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Giuli-Strega, De Giovanni: “È una sindrome da risentimento culturale”

(agf)

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Intervista allo scrittore: “I circoli di pensiero sono ancora di sinistra e questo non va giù al governo: li fa sentire marginali”
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Stasera, giorno della finale del Premio Strega sarà una serata poco usuale senza ministro nei tavoli degli ospiti d’onore, ma gli scrittori in gara avranno altro a cui pensare. Andrea Bajani, Nadia Terranova, Elisabetta Rasy, Paolo Nori e Michele Ruol probabilmente non noteranno l’assenza. Nell’ambiente qualcuno sorride, altri preferiscono non commentare. Maurizio de Giovanni invece non è stupito e legge le dichiarazioni del ministro come una sorta di eredità culturale della destra difficile da cancellare.

Una specie di risentimento che porta la destra a sentirsi esclusa anche quando gestisce il potere?

«È una sindrome curiosa, un atteggiamento consolidato in oltre settant’anni di opposizione. Evidentemente è difficile cambiare. Colpiti da improvviso benessere non capiscono che i toni dovrebbero essere moderati. Invece mostrano un atteggiamento di evidente insofferenza verso la cultura di sinistra, un tono di malevolenza che non riescono a evitare. Ma al di là dell’episodio dello Stre…

Stasera, giorno della finale del Premio Strega sarà una serata poco usuale senza ministro nei tavoli degli ospiti d’onore, ma gli scrittori in gara avranno altro a cui pensare. Andrea Bajani, Nadia Terranova, Elisabetta Rasy, Paolo Nori e Michele Ruol probabilmente non noteranno l’assenza. Nell’ambiente qualcuno sorride, altri preferiscono non commentare. Maurizio de Giovanni invece non è stupito e legge le dichiarazioni del ministro come una sorta di eredità culturale della destra difficile da cancellare.

Una specie di risentimento che porta la destra a sentirsi esclusa anche quando gestisce il potere?

«È una sindrome curiosa, un atteggiamento consolidato in oltre settant’anni di opposizione. Evidentemente è difficile cambiare. Colpiti da improvviso benessere non capiscono che i toni dovrebbero essere moderati. Invece mostrano un atteggiamento di evidente insofferenza verso la cultura di sinistra, un tono di malevolenza che non riescono a evitare. Ma al di là dell’episodio dello Strega, non mi pare accettabile reagire così. Non rientra nell’ambito di quello che dovrebbe fare un ministro della Repubblica».

Trova manchi di rispetto al suo mandato?

«Non mi preoccupa tanto l’atteggiamento da povero emarginato, quanto il fatto che un ministro non dovrebbe entrare in queste dinamiche. Dire “non vado allo Strega perché non ho ricevuto i libri” è una contrapposizione da evitare, soprattutto per il suo ruolo istituzionale. Come ministro Giuli dovrebbe essere teso all’amministrazione ottimale della cultura, uscendo dal gioco delle parti. Chi si ritrova al vertice di un settore intero non può continuare a ragionare con la logica di destra o sinistra».

Dopo i David di Donatello, Giuli si era piccato con Geppi Cucciari che aveva ironizzato sulla sua retorica complicata.

«La verità è che gli ambienti universitari o i circoli culturali come lo Strega o il Campiello sono ancora di sinistra, numericamente senza dubbio, e questo non va giù a chi ora è al governo. E poi, si sa, l’ironia non è mai stata la caratteristica della cultura di destra. Tutto si può dire del regime di Orbán tranne che sia simpatico». La famosa egemonia culturale che la destra voleva conquistare continua dunque a sfuggire?

«Quando la questione riguarda le nomine e lo spoil system riescono naturalmente a gestirla. Il problema è però che in campo culturale continua ad esserci una evidente disparità numerica che li fa sentire ancora oggi marginalizzati».

E questo giustifica un atteggiamento di rivalsa?

«La cultura per sua natura è inclusiva, non dovrebbe essere appesa ad alcun tipo di egemonia, quindi rimango stupito. Non credo che gli italiani meritino questo»

In concreto che cosa teme?

«Da cittadino sono seriamente preoccupato per i criteri con cui vengono distribuite le risorse. La vicenda del declassamento del Teatro La Pergola di Firenze, escluso dai finanziamenti dei teatri nazionali, lascia sconcertati. Stefano Massini ha fatto da direttore artistico un lavoro straordinario. Aspettiamo ulteriori spiegazioni, non basta rimettersi al giudizio delle commissioni. Hanno agito all’insaputa di Giuli? Se anche fosse, il ministro non fa una bella figura. Ci tengo a esprimere dunque tutta la mia solidarietà a Stefano Massini».

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