È stato l’uomo forte di Giorgia Meloni in Sicilia, il link tra via della Scrofa e quel partito che nell’Isola è cresciuto dal 5,6% alle Regionali del 2017 fino a oltre il 20% delle Europee. Ora Manlio Messina — fino a pochi mesi fa vicecapogruppo di FdI alla Camera e fedelissimo della premier — rischia di finire al centro della bufera per l’inchiesta che ha travolto il presidente del Parlamento regionale Gaetano Galvagno, indagato per corruzione e peculato.
Sembra sia lui “l’uomo 6” coperto da omissis negli atti di quell’indagine che sta facendo tremare i vertici istituzionali dell’Isola. Quel personaggio ignoto non risulta al momento indagato, ma viene indicato come punto di riferimento di una rete di interessi finita sotto i riflettori della magistratura. «L’uomo 6? Non credo di essere io» mette le mani avanti fermandosi a parlare durante una pausa dei lavori in Transatlantico. Ha voglia di chiarire, di spiegare, di raccontare, l’ex potente assessore regionale al Turismo (dal 2019 a…
È stato l’uomo forte di Giorgia Meloni in Sicilia, il link tra via della Scrofa e quel partito che nell’Isola è cresciuto dal 5,6% alle Regionali del 2017 fino a oltre il 20% delle Europee. Ora Manlio Messina — fino a pochi mesi fa vicecapogruppo di FdI alla Camera e fedelissimo della premier — rischia di finire al centro della bufera per l’inchiesta che ha travolto il presidente del Parlamento regionale Gaetano Galvagno, indagato per corruzione e peculato.
Sembra sia lui “l’uomo 6” coperto da omissis negli atti di quell’indagine che sta facendo tremare i vertici istituzionali dell’Isola. Quel personaggio ignoto non risulta al momento indagato, ma viene indicato come punto di riferimento di una rete di interessi finita sotto i riflettori della magistratura. «L’uomo 6? Non credo di essere io» mette le mani avanti fermandosi a parlare durante una pausa dei lavori in Transatlantico. Ha voglia di chiarire, di spiegare, di raccontare, l’ex potente assessore regionale al Turismo (dal 2019 al 2022) nella giunta Musumeci. Di lui si ricorda ancora la lettera con la quale si è dimesso dalla carica al gruppo di Montecitorio, in polemica anche con il partito. Sembrava un’uscita estemporanea e alquanto strana su FdI.
Nell’indagine di queste settimane a finire sotto la lente d’ingrandimento è Marianna Amato, esperta di marketing e collaboratrice della Fondazione orchestra sinfonica siciliana. Di lei Galvagno nelle intercettazioni diceva che si trattava di un’intoccabile perché vicina a “uomo6”.
È vicina a lei quell’intoccabile? «Marianna? Certo, ci conosciamo. L’ho incontrata la prima volta quando ero assessore e lei lavorava già alla Fondazione. Mi è sembrata una capace, brava nel suo lavoro», inizia a raccontare Messina. È stato lei a presentarla al presidente dell’Assemblea siciliana Galvagno? «Non ricordo, è passato tanto tempo, ma non escludo che possa essere stato io a presentarli. Ma terrei a precisare che non la sento da oltre due anni». Un contatto più recente potrebbe esserci stato, non più di qualche mese fa, ma soltanto via messaggio. L’ex assessore avrebbe liquidato la conversazione sul nascere.
E il verminaio di polemiche in Sicilia? Messina non commenta l’indagine a carico di Galvagno, ma guarda al suo partito nell’isola con amarezza. Dopo le sue dimissioni da vicecapogruppo si aspettava che anche altri esponenti del partito rimettessero le cariche politiche. Nella sua lettera d’addio l’invito era esplicito. Ma adesso Messina derubrica l’episodio: «In una fase in cui FdI stava cambiando, ho sentito di fare la mia parte». Il riferimento è al commissariamento dei “fratelli di Sicilia” a seguito dei numerosi scandali: Giorgia Meloni ha inviato nell’isola l’emissario Luca Sbardella per mettere ordine. Qualche rimpianto? «Alla guida dell’assessorato al Turismo ho scardinato un sistema, anche rivolgendomi alla magistratura. Forse ho dato fastidio per non aver guardato in faccia a nessuno. Anche all’interno del mio partito». A chi si riferisce? Abbassa lo sguardo, non aggiunge altro. FdI da oltre un anno in Sicilia è lacerato dai veleni e dal fuoco amico. «Guardiamo a quel che di buono abbiamo fatto, il turismo nella regione è cresciuto. Dovremmo concentrarci su quello».