ZAGABRIA – «La pace l’Europa la mantiene perché è al centro di una rete di rapporti commerciali aperti con tante parti del mondo». Nell’ora x della trattativa sui dazi Sergio Mattarella torna a ripetere che l’idea protezionistica cara a Trump può recare con sé chiusure, conflitti, forse guerre. E c’è in quel «tante parti del mondo» la sottolineatura che i mercati ormai sono tanti e ugualmente grandi. Non c’è solo l’America, si può arguire, con cui — da atlantista storico — naturalmente spera fino all’ultimo in un accordo di buonsenso.
Pioggia fitta su Zagabria. Quindici gradi. I cerbiatti corrono nell’ampio parco del palazzo presidenziale, lassù in collina. Mattarella atterra in Croazia alle undici del mattino. Meno di quattro milioni di abitanti, il Pil cresce del 3 per cento, i giovani parlano fluentemente inglese, e noi dopo la Germania siamo il loro secondo partner commerciale. Membro della Nato, da dodici anni è nella Ue e da due fa parte dell’area Schengen.
Una visita ufficiale …
ZAGABRIA – «La pace l’Europa la mantiene perché è al centro di una rete di rapporti commerciali aperti con tante parti del mondo». Nell’ora x della trattativa sui dazi Sergio Mattarella torna a ripetere che l’idea protezionistica cara a Trump può recare con sé chiusure, conflitti, forse guerre. E c’è in quel «tante parti del mondo» la sottolineatura che i mercati ormai sono tanti e ugualmente grandi. Non c’è solo l’America, si può arguire, con cui — da atlantista storico — naturalmente spera fino all’ultimo in un accordo di buonsenso.
Pioggia fitta su Zagabria. Quindici gradi. I cerbiatti corrono nell’ampio parco del palazzo presidenziale, lassù in collina. Mattarella atterra in Croazia alle undici del mattino. Meno di quattro milioni di abitanti, il Pil cresce del 3 per cento, i giovani parlano fluentemente inglese, e noi dopo la Germania siamo il loro secondo partner commerciale. Membro della Nato, da dodici anni è nella Ue e da due fa parte dell’area Schengen.
Una visita ufficiale fortissimamente voluta dai croati, per cementare intese commerciali e diplomatiche, che sono nell’interesse anche dell’Italia, con Mattarella convinto che l’Europa debba mantenere un ruolo geopolitico nell’unità istituzionale e militare. Infatti dice: «Le sfide si sono moltiplicate e l’Europa ha più che mai bisogno del convinto contributo di tutti i suoi Stati membri per continuare a rafforzarsi e integrarsi, e affrontare da protagonista il mutato contesto geopolitico». Non da ieri è per aprire le porte di Bruxelles anche ai Balcani occidentali (Albania, Montenegro, Macedonia del Nord) che ne sono esclusi.
Quindi pace, Europa, libero mercato. Tre i colloqui nei quali dispiegarli. Il primo, di un’ora e mezza, col presidente della Repubblica Zoran Milanovic, socialdemocratico, ma con venature populiste, non di rado critico con Nato e Unione europea sull’appoggio all’Ucraina. Milanovic però conviene che «la Unione europea è stata veramente un concreto progetto di pace per le relazioni tra Croazia e Italia». La storia che ha contrapposto i due popoli, nel Dopoguerra, è stata «complessa, intrecciata, con molti antagonismi», dice con riferimento all’esodo istriano che ha lasciato molte ferite. Mattarella annuisce, e ricorda che anche grazie all’Unione europea, un patto tra nazioni che si combattevano, si sono avuti fin qui ottant’anni di pace. La tanto vituperata Europa quindi offre «un modello al resto della comunità internazionale».
Poi, giù in città, all’Hotel Esplanade incontra la comunità italiana (13 mila i nostri connazionali che vivono in Croazia), ha un bilaterale col presidente del Parlamento, Gordan Jandrokovic — un omaggio alle Camere — con cui parla anche di Ucraina (domani Zelensky è atteso al Quirinale) e Medio Oriente. Quindi, prima di tornare a Roma in serata, vede il premier Andrej Plenkovic, conservatore del Ppe, che governa con un partito di estrema destra. I due hanno convenuto sul fatto di rendere i processi decisionali europei più efficaci e tempestivi. Ma oggi la partita principale è sui dazi. L’Europa si gioca un pezzo del suo futuro.