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Ricci: “Ora una verifica con von der Leyen, è troppo arrendevole con le destre”

Matteo Ricci 

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L’eurodeputato Pd: “Se noi mettessimo insieme gli eserciti nazionali europei, avremmo già una difesa più forte di quella russa”
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Matteo Ricci, eurodeputato del Pd, è convinto che la maggioranza europeista riunita intorno a Ursula von der Leyen sia in uno stato di pre-crisi e debba andare presto a «una verifica». La responsabilità risiede nella leadership «troppo cedevole alle destre» della presidente della Commissione che, così facendo, rischia di perdere i voti dei socialisti europei.

La Cina sigla un accordo commerciale vantaggioso con gli Stati Uniti, dopo aver risposto con contro-dazi aggressivi. Non pensa che mostrarsi così arrendevoli con Trump sia una strategia sbagliata per l’Europa?

«Il punto di partenza è che siamo di fronte a una destra mondiale molto diversa dal passato, pensiamo a liberisti come Reagan o Berlusconi. La pericolosità di Trump la vediamo anche sulla politica economica protezionistica, che sta creando molto incertezze alle imprese».

Trump minaccia e l’Ue cosa fa?

«L’amministrazione Usa tratta sempre con la pistola carica sul tavolo. Scompare il soft power e la diplomazia, contano s…

Matteo Ricci, eurodeputato del Pd, è convinto che la maggioranza europeista riunita intorno a Ursula von der Leyen sia in uno stato di pre-crisi e debba andare presto a «una verifica». La responsabilità risiede nella leadership «troppo cedevole alle destre» della presidente della Commissione che, così facendo, rischia di perdere i voti dei socialisti europei.

La Cina sigla un accordo commerciale vantaggioso con gli Stati Uniti, dopo aver risposto con contro-dazi aggressivi. Non pensa che mostrarsi così arrendevoli con Trump sia una strategia sbagliata per l’Europa?

«Il punto di partenza è che siamo di fronte a una destra mondiale molto diversa dal passato, pensiamo a liberisti come Reagan o Berlusconi. La pericolosità di Trump la vediamo anche sulla politica economica protezionistica, che sta creando molto incertezze alle imprese».

Trump minaccia e l’Ue cosa fa?

«L’amministrazione Usa tratta sempre con la pistola carica sul tavolo. Scompare il soft power e la diplomazia, contano solo i rapporti di forza e gli affari. L’Europa? Al momento non riesce a reagire, è debole e frammentata, proprio come la vuole Trump, e continua a fargli dei favori. Lo dimostra l’atteggiamento nella trattativa sui dazi. In tutto questo Meloni è la più accondiscendente di tutti, sperando di avere uno sconticino».

Un atteggiamento che abbiamo visto al vertice Nato dell’Aia: il segretario Mark Rutte che lo chiama “daddy” e tutti ad assecondare il target del 5% delle spese militari, a parte Sanchez...

«Se noi mettessimo insieme gli eserciti nazionali europei, senza spendere un euro di più rispetto a oggi, avremmo già un esercito più forte di quello russo. Ma questa cosa non si fa perché Trump e i nazionalisti di casa nostra non vogliono una vera difesa comune ma solo una Nato in cui gli europei spendano di più e gli Stati Uniti di meno».

C’è anche una questione di fiducia che riguarda Ursula von der Leyen?

«La leadership di von der Leyen finora è stata deludente. Noi abbiamo costruito una maggioranza europeista che è costantemente messa in discussione. Non c’è provvedimento che arrivi nel parlamento europeo sul quale il Ppe non provi a cercare una maggioranza alternativa. Questa cosa non può continuare».

Il Pse si prepara a uscire dalla maggioranza?

«Per noi la garante della maggioranza europeista è von der Leyen. Quello che hanno detto Schlein e Sánchez è sacrosanto: ci vuole una verifica della maggioranza europea».

Siete pronti a votarle contro?

«Nessuno di noi vuole regalare il Parlamento europeo e la Commissione all’estrema destra, ma pretendiamo più serietà dal Ppe. E una leadership che sia davvero garante della coalizione. Dopo un anno di legislatura un tagliando ci vuole».

Domani (oggi per chi legge, ndr) lei presenta la coalizione per provare strappare la regione Marche a Francesco Acquaroli. Come sarà?

«Presentiamo pubblicamente l’Alleanza per il cambiamento, così l’abbiamo chiamata. È un’alleanza molto larga, composta da 18 sigle, con partiti e associazioni che hanno contribuito a scrivere un programma di 56 pagine. Un lavoro molto lungo e serio, perché non vogliamo solo vincere ma governare».

Chi ne fa parte?

«Il Pd, il M5S, Avs, ma hanno aderito anche tutte le forze riformiste come i socialisti, +Europa, Italia viva e al momento la parte maggioritaria di Azione. Ci sono anche forze alla nostra sinistra, come alcune liste civiche e Rifondazione comunista».

Con quale obiettivo?

«Far diventare finalmente le Marche una regione forte, protagonista, mentre oggi purtroppo siamo una regione che non conta nulla su alcun tavolo nazionale o europeo. C’è bisogno soprattutto di un cambio di marcia sul disastro sanità di Acquaroli».

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