Il testo andrà in aula il 17 luglio ma intanto, dopo il voto di ieri al Senato, il ddl della maggioranza sul fine vita è stato adottato come testo base delle commissioni Giustizia e Sanità del Senato. Il testo — approvato con il voto contrario di tutte le opposizioni — norma l’insieme delle decisioni mediche e legali che riguardano le fasi terminali dell’esistenza di una persona gravemente malata. Gli emendamenti al testo potranno essere presentati entro le 11 del prossimo 8 luglio, ed è interessante vedere come Forza Italia si sia virtualmente staccata dalla maggioranza confidando nella “libertà di coscienza” sul voto.
L’ordine dei medici esprime forti perplessità sul documento, mentre al contempo il centrodestra viene attaccato da destra dai pro-vita, che parlano di «un gravissimo passo verso il baratro dell’eutanasia» e chiedono a FdI di fare retromarcia. Ma cosa prevede in sintesi il disegno di legge? Intanto il Servizio sanitario resterebbe escluso per quanto riguarda “il persona…
Il testo andrà in aula il 17 luglio ma intanto, dopo il voto di ieri al Senato, il ddl della maggioranza sul fine vita è stato adottato come testo base delle commissioni Giustizia e Sanità del Senato. Il testo — approvato con il voto contrario di tutte le opposizioni — norma l’insieme delle decisioni mediche e legali che riguardano le fasi terminali dell’esistenza di una persona gravemente malata. Gli emendamenti al testo potranno essere presentati entro le 11 del prossimo 8 luglio, ed è interessante vedere come Forza Italia si sia virtualmente staccata dalla maggioranza confidando nella “libertà di coscienza” sul voto.
L’ordine dei medici esprime forti perplessità sul documento, mentre al contempo il centrodestra viene attaccato da destra dai pro-vita, che parlano di «un gravissimo passo verso il baratro dell’eutanasia» e chiedono a FdI di fare retromarcia. Ma cosa prevede in sintesi il disegno di legge? Intanto il Servizio sanitario resterebbe escluso per quanto riguarda “il personale in servizio, le strumentazioni e i farmaci”, come riportato nel testo base. C‘è poi la riduzione da quattro anni a sei mesi per il periodo minimo che deve trascorrere prima di poter ripresentare la richiesta di suicidio medicalmente assistito, nel caso in cui sia stata respinta.
Alfredo Bazoli (Pd) rileva che in questo modo si «apre la strada a una privatizzazione del fine vita, con buona pace dell’uniformità di trattamento e della parità di accesso». Il testo della maggioranza è «un’offesa alle persone che soffrono, ai loro familiari e alla laicità dello Stato», accusa invece il segretario di +Europa Riccardo Magi: «L’obbligo di cure palliative per accedere al suicidio assistito è un obbrobrio, mentre l’esclusione del Servizio sanitario nazionale è classista». Non solo le opposizioni sono perplesse: «Il testo solleva gravi preoccupazioni in merito alla tutela dei diritti individuali e all’equità di accesso alle pratiche di fine vita», dice il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta.
Restare nel Ssn «andrebbe incontro al rispetto dei principi della nostra Repubblica e rispetterebbe le indicazione della Corte sulla non punibilità di un paziente che non sopporta più il dolore e ritiene che la sua situazione sia lesiva della dignità. Ultimamente vedo che la discussione si è troppo ideologizzata e questo rende tutto più difficile», commenta invece con Adnkronos Filippo Anelli (Federazione ordini dei Medici Chirurghi). Mentre Beppino Englaro, papà di Eluana, spiega: «Ostacoli e tempi lunghi, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità, Parlamento compreso».
In casa forzista infine, come detto, si auspica invece libertà di coscienza e «dialogo con le opposizioni per migliorare il ddl».