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Lettera sulla competitività Ue, Fitto: “Fatto positivo”. Le aziende: bene una posizione comune

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Apprezzamenti per l’appello di Meloni, Macron e Merz
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MANDURIA (TARANTO) - La lettura politica la dà Francesco Lollobrigida, storicamente il più vicino a Giorgia Meloni tra i ministri del suo governo: “Creare un’anima che non sia più francotedesca in un ambito in cui l’Italia è stata molto marginale è un dato estremamente positivo. Stiamo probabilmente recuperando una strada che speriamo porti a un risultato, senza arrenderci alla fine dell’Europa per inconsistenza”. È la sua esegesi dell’iniziativa della sua ex cognata, la lettera appello alla quale la presidente del Consiglio, come rivelato da Repubblica, sta lavorando con i leader di Francia, Germania e Italia. Un testo sul futuro dell’Europa e dell’economia continentale che dovrebbe essere reso pubblico dopo il voto di sfiducia, previsto per il 10 luglio, alla presidente Ursula Von Der Leyen. Lollobrigida non ci vede tanto una continuità con il rapporto sulla competitività di Mario Draghi. Lui la vede così: “In passato, l’Europa ha piegato la sua capacità competitiva a regole folli. …

MANDURIA (TARANTO) - La lettura politica la dà Francesco Lollobrigida, storicamente il più vicino a Giorgia Meloni tra i ministri del suo governo: “Creare un’anima che non sia più francotedesca in un ambito in cui l’Italia è stata molto marginale è un dato estremamente positivo. Stiamo probabilmente recuperando una strada che speriamo porti a un risultato, senza arrenderci alla fine dell’Europa per inconsistenza”. È la sua esegesi dell’iniziativa della sua ex cognata, la lettera appello alla quale la presidente del Consiglio, come rivelato da Repubblica, sta lavorando con i leader di Francia, Germania e Italia. Un testo sul futuro dell’Europa e dell’economia continentale che dovrebbe essere reso pubblico dopo il voto di sfiducia, previsto per il 10 luglio, alla presidente Ursula Von Der Leyen. Lollobrigida non ci vede tanto una continuità con il rapporto sulla competitività di Mario Draghi. Lui la vede così: “In passato, l’Europa ha piegato la sua capacità competitiva a regole folli. Ha messo in ginocchio le nostre imprese e portato allo stremo la nostra agricoltura. Oggi questa tendenza si è invertita grazie all’Italia”.

Prima di lui, in mattinata, ha dato il suo benestare, parlando con i giornalisti a margine del Forum in masseria organizzato a Manduria da Bruno Vespa con Comin and partners, anche un’altra colonna di Fratelli d’Italia, Raffaele Fitto. Il vicepresidente esecutivo della commissione europea dosa le parole in virtù del suo ruolo: “Che i grandi paesi europei possano trovare una sintonia in coordinamento con la commissione europea è un fatto sicuramente positivo". Ma la reazione alla ritrovata intesa di Meloni con Emmanuel Macron e Friedrich Merz è unanimente positiva: “Noi stiamo già dialogando sul tema della formazione professionale – aggiunge anzi il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara – e in questo senso la recente conferenza informale a un anno dal G7 è stata un grande successo”.Soprattutto, i plausi arrivano dalle imprese presenti al forum pugliese. Massimilano Di Silvestre, di Bmw Italia, entra nel merito: “La necessità di raggiungere la neutralità climatica e la decarbonizzazione restano centrali per l’Europa nel settore automotive. In questo senso è importante continuare a investire su tutte le tecnologie, come facciamo noi del Bmw Group: sia quelle tradizionali (incluso Euro 7) che, ovviamente, l’elettrificazione. Questo processo deve avvenire preservando la competitività del comparto auto in Europa e guardiamo con favore all’iniziativa congiunta di Italia, Francia e Germania per operare in questa direzione. Il governo italiano, in particolare, sta lavorando in sede europea con un approccio che è assolutamente allineato al nostro, vale a dire quello della neutralità tecnologica e della ridefinizione degli obiettivi del 2035, avendo come obiettivo finale la decarbonizzazione”.

Floriano Masoero, presidente e Ceo di Siemens spa, è entusiasta: “La nuova rivoluzione industriale è adesso. Questo è un momento cruciale per l’Europa, come dimostra il patto tra Italia, Germania e Francia, da cui emerge chiaramente la necessità, anche per il nostro Paese, di guidare la trasformazione digitale rendendo la tecnologia accessibile a tutte le imprese. Solo così potremo colmare il divario tra grandi e piccole realtà, valorizzando l’intero tessuto produttivo”. E Stefania Pompili, a capo di Sopra Steria Italia, una società che si occupa proprio di innovazione, ricollega la “rivoluzione” dell’intelligenza artificiale al patto dei tre premier: “La sfida del momento è mettere le persone e le competenze al centro di una rivoluzione tecnologica e culturale che deciderà il futuro della nostra competività in Europa”.

Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, associazione sempre più in linea con il governo, coglie l’occasione per chiedere che tutti i Paesi possano essere messi in condizione di investire. “Bisogna avere il coraggio di fare debito pubblico con bond comunitari. Altrimenti gli Stati meno indebitati, come la Germania, avranno capacità di investimento esponenziali. Bisogna smettere di farsi la guerra tra Stati membri e guardare alle sfide globali, come quella che riguarda le tecnologie per rispondere alle emergenze climatiche”. Ma il convitato di pietra è la Cina, invocata come spauracchio da Lollobrigida (“è impensabile che possa sostituire gli Stati Uniti come partner commerciale”). Che il pericolo sia a est lo pensa anche Andrea Prete, presidente di Unioncamere: “L’alleanza tra Francia, Germani e Italia valorizza soprattutto le piccole imprese italiane, che devono saper comunicare e far valere la superiore qualità delle proprie produzioni rispetto a quelle che provengono dai Paesi asiatici”.

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