, la Cpi avrebbe violato il principio di complementarietà. Ma per l’Aja è impossibile, banalmente perché “non vi è stata alcuna interazione o comunicazione tra la Corte e le autorità libiche" e “né l'Italia né la Libia erano in grado di valutare se sussistesse” una violazione della complementarietà perché le accuse della Cpi non erano note.

“Al momento della sua presunta richiesta di estradizione del 20 gennaio 2025 – mette nero su bianco la Corte - la Libia non era a conoscenza del contenuto delle accuse contenute nel mandato di arresto della Cpi, rimasto segreto fino al 24 gennaio 2025. La Libia ha avuto accesso solo alla diffusione emessa dall’Interpol, che elenca succintamente la qualificazione giuridica ai sensi dello Statuto dei crimini contestati, ma non fornisce alcuna informazione sui fatti, le circostanze e la condotta contestati nel procedimento dinanzi alla Cpi”. Su che base, dunque, sarebbe stata inviata una formale richiesta che l’Italia ha poi usato per giustificarsi e poi non ha neanche fornito?

Zero approfondimenti sulle richieste libiche

“La Libia – conclude la Corte - non era in grado di sostenere con sincerità che "le stesse accuse" fossero oggetto di indagini interne, e l'Italia non avrebbe dovuto accettare passivamente la tesi della Libia”. E non ha fatto neanche indagini per capire se la tesi di Tripoli fosse fondata.

“In Italia siamo di fronte a un gigantesco paradosso – dice il cofondatore e capomissione di Mediterranea Luca Casarini – noi siamo stati spiati per anni perché considerati una minaccia per la sicurezza nazionale perché salviamo persone in mare, per lo stesso motivo siamo sotto processo a Ragusa, e chi le tortura, le uccide e le sfrutta è reputato una risorsa tanto importante da spingere il governo a disobbedire a una corte internazionale. Prima o poi, questa è una questione che dovrà essere affrontata nelle sedi competenti. E i veri responsabili di violazioni e crimini dovranno risponderne”.

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