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Fine vita, pronto il testo della legge della destra: escluso il sistema sanitario nazionale

Una manifestazione dell'associazione Coscioni

 

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Quattro articoli, per creare un Comitato nazionale che valuta tutte le istanza dei malati, per escludere il sistema pubblico da tutte le procedure. La criticità del sostegno vitale. Il Pd: “Ddl poco digeribile”
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Quattro articoli per regolamentare il fine vita in Italia, a cinque anni dalla richiesta della Corte Costituzionale di un intervento da parte del Parlamento. E’ pronto il testo del comitato ristretto del Senato che verrà portato in commissione. Non si tratta più dei fogli sparsi presentati da FdI alcuni giorni fa ma di un disegno di legge dal titolo “Disposizioni esecutive della sentenza della Corte Costituzionale del 22 novembre 2019, n.242”. Il relatore Pierantonio Zanettin di Forza Italia ha detto che il testo “è il frutto di una mediazione non al ribasso. Abbiamo affrontato tutti i temi. Il testo è stato condiviso da tutta la maggioranza, ci sono delle riserve delle opposizioni, cercheremo di lavorare al meglio per una legge tanto attesa”. Il 17, dopo il passaggio in commissione, la norma arriverà in aula e di certo ci saranno richieste di cambiamento da parte dell’opposizione. “Questo testo è francamente poco digeribile, occorre modificarlo, così non va bene, rischia paradossalme…

Quattro articoli per regolamentare il fine vita in Italia, a cinque anni dalla richiesta della Corte Costituzionale di un intervento da parte del Parlamento. E’ pronto il testo del comitato ristretto del Senato che verrà portato in commissione. Non si tratta più dei fogli sparsi presentati da FdI alcuni giorni fa ma di un disegno di legge dal titolo “Disposizioni esecutive della sentenza della Corte Costituzionale del 22 novembre 2019, n.242”. Il relatore Pierantonio Zanettin di Forza Italia ha detto che il testo “è il frutto di una mediazione non al ribasso. Abbiamo affrontato tutti i temi. Il testo è stato condiviso da tutta la maggioranza, ci sono delle riserve delle opposizioni, cercheremo di lavorare al meglio per una legge tanto attesa”. Il 17, dopo il passaggio in commissione, la norma arriverà in aula e di certo ci saranno richieste di cambiamento da parte dell’opposizione. “Questo testo è francamente poco digeribile, occorre modificarlo, così non va bene, rischia paradossalmente di essere quasi peggio dello status quo”, dice Alfredo Bazoli del Pd.

Le cure palliative

Nel testo sono confermati alcuni elementi già emersi e criticati, sia per quanto riguarda i tempi sia per l’esclusione del sistema sanitario nazionale dalle procedure legate al suicidio assistito. Nell’articolo 1 si fa una premessa sul fatto che la Repubblica assicura la tutela alla vita di tutti i cittadini. L’articolo 3 è dedicato alle cure palliative. Si vuole essere certi che vengano applicate in tutto il paese e si incarica Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni di istituire un osservatorio per esaminare i progetti delle Regioni su questo tipo di attività. In realtà Agenas si occupa già di valutare come erogate utilizzate le cure palliative nelle Regioni e ci sono già obiettivi da raggiungere in fatto di utilizzo sui pazienti che ne hanno bisogno. Comunque sia, la maggioranza spinge molto su questo punto, forse pensando che assicurando cure palliative si riduca il numero di suicidi assistiti. In realtà, molti di coloro che fino ad ora hanno scelto questo tipo di trattamento (che, va ribadito, è già possibile in Italia grazie alla Consulta) ricevevano anche cure palliative.

Il cambiamento nei requisiti

Gli articoli 2 e 4, sono quelli che contengono le linee più importanti della legge. Nel 2 si si modifica il codice penale, eliminando la punibilità della persona che aiuto il malato a compiere il suicidio assistito. Era proprio da qui che partiva la Corte Costituzionale nella sua sentenza. Sembrano esserci però delle differenze tra le quattro condizioni richieste dalla Consulta e quelle inserite nel testo, che sono una in più. La persona che chiede il suicidio assistito, scrivono gli esponenti della maggioranza, deve essere inserita nel percorso di cure palliative (la Corte non ne parlava), deve essere affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche insopportabili e capace di intendere e di volere. Nel testo si parla di una persona “tenuta in vita da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali”, cosa che fa pensare all’utilizzo di macchinari per assistere il malato. La Consulta aveva però parlato, in una sentenza successiva, di trattamenti di sostegno alla vita anche farmacologici, quindi aveva dato una lettura più estesa di questa condizione.

Il Comitato di valutazione

Nell’articolo 4 si conferma che si farà un “comitato nazionale di valutazione”. Oggi, come diceva la Consulta, le richieste di suicidio assistito erano valutate da comitati locali. Quello nazionale ha sette componenti: un giurista, professore universitario e avvocato, un bioeticista, un anestesista e rianimatore, un medico palliativista, uno psichiatra, uno psicologo e un infermiere. Saranno loro, nominati con decreto dal presidente del Consiglio, a valutare le istanze. Restano in carico cinque anni e possono essere rinnovati per due volte al massimo. Possono chiedere il parere a specialisti che si occupano della patologia della persona che richiede il suicidio. Alle richieste devono rispondere entro 60 giorni e se il caso è complesso possono prendersene altri 30 (erano 60 nelle versioni precedenti della legge). Altro cambiamento riguarda il termine entro il quale può essere ripresentata la domanda dal malato che abbia ricevuto un no dal comitato. Deve aspettare 180 giorni. Il termine è più breve dei 4 anni ipotizzati in precedenza ma comunque si tratta di molto tempo, anche tenendo conto del fatto che certe patologie possono avere dei peggioramenti rapidi.

Il servizio sanitario pubblico non interviene

Infine, si torna su un punto che aveva scatenato le polemiche. E cioè si dice che il personale, le strumentazioni e i farmaci del sistema sanitario nazionale “non possono essere impiegati al fine della agevolazione del proposito di fine vita considerata dalla sentenza della Corte Costituzionale”. La Toscana, unica Regione ad aver legiferato sul suicidio assistito, ha invece messo a disposizione il suo personale sanitario e i medicinali

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