Spitz: “Fondamentale che Meloni, Macron e Merz ora siano uniti”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriBernard Spitz, ex vicepresidente del Medef
Parigi – «Non basta più prendere atto dei problemi, servono atti, decisioni e alleanze operative». Di fronte alla concorrenza globale, al ritorno dei dazi, alla crisi industriale e alla necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea, Bernard Spitz – ex vicepresidente del Medef, esperto di politiche economiche e promotore del dialogo industriale franco-italiano – lancia un appello alla concretezza.
Macron, Meloni e Scholz stanno preparando una lettera comune alla Commissione europea sulla competitività. È un buon segnale?
«È fondamentale che i tre leader esprimano una posizione comune. Io stesso ho lanciato la trilaterale tra Medef, Confindustria e Bdi sul piano economico con la stessa idea: dimostrare la nostra convergenza sul campo. Ora bisogna tradurre questa convergenza politica in sinergie economiche, con progetti comuni concreti, perché il tempo si sta esaurendo».
Parigi – «Non basta più prendere atto dei problemi, servono atti, decisioni e alleanze operative». Di fronte alla concorrenza globale, al ritorno dei dazi, alla crisi industriale e alla necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea, Bernard Spitz – ex vicepresidente del Medef, esperto di politiche economiche e promotore del dialogo industriale franco-italiano – lancia un appello alla concretezza.
Macron, Meloni e Scholz stanno preparando una lettera comune alla Commissione europea sulla competitività. È un buon segnale?
«È fondamentale che i tre leader esprimano una posizione comune. Io stesso ho lanciato la trilaterale tra Medef, Confindustria e Bdi sul piano economico con la stessa idea: dimostrare la nostra convergenza sul campo. Ora bisogna tradurre questa convergenza politica in sinergie economiche, con progetti comuni concreti, perché il tempo si sta esaurendo».
Questo tipo di appelli può sbloccare qualcosa a Bruxelles?
«Se non sono i leader stessi a scuotere la Commissione, chi lo farà? Il rapporto Draghi, pubblicato un anno fa, parlava già di urgenza. L’Europa è di fronte a sfide sempre più pressanti, ma fatica a passare all’azione. Nei mesi scorsi qualcuno ha persino ringraziato Trump per averla risvegliata. Il problema è che l’Ue si sta già riaddormentando. I discorsi non mancano, ma i fatti concreti non seguono. In particolare sull’Unione dei mercati dei capitali, c’è un divario evidente tra consapevolezza e attuazione».
È un’inerzia istituzionale o politica?
«C’è una frustrazione reale legata all’incapacità di tradurre la volontà di rafforzare l’Europa in decisioni concrete. Serve un aggiornamento nel nostro sistema decisionale. L’Ue è a 27 paesi ma deve costruire un triangolo strategico formato da Francia, Germania e Italia. Oggi lo chiamo il triangolo delle “tre M”: Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Giorgia Meloni. Se questi tre leader si allineano, può nascere una combinazione vincente. Finora è rimasta solo un’aspirazione. L’incontro a Roma tra Meloni e Macron potrebbe segnare una svolta».
Quali sono gli ostacoli?
«Ci sono diversi fattori. Innanzitutto, nell’ultimo anno c’è stata una forte instabilità politica: la Germania ha cambiato maggioranza, la Francia è entrata in una crisi istituzionale, solo l’Italia ha mantenuto una certa stabilità. E non va sottovalutato l’effetto Trump, che ha sconvolto gli equilibri. Il generale MacArthur diceva: “Tutte le guerre perse si riassumono in due parole: troppo tardi”. Gli Stati devono attrarre il risparmio nazionale per finanziarsi, e in questo l’Unione dei mercati dei capitali è cruciale. Finché non offriremo un ambiente attrattivo quanto gli Stati Uniti per rischio, innovazione e imprenditorialità, resteremo indietro. L’Europa deve liberare il proprio potenziale di investimento, altrimenti si lega le mani di fronte alla concorrenza globale».
L’Europa deve anche imparare a proteggere meglio i propri mercati dalla concorrenza globale, soprattutto cinese?
«Non possiamo permetterci di essere ingenui. Faccio un esempio: negli Stati Uniti e in Cina esistono regole che impongono una percentuale minima di componenti locali nelle auto vendute per poter accedere a determinati benefici. In Europa l’abbiamo fatto per la Brexit, ma siamo ancora in ritardo sul fronte dei fornitori extraeuropei. Dobbiamo creare condizioni di concorrenza eque affinché le nostre imprese possano svilupparsi, soprattutto grazie alla complementarietà franco-italiana in molti settori: energia, Difesa, tecnologia, farmaceutica, alimentare, moda, turismo, finanza. Più forte sarà la cooperazione politica ed economica, più forte sarà l’Ue».