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Destra contro le toghe, sfida sulla sicurezza: torna lo scudo agli agenti

La protesta delle opposizioni in aula nel corso dell’esame del decreto Sicurezza

 

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Dopo le critiche della Cassazione la maggioranza pensa a un nuovo provvedimento su spinta della Lega. Ok da FdI e FI
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ROMA – Se la Cassazione infilza, la destra raddoppia. Sulla sicurezza il lavoro non è affatto finito, avverte la Lega.

«Un nuovo provvedimento è fortemente auspicabile, con particolare riferimento alle forze dell’ordine: difendere le divise significa difendere gli italiani», è lo slogan che arriva ieri dal partito di Matteo Salvini, a 24 ore dal (robusto) parere del Massimario della Cassazione che suscita l’ira di Nordio e le sprezzanti repliche della maggioranza. A fronte delle 130 pagine della Suprema corte in cui si smantella, per modalità e contenuti, la sostanza di quel Dl della discordia diventato ormai legge, il Carroccio batte sul vecchio tasto. Riaffiora l’idea dello scudo per le forze dell’ordine, già espunto tra le polemiche a gennaio: riguarda i casi in cui gli agenti rischiano i processi per legittima difesa. Il leader del Carroccio lo ha battezzato già “codice blu”, ansioso di rivendicarne la paternità dopo la tragica uccisione del carabiniere Carlo Legrottaglie a Fran…

ROMA – Se la Cassazione infilza, la destra raddoppia. Sulla sicurezza il lavoro non è affatto finito, avverte la Lega.

«Un nuovo provvedimento è fortemente auspicabile, con particolare riferimento alle forze dell’ordine: difendere le divise significa difendere gli italiani», è lo slogan che arriva ieri dal partito di Matteo Salvini, a 24 ore dal (robusto) parere del Massimario della Cassazione che suscita l’ira di Nordio e le sprezzanti repliche della maggioranza. A fronte delle 130 pagine della Suprema corte in cui si smantella, per modalità e contenuti, la sostanza di quel Dl della discordia diventato ormai legge, il Carroccio batte sul vecchio tasto. Riaffiora l’idea dello scudo per le forze dell’ordine, già espunto tra le polemiche a gennaio: riguarda i casi in cui gli agenti rischiano i processi per legittima difesa. Il leader del Carroccio lo ha battezzato già “codice blu”, ansioso di rivendicarne la paternità dopo la tragica uccisione del carabiniere Carlo Legrottaglie a Francavilla Fontana, anche se molto più cautamente va avanti il lavoro del sottosegretario Alfredo Mantovano, con il ministro Nordio, d’intesa anche con il Viminale. E gli alleati rispondono alla chiamata.

«Disponibili a studiare nuovi provvedimenti, si può prendere spunto dalle numerose proposte in tal senso di FdI, da anni sostengo che sia improcrastinabile intervenire per tutelare le forze dell’ordine», si schiera il viceministro meloniano Edmondo Cirielli. «Non solo difenderemo le norme già varate, ma valutiamo ulteriori interventi a tutela delle forze armate e di polizia», fa eco Maurizio Gasparri, presidente dei senatori azzurri.

Ma non è certo agevole prevedere una tutela che punti a “scongiurare” accertamenti o processi per chi ha sparato, o ucciso, seppure spinto dalla legittima protezione dell’incolumità propria o dei cittadini: anche perché tutti quegli atti d’indagini recano tutele per lo stesso indagato. Il lavoro, riconoscono fonti tecniche del governo, «è in corso, si tratta di schivare i profili di incostituzionalità: non andrà certo nel prossimo Cdm». Ma Salvini vorrebbe che vedesse la luce entro settembre. Più ipotesi sul tavolo. Nel contenuto: si punta non a una tutela di privilegio per le divise, ma a estendere la “protezione” ad altre categorie, dai medici ai vigilanti. C’è chi sogna la vecchia norma: sarebbe il vaglio del procuratore a decidere se iscrivere o no la divisa tra gli indagati. E lo “scudo” potrebbe essere inserito nel decreto in preparazione al Viminale che riguarda questioni di carriera, tecniche e ordinamentali.

Queste, peraltro, sono le attese coltivate dai sindacati. «Le norme sui rimborsi e le tutele approvate nel Dl Sicurezza sono un passo avanti ma in effetti non bastano — ragiona Domenico Pianese, segretario Coisp — Il decreto “Forze dell’ordine” potrebbe essere un vettore, certo. Oggi, per un operatore di polizia che spara quando non c’è altra scelta, scattano insieme all’indagine dovuta e alla sospensione, decurtazione di stipendio, blocco della carriera. Sono prezzi alti, che pagano i servitori dello Stato e anche tutte le loro famiglie».

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