ROMA – Diteci se i giornalisti Roberto D’Agostino, Ciro Pellegrino ed Eva Vlaardingerbroek sono stati dei target della nostra intelligence». Tradotto: fateci sapere se siete stati voi a intercettarli. Il Copasir torna a occuparsi del caso Paragon. E lo fa, si apprende da fonti di governo, con una lettera all’Autorità delegata, il sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano, dopo la prima discovery delle indagini delle procure di Roma e Napoli: i pm, per effettuare le analisi forensi sui cellulari, hanno reso noto ufficialmente l’identità dei giornalisti che hanno ricevuto l’allarme «di intrusione» sul loro cellulare. E che hanno presentato denuncia. La polizia postale ha iniziato gli accertamenti e sarà cruciale capire la volontà di Paragon di collaborare: la società israeliana che produce il software Graphite (in grado di trasformare il telefono in un microfono e una videocamera accesi 24 ore su 24 senza alcuna “azione” da parte dell’utente) ha infatti detto di essere in grad…
ROMA – Diteci se i giornalisti Roberto D’Agostino, Ciro Pellegrino ed Eva Vlaardingerbroek sono stati dei target della nostra intelligence». Tradotto: fateci sapere se siete stati voi a intercettarli. Il Copasir torna a occuparsi del caso Paragon. E lo fa, si apprende da fonti di governo, con una lettera all’Autorità delegata, il sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano, dopo la prima discovery delle indagini delle procure di Roma e Napoli: i pm, per effettuare le analisi forensi sui cellulari, hanno reso noto ufficialmente l’identità dei giornalisti che hanno ricevuto l’allarme «di intrusione» sul loro cellulare. E che hanno presentato denuncia. La polizia postale ha iniziato gli accertamenti e sarà cruciale capire la volontà di Paragon di collaborare: la società israeliana che produce il software Graphite (in grado di trasformare il telefono in un microfono e una videocamera accesi 24 ore su 24 senza alcuna “azione” da parte dell’utente) ha infatti detto di essere in grado di sapere chi ha spiato un’utenza telefonica. Fino a questo momento Mantovano, e con lui i direttori delle agenzie di intelligence, hanno fermamente negato di aver intercettato giornalisti con Paragon: non sono stati loro, hanno detto, a inoculare il software nel cellulare del direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, tra i primi a ricevere l’alert. E ora dovranno dire se hanno qualcosa a che fare con le intrusioni sul direttore di Dagospia, su un altro giornalista di Fanpage (Pellegrino) e su una giornalista olandese, una sorta di influencer dell’estrema destra.
I ricercatori canadesi di Citizen Lab – i tecnici che fino a questo momento hanno analizzato una serie di cellulari censendo una novantina di casi di utilizzo fuori dalle regole di Graphite, un software che si può vendere solo ai governi e che non può essere utilizzato su attivisti e giornalisti – si sono già detti certi del fatto che sui telefoni di Cancellato e Pellegrino ci sia un software di Paragon. Chi è stato, quindi, se il programma può essere venduto solo agli Stati e i nostri servizi dicono di non averlo usato? Tre le possibili risposte. Mente il nostro governo se sono stati i servizi a intercettare i giornalisti: fino a questo momento non è però emerso alcun elemento in questo senso. L’analisi nei database è stata negativa. Mente Paragon, se il software è in uso a enti non governativi. È possibile però che non menta nessuno dei due. E che il software, in uso al governo italiano, sia stato illecitamente utilizzato da qualche dipendente infedele, magari messo a disposizione di agenzie private. Se così fosse, Paragon potrebbe averne la prova.
Esiste anche un’altra possibilità. E cioè che i giornalisti siano stati intercettati con spyware diversi da Paragon. Anche perché quello che sta emergendo è un uso sistematico di spyware verso i giornalisti in tutto il mondo.
Nei giorni scorsi, rispondendo a un’interrogazione dell’eurodeputato del Pd, Sandro Ruotolo, Apple ha raccontato di aver inviato, nell’ultimo ciclo di notifiche, alert a utenti in 94 paesi. Utenti selezionati sulla base dell’identificazione di schemi di attività sospette su giornalisti, attivisti, oppositori politici. «È la prova – aveva detto Ruotolo - che siamo di fronte a un attacco sistemico alla libertà di stampa, alla democrazia, alla sicurezza dei cittadini». In Italia come in Europa.