Da qualche ora la triangolazione è, se possibile, ancora più intensa. Va avanti nonostante la pausa del week-end. Francia, Italia e Germania limano l’appello sulla competitività, rivelato ieri da Repubblica. Le capitali continuano a scambiarsi bozze e a ragionare sui dettagli, fino al punto di equilibrio che permetterà di ufficializzare l’iniziativa. Certo è che Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Friedrich Merz si rivolgeranno a Ursula von der Leyen, mettendo nero su bianco una serie di richieste. Un segnale politico rilevante, destinato a plasmare la legislatura continentale.
Un passo indietro, utile a comprendere ancora meglio ragioni e obiettivi dell’appello. Il primo a pensare a un’alleanza politica a tre sulla competitività, con un focus specifico sulla crisi del…
Da qualche ora la triangolazione è, se possibile, ancora più intensa. Va avanti nonostante la pausa del week-end. Francia, Italia e Germania limano l’appello sulla competitività, rivelato ieri da Repubblica. Le capitali continuano a scambiarsi bozze e a ragionare sui dettagli, fino al punto di equilibrio che permetterà di ufficializzare l’iniziativa. Certo è che Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Friedrich Merz si rivolgeranno a Ursula von der Leyen, mettendo nero su bianco una serie di richieste. Un segnale politico rilevante, destinato a plasmare la legislatura continentale.
Un passo indietro, utile a comprendere ancora meglio ragioni e obiettivi dell’appello. Il primo a pensare a un’alleanza politica a tre sulla competitività, con un focus specifico sulla crisi dell’automotive, è il Presidente francese. Accade nei giorni del disgelo con Meloni, quello culminato nell’incontro tra i due a Palazzo Chigi, lo scorso tre giugno. In quella sede Macron propone alla premier di collaborare. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è subito della partita. L’italiana e il francese, protagonisti fin dal 2022 di un interminabile duello, si ritrovano a condividere il progetto di una missiva. Le cancellerie iniziano a scambiarsi bozze. La prima idea è di arrivare al Consiglio europeo del 26-27 giugno con un testo vidimato, da rendere noto nei giorni successivi, possibilmente prima del 2 luglio, data prescelta dalla Commissione per confermare l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni di gas serra entro il 2040. È un tema centrale, perché incrocia competitività, produzione industriale ed equilibri politici tra le principali forze a Bruxelles. La limatura, però, richiede un surplus di approfondimento, tanto che i tre leader si concedono qualche giorno in più per migliorare l’appello.
Su alcuni obiettivi, però, Macron Meloni e Merz sono già d’accordo, tanto da averli tradotti in alcuni passaggi ormai blindati della missiva. Tra questi, c’è la richiesta a von der Leyen di adoperarsi per individuare la strada più sostenibile per arrivare alla neutralità tecnologica. Costruendo strumenti finanziari e di bilancio più flessibili per aiutare i settori – tra cui l’automotive – più in difficoltà nel processo di transizione. Si chiede di investire nell’innovazione, in difesa e spazio. Di contenere i costi dell’energia e puntare su produzioni strategiche, in modo da reggere il confronto con la Cina e le altre super potenze. Un terreno su cui è possibile immaginare soluzioni è affidato al commissario europeo Raffale Fitto. L’italiano sta infatti ultimando la revisione di medio termine dei fondi di coesione, che prevede per gli stati membri la possibilità di destinare a nuove priorità – tra le quali la difesa e l’energia – le risorse già stanziate e da impegnare entro il 2027. Tra i nuovi criteri c’è appunto la competitività, il cui ombrello è sufficientemente ampio da poter sulla carta includere anche l’industria automobilistica e altri mercati in affanno. A questo obiettivo puntano soprattutto Roma e Berlino.
Altri capitoli sono invece oggetto di negoziazione. La Francia, si apprende, punta ad esempio a inserire nella lettera la richiesta alla Commissione di varare incentivi europei per sostenere l’auto elettrica. Roma non è ostile, ma chiede di prendere in considerazione per il processo di decarbonizzazione i biocarburanti, e-fuels e idrogeno. La Germania, sul punto, appare più cauta. Ed è sempre Berlino, si apprende dalle stesse fonti, a nutrire qualche dubbio sull’opzione di comprendere nell’appello un altro enorme nodo legato alla competitività: quello del Mercosur. Un accordo voluto da Ursula e sostenuto da Merz dopo un patto con gli agricoltori e i produttori tedeschi. Mentre la Francia è ostile all’intesa commerciale, l’Italia oscilla tra i due alleati. Se il problema venisse in qualche modo posto anche nella lettera, si aprirebbe un altro fronte con la Commissione.
Non sfugge il segnale politico dell’iniziativa dei tre leader. E la sfida rivolta a von der Leyen. Un indizio di questa dinamica si è avuto proprio durante l’ultimo Consiglio europeo, quando Macron ha criticato la Commissione sul target del 90% entro il 2040. I socialisti e i verdi, invece, spingono Ursula nella direzione opposta, mirando al traguardo delle emissioni zero entro il 2050. La presidente della Commissione sarà a Roma il prossimo dieci luglio. Per la conferenza sull’Ucraina. E per partecipare a un incontro organizzato dalle Confindustrie italiana e francese. Su sviluppo e competitività.