Politica

Per la destra ogni limite è un nemico

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio alla Camera durante il Question time, Roma, 25 Giugno 2025. ANSA/GIUSEPPE LAMI
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio alla Camera durante il Question time, Roma, 25 Giugno 2025. ANSA/GIUSEPPE LAMI (ansa)

Il nuovo nemico del ministro della Giustizia Carlo Nordio è il Massimario della Corte di Cassazione. Un ufficio studi che da vent’anni raccoglie le informazioni della giurisprudenza per fornire ai magistrati una cornice il più possibile esaustiva delle leggi che sono tenuti a far rispettare

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

2 minuti di lettura

Nella visione trumpiana della destra di governo, tutto quello che è limite, è il nemico. Sono nemiche le norme internazionali cui il nostro Paese aderisce da quando sono state scritte, le leggi costituzionali che proteggono i valori fondanti della Repubblica, le istituzioni che non si limitano ad accogliere la volontà suprema del potere esecutivo, esercitando invece quel ruolo terzo e neutro necessario alla democrazia per preservare i suoi equilibri.

Così, il nuovo nemico del ministro della Giustizia Carlo Nordio è il Massimario della Corte di Cassazione. Un ufficio studi che da vent’anni raccoglie le informazioni della giurisprudenza per fornire ai magistrati una cornice il più possibile esaustiva delle leggi che sono tenuti a far rispettare. Per Nordio, semplicemente mettendo in fila i rilievi di alcuni giuristi e costituzionalisti al decreto sicurezza voluto dal governo, quell’ufficio si sarebbe macchiato di «oltraggio al Parlamento» e «irriverenza nei confronti del capo dello Stato». Avrebbe cioè esondato dalle sue competenze per dare una lettura politica di norme cui il governo tiene talmente tanto da averle trasformate nottetempo da disegno di legge in decreto, inventando motivi di necessità e urgenza che nessuno ha neanche provato ad elencare, perché inesistenti.

Rispetto al metodo consueto — la costante delegittimazione di qualsiasi organismo dello Stato non sia semplicemente obbediente ai voleri del potere esecutivo — Nordio ha però fatto stavolta, nell’intervista rilasciata al Messaggero, un notevole salto di qualità. Ha cioè iscritto nella contesa politica il presidente della Repubblica fingendo di non sapere che l’ultimo e più approfondito vaglio costituzionale di una legge non spetta al capo dello Stato, ma alla Consulta. E che se i rilievi di costituzionalità di una legge sparissero per il solo fatto di essere promulgata, si potrebbe agevolmente abolire la Corte Costituzionale.

Ora, non è la prima volta che il Guardasigilli finge di non sapere qualcosa. Ha per esempio finto di non sapere che gli atti coperti da segreto non possono essere divulgati fuori dal ministero della Giustizia, com’è successo nel caso del sottosegretario Andrea Delmastro, finito per questo sotto processo a Roma. Ha finto di non conoscere gli obblighi del nostro Paese nei confronti della Corte penale internazionale, facendo in modo che il torturatore libico Almasri tornasse a casa con tutti gli onori, e su un volo di Stato. Si è detto sorpreso dalla relazione del Massimario della Cassazione, suscitando la risposta della presidente Margherita Cassano, che gli ricorda come non ci sia nulla di nuovo o anomalo in un’attività che va avanti da vent’anni. Finge di non conoscere lo stato invivibile delle carceri, limitandosi a promettere interventi che non risolvono nulla nell’immediato e che non rispondono in nessun modo a un fatto urgente: nelle sovraffollate prigioni italiane non si respira e si muore ogni anno di più, aumentano i suicidi tanto tra i detenuti che tra le guardie carcerarie.

Stavolta, però, il ministro della Giustizia ha dimostrato più che mai la sua incapacità di riconoscere lo spazio di neutralità che protegge le istituzioni democratiche dalle forzature della politica. Ha preteso che per il solo fatto di non aver rinviato il decreto sicurezza alle Camere, il capo dello Stato abbia inteso avallarlo. Nonostante Mattarella abbia esercitato in più punti la sua moral suasion sul disegno di legge sicurezza, prima ancora che fosse trasformato in decreto, ottenendo modifiche su immigrati, madri incinte e bambini in carcere. E abbia ricordato in più occasioni di attenersi alla prassi per cui il Quirinale rimanda una legge al Parlamento — che può comunque riapprovarla in modo identico — solo quando ci sono rilievi di «manifesta incostituzionalità». Solo a novembre scorso, ripeteva ad alcuni studenti a Roma di aver dovuto più volte promulgare leggi che riteneva sbagliate o inopportune, perché il suo ruolo di arbitro non gli consente di entrare nel merito. Tutto questo Nordio non può non saperlo, come non può ignorarlo Giorgia Meloni. Che fa trapelare di ritenere scomposte alcune critiche ai giudici, ripete sempre di non volere uno scontro con la magistratura, ma lascia che i suoi ministri — a ogni occasione — attacchino i contropoteri dello Stato o cerchino di piegarli ai voleri della maggioranza. A pensar male, sembra un gioco delle parti. Che dovrebbe almeno avere la decenza di tenere il Quirinale fuori dalla contesa.

I commenti dei lettori