Italo Bocchino attivissimo: direttore del Secolo d’Italia, intellettuale d’area, meloniano di ferro, da un mese segue la comunicazione del governatore delle Marche Acquaroli. In tv – si definisce “opinionista La7” – è ospite agguerrito in total black, con tee sotto la giacca.
L’altra sera essendo quello per la pace preteso da Trump e il monte Rushmore un po’ troppo affollato, proprio da Lilli Gruber ha lanciato la boutade del Nobel all’economia alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La più lesta ad attaccarlo è stata la 5stelle Chiara Appendino: “Quando pensi che la propaganda meloniana non possa scendere più in basso, ecco che iniziano a scavare: se Meloni merita il Nobel per l'economia, Bocchino merita il Pulitzer per il giornalismo”. Comunque il video è virale e si accompagna a svarioni matematici di repertorio della premier.
Matteo Ricci, eurodeputato del Pd e candidato del campo largo meno Calenda per le Marche, gli ha dato del “badante” del suo avversario Acquaroli. Da q…
Italo Bocchino attivissimo: direttore del Secolo d’Italia, intellettuale d’area, meloniano di ferro, da un mese segue la comunicazione del governatore delle Marche Acquaroli. In tv – si definisce “opinionista La7” – è ospite agguerrito in total black, con tee sotto la giacca.
L’altra sera essendo quello per la pace preteso da Trump e il monte Rushmore un po’ troppo affollato, proprio da Lilli Gruber ha lanciato la boutade del Nobel all’economia alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La più lesta ad attaccarlo è stata la 5stelle Chiara Appendino: “Quando pensi che la propaganda meloniana non possa scendere più in basso, ecco che iniziano a scavare: se Meloni merita il Nobel per l'economia, Bocchino merita il Pulitzer per il giornalismo”. Comunque il video è virale e si accompagna a svarioni matematici di repertorio della premier.
Matteo Ricci, eurodeputato del Pd e candidato del campo largo meno Calenda per le Marche, gli ha dato del “badante” del suo avversario Acquaroli. Da quando c’è lui, il succo del pensiero di Ricci, la campagna “è diventata fango, fake news, attacchi personali e cose comiche”. Poi gli ha dato dello “squadrista di sempre”.
Però essendo al governo, così la destra giustamente si percepisce, e dà alle stampe “La destra di governo. Da Pinuccio Tatarella a Giorgia Meloni” con interventi di La Russa, Sangiuliano, Campi, Fini e Bocchino appunto, che presenta a Bari con altri intellettuali di area, gli stessi che ieri hanno ricordato presso la fondazione An lo storico Giuseppe Parlato.
Bocchino che ha scritto e pubblicato “Perché l’Italia è di destra”, presentato al circolo Canottieri Lazio della capitale lo scorso maggio, e dunque per sillogismo lui stesso autobiografia del Paese. Un passato nel Msi, assunto nel 1994 da Tatarella come cronista parlamentare al Secolo d'Italia. A Fiuggi il più giovane della cantera dell’ideologo di An. Vicepresidente del Consiglio con Silvio Berlusconi e scudiero di Fini nell’avventura sfortunata di Futuro e libertà.
Oggi alfiere del melonismo, anche se si definisce “un giornalista indipendente”, e invero alla fondazione di FdI un po’ dimenticato dalla triade La Russa-Meloni-Crosetto. Garantisce che non sarà mai in lista o in qualche cda, e per ora si limita a prestare il fianco mediatico in difesa del governo. Lavoro tosto e talvolta ingrato, come quando Rula Jebreal, che aveva definito ingiustamente “profondamente antisemita”, gli ha dato ingiustamente del “pazzo, ubriaco” e “vergogna umana”.