ROMA – Una lista che porti il suo nome? «Prenderebbe tra il 40 e il 45% dei consensi». Pescando anche a sinistra. Il governatore Luca Zaia per la prima volta da quando è tramontata l’ipotesi di una sua ricandidatura parla della palude in cui è sprofondato il centrodestra in Veneto in cerca della difficile quadra sulle elezioni regionali. E non le manda a dire a nessuno dei suoi alleati perché i partiti sono «ancora in uno stagno con un’acqua torbidissima». Non è l’unica metafora a cui Zaia affida la descrizione del contesto in cui si trova la coalizione: «Una stanza buia in cui tutti cercano l’interruttore e stiamo aspettando di capire chi lo trova».
Quadro peraltro non diverso da quello che si respira altrove nel centrodestra. La posta in gioco prevede di piazzare la bandierina del proprio partito sulle Regioni al voto nel 2025. Così lo scontro si sposta sul posizionamento tra alleati in vista delle candidature alle presidenze delle regioni Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia.…
ROMA – Una lista che porti il suo nome? «Prenderebbe tra il 40 e il 45% dei consensi». Pescando anche a sinistra. Il governatore Luca Zaia per la prima volta da quando è tramontata l’ipotesi di una sua ricandidatura parla della palude in cui è sprofondato il centrodestra in Veneto in cerca della difficile quadra sulle elezioni regionali. E non le manda a dire a nessuno dei suoi alleati perché i partiti sono «ancora in uno stagno con un’acqua torbidissima». Non è l’unica metafora a cui Zaia affida la descrizione del contesto in cui si trova la coalizione: «Una stanza buia in cui tutti cercano l’interruttore e stiamo aspettando di capire chi lo trova».
Quadro peraltro non diverso da quello che si respira altrove nel centrodestra. La posta in gioco prevede di piazzare la bandierina del proprio partito sulle Regioni al voto nel 2025. Così lo scontro si sposta sul posizionamento tra alleati in vista delle candidature alle presidenze delle regioni Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia.
Ad acuire lo scontro non è soltanto il terzo mandato: FdI è netta anche sulla chiusura alla lista civica che porti il nome dell’uscente non ricandidato. Zaia invece incalza, citando una statistica che dimostrerebbe che «una lista come la mia può arrivare al 40-45%. Cercheremo di capire se il centrodestra la vuole valorizzare oppure no». Per il presidente veneto una lista civica a suo nome potrebbe contribuire ad attirare elettori al di fuori del tradizionale perimetro della coalizione, rosicchiando consensi al centrosinistra. «Ritengo che il mio contributo debba essere considerato un valore, visto che se è vero che il centrodestra vuole ampliare il consenso e la sensibilità anche di chi non ci vota, la mia lista civica ha sempre intercettato anche un elettorato che comunemente non vota a destra».
È uno sfogo destinato a incrementare le frizioni dentro la coalizione, quello del numero uno di Palazzo Balbi a Venezia. Si dice «imbarazzato» per il dibattito attorno alla sua lista, «visto e considerato che non l’ho mai utilizzata come strumento politico, ma come strumento di adesione e di rispetto nei confronti di chi magari ha sempre voluto sostenermi ma non votava il centrodestra. Ci vuole rispetto per tutti». Lo sfogo, per il momento, è destinato a non avere seguito. Lo dice con chiarezza, nonostante l’amarezza anche secondo posto conquistato nella classifica di gradimento dei presidenti di Regione del Sole24Ore, preceduto dal lombardo Massimiliano Fedriga e seguito dal dem toscano Eugenio Giani, che pare ora aver quasi blindato il bis. A chi gli chiede se questo possa essere il momento per lanciare un suo nuovo partito politico, Zaia replica senza tentennamenti: «Al momento non vale la pena di mettere nuova carne sul fuoco». Ma «speriamo che facciano in fretta nel dare le indicazioni macro». Soltanto allora si capirà se gli accordi raggiunti saranno «sostenibili o insostenibili. Può anche accadere questo». Un guanto di sfida al centrodestra nemmeno troppo velato.