Segretaria Elly Schlein, il Pride di Budapest è la vittoria dell’Europa dei diritti contro l’Europa dei sovranismi?
«È prima di tutto una vittoria degli ungheresi sull’autoritarismo di Viktor Orbán. Noi come Pd e come delegazione S&D eravamo lì per difendere libertà e democrazia, il loro diritto a manifestare. Il divieto del Pride è discriminazione istituzionale e viola il diritto europeo dunque non è accettabile».
Il premier ungherese ha accusato l’Ue di aver incaricato i politici dell’opposizione di organizzare l’evento. Lei era lì, che ne pensa?
«Ora Orbán incassa il colpo. Le 200mila persone erano soprattutto ungheresi, c’erano famiglie, giovani, anziani. Gli internazionali erano tanti, ma la grande risposta popolare è arrivata da Budapest. Noi eravamo lì per solidarietà alla comunità Lgbtqia+ sotto attacco in Ungheria e nel mondo. L’amore non si vieta per legge».
Sta dicendo che il vento conservatore soffia più forte?
«Queste destre nazionaliste, di cui fa parte Giorgia …
Segretaria Elly Schlein, il Pride di Budapest è la vittoria dell’Europa dei diritti contro l’Europa dei sovranismi?
«È prima di tutto una vittoria degli ungheresi sull’autoritarismo di Viktor Orbán. Noi come Pd e come delegazione S&D eravamo lì per difendere libertà e democrazia, il loro diritto a manifestare. Il divieto del Pride è discriminazione istituzionale e viola il diritto europeo dunque non è accettabile».
Il premier ungherese ha accusato l’Ue di aver incaricato i politici dell’opposizione di organizzare l’evento. Lei era lì, che ne pensa?
«Ora Orbán incassa il colpo. Le 200mila persone erano soprattutto ungheresi, c’erano famiglie, giovani, anziani. Gli internazionali erano tanti, ma la grande risposta popolare è arrivata da Budapest. Noi eravamo lì per solidarietà alla comunità Lgbtqia+ sotto attacco in Ungheria e nel mondo. L’amore non si vieta per legge».
Sta dicendo che il vento conservatore soffia più forte?
«Queste destre nazionaliste, di cui fa parte Giorgia Meloni, hanno l’ossessione di cancellare le differenze. Si riempiono la bocca parlando di famiglia tradizionale ma loro non sono un esempio. Le famiglie vanno difese tutte. Al posto di fare la guerra alla povertà e di dare risposte ai bisogni delle persone, fanno la guerra alle libertà individuali. Fanno battaglie ideologiche contro migranti e i diritti Lgbtqia+ per coprire il fatto che tagliano la sanità pubblica e bloccano il salario minimo».
Meloni non ha ancora commentato questa grande partecipazione. L’Italia della destra resta indietro sul terreno dei diritti?
«È un grave silenzio. La premier ha perso un’altra occasione per difendere la democrazia e la libertà. Ma non sono sorpresa. Infatti l’Italia, nel rapporto di Ilga-Europe, è al 35esimo posto su 42 nella difesa dei diritti della persone Lgbtqia+».
Quali passi deve compiere l’Italia per iniziare a scalare la classifica?
«Noi continuiamo a batterci per una legge contro l’omotransfobia, c’è il disegno di legge Zan che la destra ha affossato tra gli applausi dicendo che si rischiava una deriva liberticida. Che libertà difendono, quella di picchiare i gay? Poi chiediamo una legge che riconosca i diritti della famiglie omogenitoriali e delle famiglie gay. Non possono essere solo le Corti a indicare la strada, serve una legge. E poi chiediamo il matrimonio egualitario, in Spagna sono stati appena festeggiati i 20 anni».
Si aspettava una reazione più incisiva da parte della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen a Orbán?
«Noi pretendiamo dall’Ue, a partire dalla Commissione, che facciano rispettare i trattati europei e i principi dello stato di diritto. Chi non li rispetta deve essere sanzionato con tutti gli strumenti a disposizione».
Dunque Orbán deve essere sanzionato?
«L’Ungheria, per esempio, non può pretendere i fondi europei e poi violare i diritti fondamentali e rifiutare l’accoglienza dei richiedenti asilo».
In questi giorni lei è stata particolarmente critica nei confronti di Von der Leyen e non ha escluso una presa di posizione più forte. In cosa si tradurrà?
«I voti dei social democratici al Parlamento europeo non possono essere dati per scontati. Non è accettabile che la Commissione si avvalga di diverse maggioranze secondo le sue esigenze. Non è possibile vedere i popolari flirtare con l’estrema destra. La nostra presidente del gruppo ha detto che serve un segnale politico: il perimetro di riferimento non può essere quello con l’estrema destra».
Al Pride erano presenti anche Carlo Calenda di Azione e Ivan Scalfarotto di Iv, il tema dei diritti può essere un terreno sul quale costruire il campo largo nonostante le divergenze di questi mesi?
«Penso che sia stato veramente importante essere insieme. Ci sono molti punti su cui costruire una convergenza. Non solo i diritti, ma anche la difesa della sanità pubblica, della scuola pubblica, dell’università e della ricerca, delle politiche industriali necessarie per accompagnare le transizioni ecologiche e digitali. Tutto ciò è collegato al diritto a un lavoro dignitoso. Abbiamo fatto una proposta di salario minimo che Meloni continua a ignorare, come d’altronde ha fatto Trump negli Stati Uniti. I due sono in sintonia».
Anche sulla richiesta di innalzamento delle spese militari al 5% vede questa sintonia?
«Meloni vuol fare un regalo all’amico Trump perché questa mossa non rafforza la difesa comune europea ma si risolverà con maggiori acquisti dagli Usa e farà saltare lo stato sociale italiano. Doveva dire no a Trump sul 5% come Sanchez, e pure sui dazi. Doveva dire no a Orbán che vieta i Pride e nega solidarietà sull’accoglienza all’Italia. La premier per i suoi amici sacrifica l’interesse nazionale».
La Cassazione ha segnalato alcune criticità del decreto Sicurezza. Il governo deve intervenire con una nuova legge?
«Quel decreto è incostituzionale e ci porta più indietro del codice Rocco. Oggi la destra critica la Cassazione anche per aver detto che i Cpr in Albania cozzano con il diritto europeo, ma invece di scagliarsi contro i giudici si assumano la responsabilità di aver fatto un’operazione illegale, cinica, inumana e tra l’altro inefficace».
La Libia ha inviato a Roma una lettera per la riconsegna del generale Almasri. La procura della Corte penale ha deferito l’Italia. È la conferma di ciò che avete detto in questi mesi?
«Il governo ha scelto di liberare un torturatore come Almasri. Netanyahu, Meloni e Trump attaccano i giudici perché questa destra non accetta di dover sottostare alle leggi e al diritto internazionale perché pensano di stare al di sopra della legge».