Ha sentito Trump. «Non è vero che gli Stati Uniti hanno interrotto la fornitura di armi e il sostegno all’Ucraina, hanno rivisto la loro decisione di fornire specifiche componenti, anche della contraerea», puntualizza Giorgia Meloni in videocollegamento con la masseria di Bruno Vespa. «Certo — conviene — è un fatto rilevante, ma ben diverso dal totale disimpegno americano che si è raccontato». Con «Donald» hanno parlato «di Kiev», e «spero «in sviluppi positivi sulla questione». Per il resto avanti col sostegno all’Ucraina, «non si può aspettare la buona volontà di Putin», vanno «rafforzate le sanzioni». Giovedì si aprirà la conferenza per l’Ucraina alla Nuvola di Roma. Ci saranno Zelensky, von der Leyen, Tusk, Merz, Mattarella.
E sui dazi come finirà? «Che cosa accadrà non posso dirlo, la competenza è in capo alla Commissione Ue che sta seguendo la trattativa con gli Usa, da parte italiana abbiamo lavorato per fare in modo che il rapporto fosse certamente franco, ma teso a cercare di…
Ha sentito Trump. «Non è vero che gli Stati Uniti hanno interrotto la fornitura di armi e il sostegno all’Ucraina, hanno rivisto la loro decisione di fornire specifiche componenti, anche della contraerea», puntualizza Giorgia Meloni in videocollegamento con la masseria di Bruno Vespa. «Certo — conviene — è un fatto rilevante, ma ben diverso dal totale disimpegno americano che si è raccontato». Con «Donald» hanno parlato «di Kiev», e «spero «in sviluppi positivi sulla questione». Per il resto avanti col sostegno all’Ucraina, «non si può aspettare la buona volontà di Putin», vanno «rafforzate le sanzioni». Giovedì si aprirà la conferenza per l’Ucraina alla Nuvola di Roma. Ci saranno Zelensky, von der Leyen, Tusk, Merz, Mattarella.
E sui dazi come finirà? «Che cosa accadrà non posso dirlo, la competenza è in capo alla Commissione Ue che sta seguendo la trattativa con gli Usa, da parte italiana abbiamo lavorato per fare in modo che il rapporto fosse certamente franco, ma teso a cercare di risolvere insieme i problemi. Siamo soddisfatti di avere ricostruito un dialogo che sembrava interrotto». Insomma, vedremo.
Per il resto nei 23 minuti della chiacchierata — Vespa è a Manduria, dove va in scena per il quinto anno di fila il suo Forum che organizza con Comin and Partners, la premier siede nel suo ufficio — stronca Tajani sullo Ius scholae, affonda i colpi sui finanziamenti al cinema col tax credit, fa capire che il referendum sul premierato è rinviato alla prossima legislatura, «così non si potrà dire che è una riforma che garantisce noi stessi». Quanto alla legge elettorale spinge per il «proporzionale, con indicazione del premier e premier di maggioranza». Ma non ci sarà un’iniziativa del governo, la competenza spetta «al Parlamento». E innescata sul decreto flussi attacca le opposizioni: «Preferivano le porte spalancate».
«Sembrerebbe», butta lì Vespa con studiata malizia, che «Forza Italia vorrebbe votare lo Ius scholae con l’opposizione». Meloni non aspettava altra domanda. «Non è una priorità», taglia corto. «Il centrodestra è formato da forze politiche diverse, su alcune questioni ci sono sensibilità diverse: normale, altrimenti saremmo un partito unico. E io sono contraria a dare la cittadinanza a un minore i cui genitori sono stranieri». Stroncato Tajani si passa alla prossima domanda che la fa felice: la guerra al cinema italiano. «Per caso Sangiuliano aveva toccato un nervo scoperto?». «Certo che sì!», risponde, riabilitando l’ex ministro alla cultura. «Il caso Kaufmann è solo l’epilogo più drammatico e scandaloso di un sistema che negli anni ha generato delle vere e proprie truffe e costruito un meccanismo distorto che consentiva di finanziarie con centinaia di migliaia, se non milioni, di euro dei cittadini film che alla fine guadagnavano poche decine di migliaia di euro». Se la prende perciò con i «cachet milionari a registi e attori». E annuncia «ulteriori correttivi per fare sì che chi merita possa lavorare con tranquillità mentre prima i soldi andavano ai soliti noti con le tasche piene e le sale vuote». Un sistema che «è costato allo Stato 7 miliardi negli ultimi otto anni».
Si è preparata un caso concreto, che sbircia da un foglietto: «Ad esempio I Cassamortari incassò 490 euro nelle sale, ma ebbe un sostegno pubblico di 1 milione 250mila euro». Regista era Claudio Amendola. Finì su Amazon Prime nel marzo 2022 dopo che «da un anno e mezzo era congelato a causa della pandemia», come spiegò Amendola in un’intervista al Gazzettino.