ROMA – Ma dov’è Nordio, chiede a un certo punto il senatore dem Francesco Verducci. «Lo so, è presente in aula il viceministro Sisto, io non parlo della forma, che è a posto. Qui si approvano norme di rango costituzionale che mettono a rischio l’equilibrio dei poteri, si porta a casa lo scalpo della magistratura, e il titolare della Giustizia non c’è, non si fa vedere? In Parlamento, si consuma una ferita. E fuori continua l’inaccettabile bullismo istituzionale contro i magistrati».
È un’altra giornata simbolica per la riforma sulla giustizia, segnata dai (compressi) passaggi parlamentari. Viene approvato in aula al Senato, con i voti della maggioranza, anche l’articolo 2 del ddl Nordio-Meloni. È il cuore del progetto della destra, che modifica l’articolo 102 della Costituzione per distanziare con un colpo d’ascia i percorsi dei magistrati giudicanti da quelli requirenti. Non trattiene l’orgoglio di bandiera Forza Italia: «Un nostro impegno da sempre, un segnale forte di cambiamento…
ROMA – Ma dov’è Nordio, chiede a un certo punto il senatore dem Francesco Verducci. «Lo so, è presente in aula il viceministro Sisto, io non parlo della forma, che è a posto. Qui si approvano norme di rango costituzionale che mettono a rischio l’equilibrio dei poteri, si porta a casa lo scalpo della magistratura, e il titolare della Giustizia non c’è, non si fa vedere? In Parlamento, si consuma una ferita. E fuori continua l’inaccettabile bullismo istituzionale contro i magistrati».
È un’altra giornata simbolica per la riforma sulla giustizia, segnata dai (compressi) passaggi parlamentari. Viene approvato in aula al Senato, con i voti della maggioranza, anche l’articolo 2 del ddl Nordio-Meloni. È il cuore del progetto della destra, che modifica l’articolo 102 della Costituzione per distanziare con un colpo d’ascia i percorsi dei magistrati giudicanti da quelli requirenti. Non trattiene l’orgoglio di bandiera Forza Italia: «Un nostro impegno da sempre, un segnale forte di cambiamento», dice il vicepremier Tajani. Mentre è Galliani a dirla tutta: «Questo obiettivo ci è sempre stato indicato dal presidente Berlusconi come una priorità». E da Fratelli d’Italia, è Rampelli a gonfiare il petto: «Siamo all’alba di una nuova civiltà. È la madre delle riforme insieme a quella sul premierato». Stessa musica dalla Lega, con i rispettivi capigruppo, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari: «Il via libera a questo articolo sancisce l’imparzialità del giudice che restituirà all’intera categoria credibilità agli occhi dell’opinione pubblica».
Ma, nell’aula di Palazzo Madama, dove la discussione riprenderà la prossima settimana – per una prevedibile accelerazione fino al sì del Senato entro un paio di settimane al massimo – le opposizioni continuano a lanciare allarmi, e rilevare contraddizioni profonde, provocando la destra sulla retorica dei magistrati eroi. «Avete trasformato Giovanni Falcone, non in buona fede, in un testimonial di questa separazione – punge il pd Walter Verini – mentre lui aveva fatto sia il pm che il giudicante ed era, al massimo, per la separazione delle funzioni: che già c’è. Meloni ha appena omaggiato la memoria di Borsellino: bene, onorare i caduti dell’antimafia significa essere credibili. Non rallentare le inchieste, non spuntare le armi ai magistrati, non frenare intercettazioni e sequestri». Dagli stessi banchi, l’ex ministro Graziano Delrio alza gli occhi al cielo, riferendosi al sorteggio dei membri dei due Csm, articolo approvato solo 24 ore prima: «Sono norme su cui nessuno ha riflettuto. Giocando a dadi con l’elezione dei membri nei due Consigli, la maggioranza si affida al caso o allo Spirito Santo. E con il sorteggio anche per i membri del Parlamento chissà quanti santi ci vorranno, non oso immaginare gli inghippi». Anche la senatrice Concetta Diamante, dal M5s, rinnova il no drastico dei contiani: «Questa separazione, con tutte le due forzature e rischi, è quanto di peggio si potesse fare alla giustizia italiana». Stessa musica del collega Bruno Marton: «Ma voi della destra avete un problema serio con la giustizia: si capisce, a leggere le inchieste da cui vi sentite minacciati». Crisanti, il virologo e senatore Pd, se possibile è più tranchant: «Voi anteponete ciò che è utile a ciò che è giusto. I greci direbbero “gli dei” – io dico “la storia”– hanno sempre punito chi ha percorso questa strada».