La triangolazione va avanti da settimane. Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Friedrich Merz si parlano, si scrivono, ragionano sul futuro dell’Europa e dell’economia continentale. È nata così — si apprende da fonti francesi — l’idea di un appello, sotto forma di lettera, firmato dai tre leader e centrato sul nodo della competitività europea. A partire dall’automotive, uno dei settori che più soffre il gap con le altre superpotenze. Il testo potrebbe vedere la luce presto, già nei prossimi giorni. Anche se, va precisato, si tratta di un “work in progress” che coinvolge diplomazia e sherpa. E che, dunque, deve ancora ricevere il “visto, si stampi” delle tre cancellerie.
Il progetto ha subito un’accelerazione nei contatti che i tre leader hanno avuto al G7 canadese, ma soprattutto al Consiglio europeo dello scorso 26-27 giugno a Bruxelles. L’idea è rendere pubblico l’appello entro 15 o 20 giorni al massimo.
Rafforzare la competitività europea: è questo il cuore dell’appello di Macron, Mel…
La triangolazione va avanti da settimane. Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Friedrich Merz si parlano, si scrivono, ragionano sul futuro dell’Europa e dell’economia continentale. È nata così — si apprende da fonti francesi — l’idea di un appello, sotto forma di lettera, firmato dai tre leader e centrato sul nodo della competitività europea. A partire dall’automotive, uno dei settori che più soffre il gap con le altre superpotenze. Il testo potrebbe vedere la luce presto, già nei prossimi giorni. Anche se, va precisato, si tratta di un “work in progress” che coinvolge diplomazia e sherpa. E che, dunque, deve ancora ricevere il “visto, si stampi” delle tre cancellerie.
Il progetto ha subito un’accelerazione nei contatti che i tre leader hanno avuto al G7 canadese, ma soprattutto al Consiglio europeo dello scorso 26-27 giugno a Bruxelles. L’idea è rendere pubblico l’appello entro 15 o 20 giorni al massimo.
Rafforzare la competitività europea: è questo il cuore dell’appello di Macron, Meloni e Merz. Per gestire la sfida con la Cina e tenere testa alle altre economie emergenti. Innovando. Elaborando piani industriali che permettano agli Stati membri di governare la transizione. Preservando le aziende e i lavoratori.
Per risollevare la competitività, i tre reclamano soluzioni concrete per alcuni dei settori più in crisi. Concentrandosi ad esempio sull’automotive. È un assillo industriale e sociale che tiene in allerta Italia, Francia e Germania. Bastano pochi numeri a spiegarlo: rispetto a venti anni fa, le vendite di veicoli sul mercato europeo nel 2024 sono calate in Europa del 12% (il 30% in Italia). In Cina, l’incremento è stato del 400% (e secondo le previsioni, a fine 2025 Pechino supererà per la prima volta per auto prodotte Usa e Ue messe assieme). Se si analizza l’elettrico, poi, si osserva come piccole economie come Belgio o Danimarca registrino una quota di immatricolazioni “green” in proporzione assai superiore a quelle di Germania, Francia e Italia.
I nodi sono molteplici, tutti ormai chiari ai tre leader e a Bruxelles: l’innovazione, la competitività, il costo del lavoro. E ancora, la necessità di incrementare gli investimenti. È uno svantaggio strutturale enorme. Basti pensare che gli europei affrontano costi dell’energia fino a cinque volte più alti di quelli dei cinesi. L’80% delle gigafactory che producono batterie ha sede in Cina, solo il 5% nel vecchio continente. E i costi sono anche sociali. Secondo l’associazione dei costruttori Ue (Acea), considerando tutto il mondo dell’auto — dunque anche l’indotto e i servizi — si arriva a 13 milioni di occupati in Europa. Un mercato che vale l’8% del prodotto interno lordo continentale (e il 30% degli investimenti).
Da queste premesse, il ragionamento di Macron, Meloni e Merz intende allargarsi all’intera economia continentale. La spinta arriva certamente anche dagli scogli di questo tempo: i dazi americani, gli shock energetici, i conflitti, le regole del Patto di stabilità. Una delle tracce decisive da cui trae ispirazione l’appello è quella contenuta nel report sulla competitività presentato lo scorso settembre da Mario Draghi. Con alcune parole chiave che risuonano: investimenti pubblici e privati su larga scala, riduzione dei prezzi dell’energia, bilanciamento delle esigenze ambientali e di quelle produttive. E soprattutto: alleanza per l’innovazione. Perché nessuna capitale si salva da sola. Draghi si era soffermato anche sul rafforzamento della capacità industriale per la difesa e lo spazio, due terreni su cui gli europei devono gestire l’enorme sfida di sicurezza, facendo però i conti con i vincoli di bilancio continentali.
Il primo indizio di questo “patto a tre” era arrivato lo scorso 23 giugno, durante l’intervento della presidente del Consiglio in vista dell’ultimo Consiglio europeo. In quella sede, Meloni aveva annunciato di essere impegnata a «lavorare assieme a Merz e Macron per definire delle linee comuni a sostegno del settore automobilistico europeo». In questo senso, aveva richiamato l’urgenza di «semplificare il mercato unico» e concentrarsi sull’«innovazione tecnologica». Parlando proprio dell’automotive, aveva ricordato la «crisi profonda» del settore e promesso «coraggio», ipotizzando un «piano per garantire il futuro del settore, a partire dal superamento degli aspetti più surreali del Green Deal» e allo sviluppo di tecnologie utili al processo di decarbonizzazione come biocarburanti, e-fuels e idrogeno. Mettendo agli atti, tra l’altro, la richiesta alla Commissione di un «vero sostegno alla filiera europea, compresa quella per la produzione di batterie». Ora si attende l’appello. Una scossa a tre, a cui von der Leyen dovrà provare a garantire risposte convincenti.