«Li abbiamo messi dietro perché danno una bella luce», dicono gli allestitori della casa d'aste Finarte prima di cominciare. Pomeriggio accaldato nel salotto buono milanese in via dei Bossi, la mercanzia all'asta è tutta esposta con grande cura ed eleganza, ma in bella vista dietro la battitrice Georgia Bava - nonostante ci siano anche dei De Chirico della collezione di Monica Vitti, prezzo base oltre i 400 mila euro - svettano loro: le serigrafie di Mao Tse Tsung di Andy Warhol, donate dal banchiere Mario D'Urso a Fausto e Lella Bertinotti.
Il socialismo e la lotta di classe per raggiungerlo, qui, sono la cosa più lontana del mondo. Ma l'arte tutto può e così eccoli lì, gli iconici ritratti del rivoluzionario all'asta, pronti per il miglior offerente. L'ammin…
«Li abbiamo messi dietro perché danno una bella luce», dicono gli allestitori della casa d'aste Finarte prima di cominciare. Pomeriggio accaldato nel salotto buono milanese in via dei Bossi, la mercanzia all'asta è tutta esposta con grande cura ed eleganza, ma in bella vista dietro la battitrice Georgia Bava - nonostante ci siano anche dei De Chirico della collezione di Monica Vitti, prezzo base oltre i 400 mila euro - svettano loro: le serigrafie di Mao Tse Tsung di Andy Warhol, donate dal banchiere Mario D'Urso a Fausto e Lella Bertinotti.
Il socialismo e la lotta di classe per raggiungerlo, qui, sono la cosa più lontana del mondo. Ma l'arte tutto può e così eccoli lì, gli iconici ritratti del rivoluzionario all'asta, pronti per il miglior offerente. L'amministratore delegato di Finarte, Alessandro Guerrini, non si nasconde: «La storia di un'opera, ma pure di chi l'ha posseduta, vale molto, certo...». E i lotti 21-44 della collezione Bertinotti, coppia comunista mai pentita e a dispetto di ciò per anni assai ambita nelle feste dei ricchi veri, hanno un fascino tutto loro.
Le sedie in sala sono piene, c'è gente anche in piedi («considerato che è il 2 luglio e che fa questo caldo... davvero niente male», spiegano gli addetti ai lavori, da queste parti si va in vacanza presto); ai lati le postazioni dei concentratissimi operatori ricevono le offerte al telefono anche dall'estero, e poi ci sono quelli collegati in diretta online sulle piattaforme.
Dopo soli 20 minuti di asta si arriva ai beni dell'ex segretario di Rifondazione comunista e consorte. Questa la cronaca secca. Un Victor Brauner, Emotion del 1956, si parte da 7.500 euro: niente, nessuna offerta. Poi: un quadro di Alberto Ziveri a 1.400 euro, un secondo di Ziveri a 1.300, un terzo (ritratto di Alberto Moravia) e un quarto dello stesso autore rispettivamente a 700 e 1.000 euro; 2 mila euro per un manufatto in legno di Pericle Fazzini; 260 euro per un quadro di Alessandro Kokocinski (con dedica "a Lella, bella e straordinaria donna)", 850 per un altro del medesimo artista. Passa senza offerte una testa in bronzo di Antonietta Mafai, a 2.800 euro.
Dopo: un Marco Gastini a 850 euro ("per Lella e Fausto con amicizia e con grande, grande stima"), un secondo per 550 ("per Lella e Fausto, con l'augurio di un 2004 pieno di cose importanti, belle, umani.... e felici!"). Poi, un Piero Dorazio a 5.500 euro, regalo per i 32 anni di matrimonio, 1.900 per il secondo ("auguri per Lella Bertinotti, leggiadra colonna del suo compagno, custode e promotore delle nostre speranze!"). Un cavallo in bronzo di Mario Ceroli: aggiudicato a 2.800 euro; un vaso di Luca Maria Patella, 2 mila euro; un piatto in ceramica con albero di Mario Schifano, 600 euro; collage di panni su tela di Mario Ceroli, 1.500 euro.
Una tela di Mario Schifano del 1981, 15 mila euro; Titina Maselli, sorella del regista Citto, Camion del 1976, 9 mila euro.
«Adesso passiamo a queste due serigrafie di cui molto si è parlato in questi giorni», Bava introduce i Mao. E si scatenano le offerte, esattamente come si vede nei film. 24, 26, 30, 32, 36, 40, «42 sulla piattaforma», «44 in sala alla mia sinistra», 46, «48 in sala» (l'offerente, un ragazzo francese in piedi, parla al telefono e rilancia di continuo alzando un foglio), 60, 62, 64, 66, 68, 70, insomma: finisce a 106 mila euro, il francese che fa da intermediario ce l’ha fatta, scatta l'applauso.
Poi c'è il secondo Warhol, partenza 22, si sale subito a 40, rilancio sulle piattaforme fino a 60 mila euro: «e uno, e due», e no, din, «65 mila euro per questo Mao rosso», 70, «qualcun altro vuole superare?», 75, 80, «basta così per tutti?», «80 per la prima, per la seconda, aggiudico sulla piattaforma numero 1». Altro applauso.
Cala la tensione, si passa a una serigrafia di Michelangelo Pistoletto, 2 mila euro; un manufatto Dicò, 900 euro. Ultimo pezzo, La gabbia d'oro di Giosetta Fioroni, 13 mila euro.
Fatto veloce conto della serva: per tutto il lotto sono poco meno di 250 mila euro in tutto. Ma non andranno puliti ai Bertinotti: una quota in percentuale spetterà a Finarte, un'altra all'intermediario delegato dalla coppia.