Il governo pasticcia sull’aumento dei pedaggi autostradali. Litiga, si divide e poi fa dietrofront. Tutto nasce da un emendamento al decreto Infrastrutture all’esame delle commissioni Lavori pubblici e Trasporti della Camera. Nel fascicolo depositato dai relatori di maggioranza spunta una proposta di modifica che chiede di incrementare il canone annuale corrisposto all’Anas. Servono soldi (in tutto 90 milioni) per la gestione e la manutenzione delle strade. I costi sono lievitati, soprattutto per l’illuminazione. E per recuperare le risorse necessarie a coprire le spese extra, l’emendamento propone di alzare i pedaggi. Subito, a partire dal primo agosto.
Ecco il balzello: 1 millesimo di euro a chilometro. Per tutti: auto, Suv, camper, moto, camion e traini. Tradotto nelle spese di un cittadino, l’aggravio è di 1 euro ogni cento chilometri. Ventisei centesimi in più per andare da Roma a Firenze, mentre il costo della tratta Milano-Napoli aumenterebbe di 76 centesimi — spiegano fonti de…
Il governo pasticcia sull’aumento dei pedaggi autostradali. Litiga, si divide e poi fa dietrofront. Tutto nasce da un emendamento al decreto Infrastrutture all’esame delle commissioni Lavori pubblici e Trasporti della Camera. Nel fascicolo depositato dai relatori di maggioranza spunta una proposta di modifica che chiede di incrementare il canone annuale corrisposto all’Anas. Servono soldi (in tutto 90 milioni) per la gestione e la manutenzione delle strade. I costi sono lievitati, soprattutto per l’illuminazione. E per recuperare le risorse necessarie a coprire le spese extra, l’emendamento propone di alzare i pedaggi. Subito, a partire dal primo agosto.
Ecco il balzello: 1 millesimo di euro a chilometro. Per tutti: auto, Suv, camper, moto, camion e traini. Tradotto nelle spese di un cittadino, l’aggravio è di 1 euro ogni cento chilometri. Ventisei centesimi in più per andare da Roma a Firenze, mentre il costo della tratta Milano-Napoli aumenterebbe di 76 centesimi — spiegano fonti del ministero dei Trasporti. Appena il testo della misura rimbalza sulle agenzie, le opposizioni vanno all’attacco. «Tasse e propaganda, nient’altro: anche oggi Giorgia Meloni prova a mettere una tassa in più, stavolta sugli italiani che vanno in vacanza», tuona la segretaria del Pd, Elly Schlein. Il leader dei 5 stelle, Giuseppe Conte, punta il dito contro la premier e i suoi vice, Matteo Salvini e Antonio Tajani: «Hanno proposto l’aumento dei pedaggi in autostrada così aggiungiamo un altro po’ di carovita per le vacanze (a chi se le può permettere)». Sui social arriva anche l’attacco di Matteo Renzi: «No, Giorgia! Neanche voi siete con voi. Siete imbarazzanti, ogni giorno peggio», scrive il leader di Iv su X. Il riferimento è a un post di Meloni del 2018 in cui la leader di FdI si scagliava contro «l’aumento indiscriminato dei pedaggi» a danno dei cittadini per concedere «favori ai «concessionari delle autostrade», chiedendo ai follower: «Siete con noi?». Contro gli aumenti al casello anche il co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli: «I cittadini — dice — non possono essere sempre il bancomat di un governo che non ha visione e agisce solo per slogan e propaganda».
A stretto giro arriva la miccia che fa deflagrare lo scontro nella maggioranza. Sono fonti di FdI a dire che tra gli alleati sono emerse voci divergenti sull’emendamento, con «un certo disappunto» dello stesso partito della premier a dare il via libera alla presentazione del testo «voluto dalla Lega». Passano pochi minuti e arriva la replica del Carroccio: «L’emendamento — sottolineano fonti di partito — è stato concordato con tutte le forze di maggioranza, tanto è vero che la norma sarebbe dovuta già essere presente nel testo del decreto Infrastrutture, ma poi si è deciso di farla confluire attraverso un emendamento, comunque sottoscritto da tutti e quattro i relatori del provvedimento». Il testo depositato nelle commissioni è sottoscritto da tutti e quattro i relatori al provvedimento: Antonio Baldelli e Massimo Milani di FdI, Elisa Montemagni della Lega e Francesco Battistoni per Forza Italia. Dopo la contrarietà esternata da FdI, è la premier a intervenire. Ne parla con Salvini. E, subito dopo, il leader del Carroccio chiede di ritirare l’emendamento. Detto, fatto. La relatrice leghista annuncia che toglierà la sua firma dal testo e «quindi la Lega non lo voterà». FdI va dritto sul ritiro: «Non ci sogneremo mai di portare avanti un emendamento non condiviso dal ministro competente, e quindi accogliamo con grande favore l’invito del ministro Salvini a ritirare l’emendamento». Ancora battibecchi e malumori nel giorno in cui il governo va in testacoda sull’autostrada.