ROMA – Appello per quasi 1500 toghe in più. Si cercano giudici, con l’acqua alla gola. Un elenco che comprende presidenti di sezione in pensione e giovanissimi tirocinanti, passando per giudici del Massimario della Cassazione e magistrati onorari. Per tutti, l’invito è a dare una mano nella stesura delle sentenze del civile. Pena, la restituzione dei miliardi sugli obiettivi Giustizia del Pnrr all’Europa. E si discute anche di onorari: compensi di circa 6 mila euro, netti, distribuiti in nove mesi.
Ecco la bozza della delibera del Consiglio superiore della magistratura, che Repubblica ha potuto visionare – che sarà verosimilmente discussa in plenum a, Palazzo Bachelet, non prima di una settimana – in cui si fa riferimento all’esercito temporaneo che serve al mi…
ROMA – Appello per quasi 1500 toghe in più. Si cercano giudici, con l’acqua alla gola. Un elenco che comprende presidenti di sezione in pensione e giovanissimi tirocinanti, passando per giudici del Massimario della Cassazione e magistrati onorari. Per tutti, l’invito è a dare una mano nella stesura delle sentenze del civile. Pena, la restituzione dei miliardi sugli obiettivi Giustizia del Pnrr all’Europa. E si discute anche di onorari: compensi di circa 6 mila euro, netti, distribuiti in nove mesi.
Ecco la bozza della delibera del Consiglio superiore della magistratura, che Repubblica ha potuto visionare – che sarà verosimilmente discussa in plenum a, Palazzo Bachelet, non prima di una settimana – in cui si fa riferimento all’esercito temporaneo che serve al ministero della Giustizia, anche se solo una parte risponderà all’sos. Quei rinforzi sono indispensabili per non fallire clamorosamente uno degli obiettivi Pnrr pattuiti con Bruxelles. Ovvero, lo smaltimento delle sentenze e la durata del processo civile.
I dati restano impietosi, come aveva raccontato il nostro giornale domenica scorsa. L’abbattimento di un altro 20 per cento del cosiddetto Disposition Time entro il giugno del 2026 è ormai fuori portata, la lunghezza del processo civile è inchiodata a 2008 giorni, circa 5 anni e mezzo. Fuori ogni standard, in Europa. Mentre dovrebbe ridursi a 1500 giorni, pena la restituzione dei 3 miliardi, sulla decine che abbiamo incassato con la finalità di migliorare i servizi primari per il cittadino. E nella giustizia, settore civile, i volumi sono impressionanti: tra lavoro ordinario e incremento promesso a Bruxelles, bisognerebbe portare a casa 1 milione e 800mila provvedimenti complessivi in meno di 12 mesi. Proprio oggi, è fissato il nuovo incontro tra la struttura di via Arenula e i consiglieri Csm del tavolo paritetico, guidato dal togato Marco Bisogni.
“L’enorme sforzo condotto dagli uffici giudiziari ha consentito di raggiungere già due dei tre obiettivi fissati dal Pnrr (riduzione dell’arretrato civile e del Disposition time del penale), ma non anche quello relativo al Dt civile”, è una delle premesse da cui parte il documento del Csm, per mettere nero su bianco che non vi è alcuna responsabilità da addossare al lavoro dei magistrati. Nei cui palazzi continuano a pesare le gravi carenze di personale.
“Proprio mentre si ponevano obiettivi più che ambiziosi alla magistratura circa la quantità di definizioni e la gestione degli arretrati, il numero complessivo” delle toghe “è progressivamente diminuito (una tendenza che è stata recentemente invertita nel tentativo di coprire finalmente gli organici), mentre il numero dei nuovi procedimenti aumentava in un contesto di reiterate modifiche processuali”, sottolinea ancora l’ipotesi di delibera.
Ma ora, nonostante i conflitti e gli attacchi quotidiani della politica ai giudici, la parola d’ordine è: collaborare. Il ministro Nordio con il suo gabinetto è obbligato a correre ai ripari e a fornire proposte c’è il Csm. Che ha sintetizzato le possibili soluzioni – strutturali, come quelle normative; e temporanee, come il coinvolgimento di tanti magistrati anche dalla pensione – nella bozza di delibera che dovrebbe essere sottoposto al plenum il prossimo 16 luglio.
In sintesi, si calcola di lanciare l’appello per questo lavoro straordinario a tutti i livelli. Dei magistrati in pensione dal 2020, scrivono i consiglieri Csm, “circa 550 erano stati assegnati al civile e potrebbero garantire un sostanziale apporto per lo smaltimento dell’arretrato”. A loro vanno aggiunti “i magistrati applicati da remoto, nei soli procedimenti giunti a decisione senza istruzione orale, fino a un massimo di 500 unità e provenienti da uffici privi di criticità”, nei quali restano a lavorare. E poi occorre chiedere una mano anche a circa 400 tirocinanti, alla fine del loro percorso che va portato a 20 mesi, nonché ai magistrati del Massimario della Cassazione.
Al vaglio anche i dettagli non irrilevanti dei costi. Assodato che questi introiti sono aggiuntivi e ricadrebbero nell’aliquota più alta di tassazione, l’ipotesi è di pagare per 50 sentenze, in 9 mesi, 11mila euro lordi: quindi, poco meno di 6mila netti. Che fa circa 100 euro a sentenza, in una settimana di lavoro. Tariffa unica per tutti.