I "rami secchi", cinquanta giorni dopo, sono stati potati. Almeno una battaglia, in buona parte, la portano a casa i capi delle Procure italiane. Snellimento delle procedure e semplificazione nel lavoro di organizzazione degli uffici: passano infatti il primo step quelle modifiche che vanno incontro alle esigenze dei vertici dei pubblici ministeri. Ecco la "delibera" della pace che dovrebbe passare in plenum, mercoledì prossimo, al Consiglio superiore della magistratura, vicepresidente Fabio Pinelli, dopo l'attività di mediazione messo in campo dalla settima commissione di Palazzo Bachelet.
Sembra dunque sul punto di ricomporsi la frattura - di cui aveva dato conto Repubblica il 7 maggio scorso - tra i 26 procuratori distrettuali d'Italia, in testa anche la Direzione nazionale antimafia guidata da Giovanni Melillo, e il Csm per le "rigidità, i lacci", l'eccessivo schematismo imposto nove mesi fa dalla cosiddetta "Circolare sugli uffici requirenti" varata dal Consiglio, che aveva creat…
I "rami secchi", cinquanta giorni dopo, sono stati potati. Almeno una battaglia, in buona parte, la portano a casa i capi delle Procure italiane. Snellimento delle procedure e semplificazione nel lavoro di organizzazione degli uffici: passano infatti il primo step quelle modifiche che vanno incontro alle esigenze dei vertici dei pubblici ministeri. Ecco la "delibera" della pace che dovrebbe passare in plenum, mercoledì prossimo, al Consiglio superiore della magistratura, vicepresidente Fabio Pinelli, dopo l'attività di mediazione messo in campo dalla settima commissione di Palazzo Bachelet.
Sembra dunque sul punto di ricomporsi la frattura - di cui aveva dato conto Repubblica il 7 maggio scorso - tra i 26 procuratori distrettuali d'Italia, in testa anche la Direzione nazionale antimafia guidata da Giovanni Melillo, e il Csm per le "rigidità, i lacci", l'eccessivo schematismo imposto nove mesi fa dalla cosiddetta "Circolare sugli uffici requirenti" varata dal Consiglio, che aveva creato oggettivi problemi alla "speditezza" di cui necessitano disposizioni e ritmi delle attività dei pm. In non pochi casi, tra l'altro, si erano creati ingorghi o rallentamenti di fronte a parziali bocciature da parte dei Csm dei programmi organizzativi degli uffici.
Quelle critiche sono quindi recepite: più spazio per l’immediata esecutività dei provvedimenti organizzativi; netta distinzione tra provvedimenti attuativi che non devono essere comunicati e sono di competenza esclusiva del procuratore e provvedimenti che modificano il progetto organizzativo; maggiore possibilità di redistribuzione dei procedimenti in casi di assenza prolungata dei magistrati titolari. E possibilità di segretazione dei provvedimenti di assegnazione di procedimenti (in deroga ai criteri previsti nell'organizzazione): ad esempio, quando vi sono indagini che interessano il personale amministrativo o della polizia giudiziaria interna, che abbiano collegamenti con personale o magistrati dell’ufficio.
Relatori i togati Maria Vittoria Marchianò e Marco Bisogni, insieme con i consiglieri-colleghi Roberto Fontana, Maurizio Carbone e Eligio Paolini, la delibera della settima commissione riconosce che occorreva farsi carico di "dubbi interpretativi, o vere e proprie criticità applicative maggiormente ricorrenti, utili a coniugare in maniera più adeguata l'assetto normativo attualmente vigente con le peculiari esigenze organizzative degli uffici requirenti". E dal confronto, anche aspro in seguito a quella missiva (non prevista), i consiglieri hanno voluto cercare "l'ottimale punto di incontro" nel solco del "modello partecipato che ha contraddistinto l'attività della commissione".
Per tutti i consiglieri togati, uniti nella lotta contro la riforma della separazione delle carriere - al di là delle diverse sensibilità dei vari gruppi - si tratta di un risultato che mostra la necessità di avere un Csm forte, certo non basato sul sorteggio dei vari membri, come previsto dal ddl firmato Carlo Nordio e premier Meloni.
Non a caso Fontana, indipendente di area di sinistra, tra gli autori della mediazione, scrive nella sua chat con 2000 magistrati: “Quando il Csm opera come organo di normazione secondaria, è sempre all’altezza del ruolo che la Costituzione gli attribuisce. In queste delibere di sistema il Csm esprime il meglio. La complessità dei temi e la difficoltà di trovare punti di equilibrio tra esigenze operative confliggenti ma anche visioni di sistema diverse, a mio avviso, fa comprendere meglio di qualunque discussione astratta quale sia il valore di organo di autogoverno la cui composizione - come voluto dal legislatore costituente del 1948, sia per la componente laica sia per la componente togata - non sia dovuta alla sorte ma espressione della diversità di orientamenti culturali e di visioni in materia di giustizia presenti nella magistratura (oltre che ovviamente che nel Parlamento)".
Ma c'è spazio anche per un'autocritica di categoria, che è insieme una stoccata ai colleghi: “A fronte di questo, c’è da rimanere sgomenti e increduli - è la sintesi del pensiero del togato Fontana - per il male che la magistratura si è fatta nell’arco di alcuni decenni con le distorsioni, dovute a logiche di modestissimo cabotaggio, verificatesi quasi interamente nel settore delle nomine. Sarebbe bastato un vero colpo di reni dopo lo scandalo dell’hotel Champagne per non trovarci oggi nella situazione in cui ci troviamo, con un ministro a svillaneggiarci e noi sulla difensiva".