Il vicepresidente del Parlamento europeo contro Orbán: “Basta penalizzare le minoranze”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniAl Pride di oggi parteciperà anche il vicepresidente del Parlamento europeo, il verde Nicolae Stefanuta. A Repubblica spiega perché «è una pessima idea toccare i diritti fondamentali alla vigilia della discussione sul Bilancio europeo». Per l’europarlamentare romeno, Orban sta attaccando i diritti fondamentali dell’Ue. E i fondi sono notoriamente legati al rispetto dello stato di diritto.
Al Pride ci sarà una folta e trasversale delegazione del Parlamento europeo. Perché siete qui?
«Gli ungheresi bisogno di noi, di essere protetti da una legge che viola due norme europee fondamentali. Quella che garantisce il diritto di manifestare e quella che tutela le minoranze. Sono particolarmente sensibile ai diritti delle minoranze: vengo dalla Transilvania e sono cresciuto in mezzo a tedeschi, rom e ungheresi. È inimmaginabile che si prendano di mira le minoranze. E una volta che si comincia a farlo, nessuno può dirsi più al sicuro. Non possiamo consentire che nell’Ue si ripeta ciò che avven…
Al Pride di oggi parteciperà anche il vicepresidente del Parlamento europeo, il verde Nicolae Stefanuta. A Repubblica spiega perché «è una pessima idea toccare i diritti fondamentali alla vigilia della discussione sul Bilancio europeo». Per l’europarlamentare romeno, Orban sta attaccando i diritti fondamentali dell’Ue. E i fondi sono notoriamente legati al rispetto dello stato di diritto.
Al Pride ci sarà una folta e trasversale delegazione del Parlamento europeo. Perché siete qui?
«Gli ungheresi bisogno di noi, di essere protetti da una legge che viola due norme europee fondamentali. Quella che garantisce il diritto di manifestare e quella che tutela le minoranze. Sono particolarmente sensibile ai diritti delle minoranze: vengo dalla Transilvania e sono cresciuto in mezzo a tedeschi, rom e ungheresi. È inimmaginabile che si prendano di mira le minoranze. E una volta che si comincia a farlo, nessuno può dirsi più al sicuro. Non possiamo consentire che nell’Ue si ripeta ciò che avvenne negli Anni ’30».
Ci sono molte critiche verso la Commissione e la sua presidente von der Leyen. Nel 2021, quando i simboli Lgbtqi+ furono banditi da scuole e media, agì contro Orban. Stavolta non ha fatto nulla.
«Nei giorni scorsi ha mandato un messaggio di solidarietà molto apprezzato. Io penso, anzi, spero, che farà qualcosa se la polizia non tutelerà i cittadini, se qualcuno resterà ferito. Speriamo non accada».
Cosa possono fare Parlamento e Commissione?
«Guardiamo all’economia. Una volta l’Ungheria era più ricca del mio Paese, la Romania. Adesso a Bucarest si vive meglio rispetto a qui. E questo induce a riflettere: cosa ha fatto questo governo, oltre che spargere odio e aumentare la povertà? Noi non vorremmo sospendere i fondi all’Ungheria. Ma Orbàn si deve rendere conto che stare nell’Ue significa rispettare alcune leggi fondamentali».
Quindi? Cosa possono fare?
«Una procedura d’infrazione».
Che non hanno ancora deciso.
«Noi sul bando noi al parlamento europeo abbiamo condotto un dibattito e molti di noi sono convinti che siamo dinanzi a una violazione dello stato di diritto e che bisognerà parlarne nell’ambito della prossima discussione sul Bilancio europeo. Anche in imminenza di questo dibattito direi che è davvero una pessima idea violare un diritto fondamentale».