L’appello di Mattarella: “Carceri invivibili, fermiamo i suicidi”
di Concetto Vecchio“Il sovraffollamento è insostenibile, i luoghi di detenzione non devono trasformarsi in palestra per nuovi reati, i suicidi sono un’emergenza sociale”. Sergio Mattarella è tornato a denunciare l’inciviltà delle carceri italiane. L’ha fatto incontrando al Quirinale il capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele e una rappresentanza di agenti, di cui ha lodato il duro lavoro di ogni giorno: «Lo svolgete con scrupolo». Sono anni che predica nel deserto. Negli ultimi mesi, finanche nel discorso di fine anno, è tornato sull’argomento più volte, inascoltato. Ora ha ribadito che «le condizioni del sistema carcerario «sono preoccupanti», servono «investimenti necessari e lungimiranti, in modo da garantire un livello di vita dignitoso ai detenuti e al contempo migliori condizioni di lavoro», ha detto agli agenti di custodia. Lo stato di molti istituti di pena «è inadeguato».
Un quadro desolante. I numeri dell’emergenza: l’anno scorso ci sono stati 91 sui…
“Il sovraffollamento è insostenibile, i luoghi di detenzione non devono trasformarsi in palestra per nuovi reati, i suicidi sono un’emergenza sociale”. Sergio Mattarella è tornato a denunciare l’inciviltà delle carceri italiane. L’ha fatto incontrando al Quirinale il capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele e una rappresentanza di agenti, di cui ha lodato il duro lavoro di ogni giorno: «Lo svolgete con scrupolo». Sono anni che predica nel deserto. Negli ultimi mesi, finanche nel discorso di fine anno, è tornato sull’argomento più volte, inascoltato. Ora ha ribadito che «le condizioni del sistema carcerario «sono preoccupanti», servono «investimenti necessari e lungimiranti, in modo da garantire un livello di vita dignitoso ai detenuti e al contempo migliori condizioni di lavoro», ha detto agli agenti di custodia. Lo stato di molti istituti di pena «è inadeguato».
Un quadro desolante. I numeri dell’emergenza: l’anno scorso ci sono stati 91 suicidi. Un record. «Un problema che non dà segni di arresto, un’emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porre fine immediatamente a tutto questo», denuncia il Capo dello Stato. Non si può morire in carcere. «Per rispetto dei valori della Costituzione, del vostro lavoro e della vostra storia», ha precisato. Del resto «le vostre funzioni non si esauriscono nella vigilanza». Mattarella ha sottolineato le carenze di organico della polizia penitenziaria.
Le nostre galere – in gran parte vetuste, stipatissime, indecorose – non fanno onore al Paese. Luoghi spesso invivibili, specialmente in questi giorni torridi. Porvi riparo è un fatto di dignità, anche perché «la rieducazione è prevista dalla Costituzione». E «ogni detenuto recuperato equivale a un vantaggio di sicurezza per la collettività». Il trattamento si fonda su «regole di custodia basate su valutazioni attuali, per ciascuno, con l’obiettivo per il futuro».
Passano i governi ma nessuno ha la volontà politica di affrontarla. I moniti del Colle vanno nella direzione opposta a quella scelta dal governo, un sentimento riassumibile nella frase «non lasciamo respirare chi è nel blindato», pronunciata dal sottosegretario alla giustizia meloniano, Andrea Delmastro nel novembre scorso, alla presentazione di una nuova auto per il trasporto di detenuti al regime del 41 bis.
Come recuperare il detenuto? Servono occasioni di lavoro. Operatori messi in grado di fare bene. Educazione civica. E naturalmente celle dignitose. «I luoghi di detenzione non devono trasformarsi in palestra di addestramento al crimine, nei luoghi di senza speranza ma devono essere effettivamente rivolti al recupero di chi ha sbagliato», ha ammonito Mattarella.
«Lo spazio non può essere concepito unicamente come luogo di custodia, ma deve includere ambienti destinati alla socialità, all’affettività, alla progettualità del trattamento». Il presidente a questo proposito ha ricordato l’insufficiente numero degli educatori, il difficile accesso alle cure sanitarie, specialmente per i detenuti affetti da problemi di salute mentale. «Servono nuove e più adeguate professionalità».
L’emergenza viene da lontano, e pone l’Italia nei gradini più bassi negli standard europei. Il tema fu proposto alle Camere già dal presidente Giorgio Napolitano nel 2013. In un messaggio fece notare come «nelle carceri italiane i detenuti vengono sottoposti quotidianamente, e in massa, a trattamenti inumani e degradanti».
Un anno fa, a luglio, Mattarella denunciò: «Vi è un tema che sempre più richiede vera attenzione: quello della situazione nelle carceri. Basta ricordare le decine di suicidi, in poco più di sei mesi, quest’anno». E la politica fischietta.